Vino, Coldiretti: scandaloso il rosè fatto con rosso e bianco mischiati

Vino, Coldiretti: scandaloso il rosè fatto con rosso e bianco mischiati

E’ scandaloso il via libera comunitario alla commercializzazione di vino rosé ottenuto miscelando vini bianco e rosso. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla decisione del
Comitato di gestione assunta in applicazione dell’ultima riforma di mercato del vino approvata in sede europea ma fortemente contestata.

Sarà possibile acquistare nei paesi dell’Unione Europea vino rosé ottenuto semplicemente – sottolinea la Coldiretti – dalla miscela di vini bianchi e rossi senza alcuna
indicazione in etichetta per i consumatori. Una decisione che abbassa il livello qualitativo dell’offerta vitivinicola europea aprendo di fatto la strada ad una scorciatoia che – precisa la
Coldiretti – inganna i cittadini europei e danneggia i produttori di vero rosé che si ottiene vinificando in bianco le uve rosse.

Il fatto che le imprese che sceglieranno la via naturale per la produzione di rosé potranno volontariamente indicarlo in etichetta con la scritta “vino rosé tradizionale”, non
è sufficiente – sostiene la Coldiretti – a tutelare il mercato dalla concorrenza sleale. La possibilita’ accordata agli Stati membri interessati di introdurre un’etichetta obbligatoria
per la loro specifica produzione non impedisce peraltro – precisa la Coldiretti – l’arrivo sul mercato nazionale di “falsi rosé” di produzione comunitaria.

La scelta dell’Ue – denuncia Coldiretti – segue l’autorizzazione della pratica dello zuccheraggio, la possibilità di chiamare vino anche quello ottenuto dalla fermentazione di frutti
diversi dall’uva ed è una diretta conseguenza della riforma di mercato europeo del vino, la possibilità di eliminare parte dell’alcol naturalmente contenuto nel vino e di
utilizzare i trucioli per invecchiare il vino senza alcuna indicazione in etichetta. Una riforma che favorisce la concorrenza sleale a danno del vino italiano, che è già il piu’
“taroccato” all’estero dove sono molto diffuse imitazioni che mettono a rischio l’immagine del prodotto e le opportunità di penetrazione dei mercati.

Con una vendemmia nazionale attorno ai 45 milioni di ettolitri ( 5 per cento) si è verificato nel 2008 – continua la Coldiretti – uno storico sorpasso quantitativo dell’Italia sulla
Francia dove la raccolta dell’uva è stata stimata in calo del 5 per cento per un quantitativo di 44 milioni di ettolitri. Un risultato che – precisa la Coldiretti – è il frutto
anche di una crescita qualitativa della produzione Made in Italy con circa il 60 per cento dei raccolti destinati alla produzione di vini Docg, Doc e Igt. Sono 477 i vini a denominazione di
origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (316 vini Doc, 41 Docg e 120 Igt).

Il 2008 – conclude la Coldiretti – si è chiuso con le esportazioni di vino italiano nel mondo che hanno raggiunto per la prima volta, secondo dati Istat, un valore di circa 3,5 miliardi
di euro ( 2 per cento) grazie soprattutto alla domanda di Stati Uniti e Germania che sono i principali acquirenti, anche se la distribuzione del vino Made in Italy è in crescita
soprattutto nei nuovi Paesi emergenti.

GLI INGANNI SUL VINO PERMESSI DALL’EUROPA

Il vino rosé dai miscugli – Diventa possibile produrre vino rosé semplicemente mescolando vino bianco e rosso invece di produrlo secondo il
metodo naturale tradizionale con la vinificazione in bianco delle uve rosse.

Il vino allo zucchero – E’ una pratica, utilizzata nei paesi del Nord Europa, che permette di aumentare la gradazione del vino attraverso l’aggiunta di
zucchero. Lo zuccheraggio è sempre stato vietato nei paesi del Mediterraneo e in Italia, che ha combattuto una battaglia per impedire un “trucco di cantina” e per affermare
definitivamente la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall’uva.

Il vino dealcolato – Viene permesso di eliminare parte dell’alcol naturalmente contenuto nel vino attraverso determinate pratiche enologiche.

Il vino ai trucioli – Nel 2007 è stato dato il via libera all’invecchiamento artificiale del vino con segatura di legno (i cosiddetti trucioli) al
posto delle tradizionali botti senza che ciò debba essere indicato chiaramente in etichetta.

Il vino alla frutta  – La riforma ha dato il via libera al vino “senza uva” ovvero ottenuto dalla fermentazione di frutta, dai lamponi al ribes. Una
pratica enologica che altera la natura stesso del vino che storicamente e tradizionalmente è solo quello interamente ottenuto dall’uva.

(Fonte: Coldiretti)

 

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