Vinitaly 2024 chiude con soddisfazione di tutti by Giampietro Comolli

Vinitaly 2024 chiude con soddisfazione di tutti by Giampietro Comolli

By Giuseppe

Vinitaly 2024 chiude con soddisfazione di tutti, by Giampietro Comolli

Dopo 25 anni per la prima volta una edizione che supera tutte le paure ma ora bisogna riprogettare il mondo del vino per il suo futuro 

 

Verona, mercoledì 17 aprile 2024

 

Nota del direttore
Un Vinitaly 2024 come non lo si godeva da tanti anni.  Un’edizione vissuta fino alla vigilia con una certa apprensione e tanti timori dopo i risultati negativi  di   Vinexpo e Prowein.  Un’edizione che però, già dal primo giorno è iniziata sotto il segno della speranza e dell’ottimismo.
Qui a seguire le impressioni e le considerazioni di Giampietro Comolli a conclusione dell’evento veronese.
Giuseppe Danielli

 

 

Giampietro Comolli:
In effetti, quando ci siamo incontrati domenica mattina aleggiava un certo nervosismo, una certa apprensione che però si è disciolta subito,  (Vedi: Parte Vinitaly 2024: previsioni del tempo enoico da Verona by Giampietro Comolli)

Insieme a diversi amici importatori, esportatori, grossisti, presidenti di associazioni e ristoratori, ho girato  nei padiglioni e negli stand di piccoli e grandi produttori.

Meno persone in giro a cazzeggiare, una presenza dei giovani millennials cospicua e informata (invece quasi assente la GenZero… su cui riflettere e “coltivare” per un prossimo futuro.

Bene gli stand più arieggiati utili per respirare anche in giornate calde come in Emilia Romagna, bene parcheggi finalmente comodi accessibili e con spazi, qualche cantina in meno, aggregazioni associative di piccole cantine concentrate e impegnatissime (Fivi su tutti), forse un eccesso di “calca” umana nelle regioni top…  in Sicilia, in Piemonte e in Veneto… (meglio calca che deserto!)
Da segnalare qualche interessante nuova etichetta… tutti aspetti importanti che qualificano e che hanno attirato molti più addetti ai lavori che non a Dusseldorf e anche a Parigi a febbraio.

Il mio primo Vinitaly (da produttore) è stato nel 1981 (direttore il grande Betti), da allora non sono mai mancato. Bene la vastità ed eterogeneità della comunicazione (seppur un eccesso di influencer veri o finti), molto bene un business misurato soprattutto “dentro” gli stand delle grandi cantine; ottimo il rapporto cliente e amico con il produttore presente… ma il vero successo del 2024 è l’aria e il contenuto “culturale” che si respirava. Al di là degli eccessi euforici di pragmatica di qualche produttore e qualche eccesso di “criticità economica” sottolineata dal numero eccessivo di “ agenzie statistiche” fiorite come funghi negli ultimi anni  per volumi e fatturati non più esponenziali. 

A parte le bollicine (Prosecco doc in testa, ma benissimo anche Valdobbiadene, Franciacorta, Trento, Asti, Altalanga), i rossi segnano una frenata nei numeri ma una crescita di fatturato all’estero soprattutto. 

I vini bianchi dop e autoctoni piacciono sempre di più con una crescita dei volumi e giro d’affari. Il simbolo, l’iconica dell’edizione 2024, sono stati i temi culturali dei vari convegni e incontri (a parte quelli pomposi istituzionali con una presenza quasi dell’intero Governo Meloni): si è respirato una aria tecnica e propositiva in linea con i cambi di passo “obbligati” che il mondo del vino (e della vite) italiana deve fare. 

Soprattutto gli aspetti produttivi, colturali, disciplinari di produzione, modelli ambientali, rapporti produttori e Sindaci (occorre un rinnovo stretto di rapporti come ho segnalato alla Associazione Città del Vino), status climatico, nuove zonazioni distrettuali, concentrazione dei brand, riduzione delle tipologie di vini, nuove scelte di impianti estesi e non intensi di vigne e di esposizioni più fresche delle valli, crescita del livello di impianto anche verso le vette alpine…

Tutti temi che rientrano dentro ad un nuovo modello-progetto di viti-vini-cultura nazionale. Ottimo e completo l’intervento del prof Moio presidente Oiv, mentre ancora un po’ troppo statici, ancorati al passato, i curatori delle guide, le associazioni sommelier e gli enologi stessi in cui l’aspetto “cantina” dovrebbe assumere una nuova competenza e competizione. 

Gli agronomi stanno prendendo piede se in grado di fornire una innovazione tecnica “intelligente” superiore all’ordinaria amministrazione senza farsi prendere da iniziative estemporanee di giornata simili a quelli delle troppe “influencer” bazzicanti fra gli stand. 

Infine un messaggio ai produttori: attenzione al prezzo finale al consumo. Ben vengano gli ottimi incrementi delle vendite dirette dai portali delle aziende e in cantina (ma a prezzi in linea con disponibilità del cliente altrimenti si perde la fascia “borghese mediana” del consumatore di vino), bene l’eno-turismo in pieno boom, ma attenzione ad una euforia globalizzante che non c’è perchè il mercato richiede canali differenti ma prezzi molto omogenei per fascia. 

Infine bene la nuova comunicazione (messaggio diretto al consumatore anche per categoria di consumo) che non si basa più sul personaggio vip con bottiglia in mano, sulla imitazione e invogliare a emulare… il rapporto del personaggio oggi deve essere calato dentro il carrello della spesa, dentro il tempo libero, dentro la soddisfazione personale fuori dai canoni oggettivi di una spesa diversificata, perchè oggi il carrello e gli atti di acquisti sono diminuiti e puntano principalmente su prodotti fondamentali, primari. 

Mentre il costo al ristorante, il week end, il fuori casa è concepito come un “obiettivo” di vitale importanza sociale e conviviale. 

E su questo occorre puntare anche per recuperare la GenZero… vero obiettivo ma solo attraverso un modello concreto e reale di consumo consapevole, misurato, salutare, attento percentuale sono o possono essere il mercato fra 10-20 anni. 

Questo approfondimento è fondamentale per la vita di tante imprese piccole e prossimali ai luoghi di consumo.  

Infine una chiosa: vogliamo produrre e bere vini dealcolati, benissimo massima libertà…ma non devono assolutamente essere legalmente chiamati “vini”. Sono bevande spiritose come da decenni già la UE classifica fuori dal mondo enologico. Sempre per la UE: spero in un cambio orizzontale e verticale della Pac subito prima possibile e dei “piani” agricoli non più regionali, ma interregionali per “ unità di prodotto”.

Giampietro Comolli 

       

 

Vedi anche: Comolli Vinitaly site:newsfood.com

Vedi anche: Vinitaly  site:newsfood.com

 

 

Giuseppe Danielli
Redazione Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
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