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Come funziona l'archivio dei conti

By Redazione

Nel corso di un’audizione alla commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Massimo Romano, ha illustrato i benefici che derivano
dalla creazione dell’archivio dei conti, che è stato reso operativo lo scorso 29 ottobre.

Si tratta di una grande banca dati che facilita le indagini fiscali, le operazioni degli agenti della riscossione, dell’autorità giudiziaria (sia per la ricerca e l’acquisizione di prove
nel corso dei procedimenti penali sia per gli accertamenti di carattere patrimoniale necessari per la prevenzione).

L’archivio, che è alimentato dalle comunicazioni di banche e Poste e di tutti gli operatori finanziari, contiene i dati anagrafici dei clienti, la natura e tipo del rapporto intrattenuto
e la data di inizio e fine rapporto (ed è aggiornato ai rapporti in essere alla data del primo gennaio 2005).

Romano, in particolare, ha reso noto che, grazie alla creazione dell’archivio, “l’attività di controllo diventa più razionale” ed aumentano le garanzie per i contribuenti
poiché l’amministrazione finanziaria può ottenere le informazioni relative al contribuenti semplicemente interrogando la banca dati, “risparmiando tempo e denaro pubblico”.

I dati presenti nell’archivio, comunque, sono completamente protetti e non sussiste il rischio di accessi indesiderati: “L’archivio dei conti – ha spiegato Romano- è situato in una
apposita area del sistema informativo, isolato dagli altri archivi presenti in Anagrafe tributaria. È esclusa qualsiasi forma di accesso alle informazioni se non preventivamente
autorizzata dai soggetti competenti”. “Inoltre – ha concluso il direttore dell’Agenzia – è prevista la registrazione di ogni accesso e la conservazione dei relativi log”.

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