Consorzi Agrari alla riscossa o all’arrembaggio?
2 Gennaio 2021
Consorzi Agrari alla riscossa o all’arrembaggio. Una storia tutta italiana che nell’arco di 120 anni vede nuovi attori e vecchi sempre coinvolti. Un passo indietro o un passo avanti?
Il mondo agricolo è fatto di valori e di etica, non c’è bisogno di spregiudicatezza finanziaria
Da figlio, nipote, pronipote di agricoltori contadini non posso non capire! Ma quante domande oggi si pongono ancora: giuste… sbagliate… attacchi personali… incompetenze? Il mondo agricolo italiano ha bisogno di fare aggregazione e costituire un grande soggetto commerciale al servizio delle imprese moderne innovative capaci, ma con massima trasparenza e rispetto dei motivi fondatori.
Piacenza, 2 gennaio 2021
Testo di Giampietro Comolli
Come premessa ricordo che Piacenza, la mia città natale, oramai di adozione da 170 anni della mia famiglia di origine svizzera del cantone walser Comologno, vide la luce del primo Consorzio Agrario locale e poi nel 1892 la nascita della Federconsorzi, l’unione di tutti i Consorzi Agrari d’Italia. Un colosso dell’agroalimentare, una idea meravigliosa sostenuta da tutti i ministri dell’agricoltura italiana fino al secondo dopoguerra, che faceva gola a molti, appetiti politici e non.
Ebbe un ruolo fondamentale nel sostenere qualsiasi riforma agraria, dalla bonifica al riso italiano, dallo zucchero al grano fino alla nascita della piccola proprietà contadina.
Il mio bisnonno, casaro e conserviero, è stato uno dei primi a crederci. Mio padre (Giuseppe Comolli) , smessi i panni del comandante partigiano e laureato in agraria, assunse sotto il primo governo della liberazione guidato da Ferruccio Parri, la direzione del Consorzio Agrario di Piacenza dal 1 maggio 1945 al 4 dicembre 1945, su indicazione del CNLN, poi degradato dal più politico governo De Gasperi e sostituito da un cremonese anziano, molto vicino al ventennio.
Fece in tempo a organizzare alla fine dell’estate di guerra l’ammasso del grano per fare farina nei mulini e dare il pane agli italiani: il CAP di Piacenza dopo 60 anni fu il primo a distribuire il pane direttamente a una area vasta emiliano-lombarda. Io stesso durante i primi anni di studente universitario venivo assunto come impiegato avventizio (oggi si direbbe stagista) per due/tre mesi estivi durante la raccolta dei cerali. Quindi tutti i temi sulla Federconsorzi sono di casa.
Lo fu il dramma, secondo molti pilotato, del crack finanziario del 1991 a tutt’oggi mai definito e sanzionato dalla magistratura italiana che vide interessati tutti i poteri ufficiali e occulti del paese. Emersero enormi responsabilità individuali e collettive, politiche fra democristiani e comunisti di allora, compreso almeno 3 ministri dell’agricoltura (così fu scritto nel 1995 dalla commissione d’inchiesta), fra ritorni di fiamma e interessi di qualche solito capitano di industria italiana pronto a capitalizzare e a non investire.
Fu definito un grande carrozzone para-pubblico da smantellare, una specie di assalto alla diligenza motivata come eliminazione di una palla al piede. Invece era una forza economica catalizzatrice di voti elettorali e a qualcuno dava fastidio.
Valutando oggi il disastro: fu fatto un regalo da 1 miliardo di euro a qualcuno, fu distrutto uno sponsor democristiano, furono licenziati 2000 dipendenti senza nessuna barricata sindacale. Era una macchina da guerra con 6300 punti vendita (supermarket ante litteram) sparsi in tutta Italia con un fatturato ben superiore alle spese di gestione: ma come andò in forte rosso?
Ma veniamo ad oggi. Una certa stampa, e qui sorge subito la prima domanda, scrive che la società per azioni, detta Consorzi Agrari d’Italia, merita di essere prima possibile messa sotto inchiesta paventando un prossimo sbilancio pauroso con il rischio di cedere al miglior offerente privato i profitti e di gravare le perdite sullo Stato ovvero sulla collettività, un fac simile di Alitalia, Acciaio, ecc…
Sta anche circolando, datato dicembre 2020, un dossier in cui verrebbero scorporate e vendute le attività più positive di tutti i consorzi agrari con già designati il prezzo e gli acquirenti.
Sembra che siano anche già stati presentati alcuni esposti, uno sembra alla Procura di Ferrara. E qui sorge una altra domanda: se ci sono esposti vuol dire che ci sono atti, fatti, documenti che attestano alcune azioni non chiare.
E’ noto che la ex-Federconsorzi doveva essere sciolta per legge (410/1999) come sottoscritto dal commissario di allora Andrea Baldanza attuale v.capo gabinetto al Mef, ma non è mai stato fatto.
Quindi l’immenso patrimonio immobiliare dei Consorzi Agrari fu svenduto e poi frazionato e particellato compreso i gioielli di famiglia della Federconsorzi, lasciando tutti i creditori associati con il cerino in mano per cifre molto importanti. Quindi una situazione poco chiara.
Nel 2009 è stata costituita la Holding Consorzi Agrari d’Italia (Cai) come società cooperativa di 21 consorzi indipendenti con un fatturato di 3 miliardi di euro l’anno e alla fine del 2018, come è scritto, nasce una ipotesi di grande coalizione agricola italiana con la benedizione di Coldiretti e Confagricoltura.
Ecco che a luglio 2019 prende forma la Cai Spa con l’adesione della Bonifiche Ferraresi spa (quotata e la più grande azienda agricola italiana di 6500 ettari coltivati) e i 6 più grandi consorzi del nord-est e del centro-sud con lo scopo, come scritto nel dossier, di cedere gli asset aziendale “fruttiferi” di tutti i consorzi (immobili, strumenti, produzione beni, commercio, distribuzione e anche professionalità migliori) alla nuova superCai e di scorporare e trasferire gli indebitamenti e i capitali immobiliari dei singoli consorzi aderenti a una nuova società con un aumento di capitale versata dai Consorzi stessi.
Operazione standard, di tutto rispetto, come dicono fonti informate, con un valore intorno a 100 milioni di euro fra tutto. Alla fine Bonifiche Ferraresi avrebbe il 49,9% di tutta la nuova Cai SpA con un accordo parasociale per un numero paritetico di membri del CdA.
Leggendo il dossier, l’accordo prevede però che tutte le decisioni finanziarie e strategiche e la ripartizione degli utili siano assunte da una governance che pende verso Bonifiche Ferraresi, in più un uomo di fiducia di Bonifiche sarebbe il CEO della SpA con diritto di voto privilegiato su qualsiasi delibera.
Al di là della composizione societaria della Cai SpA, sicuramente viene privilegiata la scelta decisionale e non discussiva, che si scontra con i richiami consortili e i dettami dell’art 2359 del C.C.. Un altro aspetto, citato nel dossier e portato in discussione da molti, è la perdita dei valori mutualistici che stanno alla base della costituzione dei singoli Consorzi Agrari a favore di una gestione arrampante che sparapiglia i diritti sociali dei soci agricoltori fondatori e unici proprietari dei Consorzi.
Addirittura – dicono molti agricoltori soprattutto delle colline e montagne del nord est e del centro sud – eludendo o sottraendo ogni decisione sostanziale all’organo base e fondante, cioè l’assemblea dei soci.
Qualcuno scrive, a proposito, che si verrebbe a configurare una completa similitudine fra Consorzi Agrari e Consorzi di Bonifica, con i primi assimilati al 100% ai secondi in cui la composizione e la qualificazione della governance viene decisa fuori dalla assemblea delle votazioni con liste chiuse e prestabilite.
C’è chi dice che anche solo il 2% degli elettori compatti può determinare il 100% del CdA. Un primo CdA della nuova Cai SpA è stato nominato a luglio 2020 e starà in carica fino a dicembre 2022, con l’assegnazione dei posti in base alle singole Srl partecipanti.
C’è sempre qualcuno, anche e soprattutto fra il mondo agricolo che conta per numeri e per tradizioni famigliari, che ha evidenziato pubblicamente (NB: diversi gli articoli di giornali in merito) qualche conflitto di interesse di troppo, eccessive presenze di soliti noti e un insieme di scatole cinesi spesso estranee al mondo agricolo e più legate al mondo finanziario e delle poste, molto fuori dai denti! In più lo statuto della Cai SpA prevede dei ristorni economici diretti ai soci sulla base dei valori conferiti dai consorzi, persone giuridiche collettive, o da società finanziarie o da enti pubblici partecipanti alle operazioni societarie.
Si parla di una distribuzione di qualche milione di euro al mese, dicono fonti più o meno informate. Certo è che la o le cordate che confluiscono in Cai SpA sono tutte riconducibili a due fuochi ben precisi, con la associazione nel campo farmaceutico e la azienda strategica, già ai tempi di mio padre, della Sis o Sisforaggera già di proprietà della vecchia ex-Federconsorzi, società fornitrice delle sementi da seme certificate, sane originali sia di cereali che di leguminose in primis.
Appare evidente a tutti che una operazione del genere, che ha origini antiche e legate sempre allo stesso mondo agricolo italiano, che nell’arco di 30 anni ha saputo nuovamente ricreare un gioiello operativo, grazie sicuramente alla oculatezza e parsimonia dei singoli agricoltori, con un valore oggi stimato in 1,5 miliardi di euro, necessiti almeno di un controllo, supervisione, indagine da parte del Mise e del Mef, come viene sollevato sempre da qualche agricolo benpensante.
Soprattutto tale verifica è importante quando ci sono distanze abissali fra la base associativa e i vertici troppo autonomi, potenti, ricchi.
La mutualizzazione va a farsi friggere, come diversi Consorzi Agrari piccoli hanno sollecitato al Mise direttamente, in quanto le assemblee dei soci non hanno mai deliberato in merito alla costituzione e adesione a Cai SpA e, men che meno, sulla destinazione degli utili come previsto dallo statuto dei Consorzi.
E’ vero che trattasi di una “altra” società, ma il capitale azionario maggioritario è dei Consorzi Agrari che devono rispondere a uno statuto depositato e pubblico.
Come agricoltore piacentino, anche perché mio padre aveva sposato la meccanizzazione della impresa con oltre 6000 patenti agrarie rilasciate all’anno subito dopo la guerra, il servizio dei Club 3P e la formazione INIPA per far crescere le piccole aziende rurali, sono felice di vedere nascere una Nuova-Federconsorzi, ma lo spirito cooperativo, collettivo, associativo non deve mai venire meno soprattutto nel rispetto della rappresentatività e del rispetto di chi paga un fee per avere assistenza, servizi, condivisione e soluzione dei problemi con spirito mutualistico.
Spero veramente che le tante insinuazioni, discrediti, fatti numerici, nomi citati siano solo frutto di malcelata cattiveria o altri interessi di parte e che, prima o poi qualcuno di importante, comunicherà l’esatto e preciso intendimento della Consorzi Agrari d’Italia SpA.
Giampietro Comolli
Newsfood.com
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
Mob +393496575297
Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà
Redazione Newsfood.com
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