Prowein 2024: Edizione horribilis a Dusseldorf per gli espositori Italiani

Prowein 2024: Edizione horribilis a Dusseldorf per gli espositori Italiani

By Giuseppe

Una trentesima edizione da dimenticare: ben pochi gli occhi a mandorla e tanti i buyers latitanti da tutto il mondo.

… verranno a Verona al Vinitaly?

Prowein crisi o non crisi – ago della bilancia da anni per i grandi operatori commerciali est-ovest – intervista a Giampietro Comolli

Newsfood.com, 17 marzo 2024

Intervista di Giuseppe Danielli a  Giampietro Comolli

 

Prowein crisi o non crisi? ago della bilancia da anni per i grandi operatori commerciali est-ovest. Cosa sta succedendo? Quale è il futuro del vino italiano?
Dott. Comolli, da poco sono rientrati a casa gli espositori di Prowein ma pare che le cose non siano andate proprio bene… e all’orizzonte si vedono nuvoloni che non promettono nulla di buono per il mercato del vino Made in Italy
Il tema è molto complesso, prioritario preminente. Su queste pagine come osservatorio.ovse.org e CevesUni.org avevamo anticipato in tempo di Covid che occorreva prendere misure nuove e ipotizzare alternative a un modello di mercato(i)-consumo(i) del vino italiano basato su numeri in crescita da oltre 20 anni sia come Testo Unico che come disciplinari, riorganizzazione territori e stretti consortili, riduzione etichette, semplificazione. Quello che si è visto e sentito a Prowein 2024 (si vedrà, ma meno, a Vinitaly)  è la risposta reale a dubbi, valori, fatturati, volumi che la principale fiera veramente commerciale del vino europeo (e italiano) ha messo in luce. 
Ha dimostrato questa urgenza non solo con assenze o livelli al ribasso, ma annunciando il bisogno – a partire dalla UE Pac e Coesione e Sviluppo – di un cambio globale. Il rapporto produzione-distribuzione-consumo va reimpostata con nuovi mezzi e strumenti. Non è solo il futuro del vino italiano a essere nebuloso, ma tutto il mondo del vino. 
 
C’è chi dà la colpa al clima, chi ai capricci del consumatore, ma è proprio così?

E’ vero che in Italia calano le scorte di vino in cantina (segno positivo), ma troppo lievemente rispetto ai tempi e allo status del mercato. Molti magazzini sono pieni di bottiglie. Molti punti di consumo non fanno scorte. La produzione di vino non può continuare a crescere confermando o rialzando gli attuali prezzi di vendita nel breve e medio periodo. Certo che i fattori di produzione hanno visto aumentare i costi mediamente del 25-30% in 2 anni (sulle materie prime, per inflazione e per nuovi costi), ma proprio per questo occorre una nuova strategia e un modello aziendale e imprenditoriale collettivo diverso.
La strategia nuova deve essere “adattata” alla realtà nazionale e regionale. Ma è tutto molto complesso: mulinelli di numeri e parole di certi uffici stampa nazionali soprattutto se sulla carta autorevoli, non aiutano, anzi! Dovrebbero interessarsi di più a chiedere nuove politiche per la produzione reale, su distretti, su canali e favorire nuove scelte territoriali.
Per esempio: Doc con 20 tipologie di vino sono obsolete. Dovrebbero esserci più Docg per eccellenze, ma uniche per ogni distretto. Disciplinari più aperti, ma regole e controlli certi, sicurezza in vigna e innovazione tecnologica, varietà resistenti, meno intensività.
Questo comporta sacrifici alla produzione, ma il tutto deve essere orientato a un governo “delle spese” fisse e variabili in modi differenti. Continuare a tenere (o essere obbligati) per certi vini a essere confezionati solo in un certo modo …è una dei tanti fattori che creano accessibilità difficile. 
 
 
Per ora sembrerebbe che le etichette di alta gamma non risentano di questa crisi in atto. A soffrire di più sarebbero i vini di fascia media. Quale è il futuro di questi e anche di quelli di prezzo di pochi euro a bottiglia?
Ovvio che le bottiglie “borghesi” risentano del comportamento globale di sistema economico. Il mondo del vino oggi ha più bisogno di economisti piuttosto che di enologi e agronomi, meno di professori  “del vitigno”. La fascia intermedia dei consumatori è quella che ha visto calare del 30% la capacità di acquisto. Senza un ricambio del sistema difficilmente il modello cambia.
A risentirne di più è la fascia dei grandi numeri (60% del mercato fino al 2021), che oltretutto deve eliminare quello non strettamente necessario. Basta vedere il valore medio del carrello della spesa o il numero di mutui prima casa abbandonati o il crollo delle compravendite o l’incremento dei valori in borsa. Bollette, auto, trasporti, scuola, condominio, servizi alla persona sono le spese irrinunciabili.
Addirittura la sanità pubblica sta diventando una spesa aggiuntiva… e molti stipendi fissi non tengono il passo. La forbice fra bottiglie premium e primo prezzo aumenterà ancora.
Ora i produttori sono chiamati, in un colpo solo,  a più scelte per una nuova politica agricole e vinicola. Devono decidere a breve se produrre poche etichette top identitarie e identificative oppure scendere di prezzo con vini diversi sempre ottimi ma concorrenziali e accettati dal mercato. Per cercare di non estirpare vigne e perdere etichette top… penso allo Zibibbo!  Australia, Nuova Zelanda, Cile, Argentina stanno facendo scelte molto forti al ribasso economico; Francia punta su altre strategie; Champagne dopo 22 anni è sceso sotto i 300milioni di bottiglie perdendo soprattutto mercato interno e fascia intermedia delle cooperative; la Cina fra qualche hanno sarà il primo produttore al mondo.
 
Che possibilità ha un piccolo vignaiolo di sopravvivere con le sue forze contro i problemi quotidiani (burocrazia, tasse, controlli, capricci del tempo, costi sempre più in crescendo… e ora si dovrà fare i conti anche con l’intelligenza artificiale. Ma saranno pochi coloro che potranno  permettersi di fare grandi investimenti.
“Bellezza …è  il mercato” qualcuno ironizzava, ma con fondamento, tempi addietro.
Il piccolo vitivinicoltore è quello più disorientato che penalizzato. Sono imprese famigliari che negli ultimi 20-25 anni  hanno coinvolto figli e nipoti. Crescono i costi fissi e variabili, il mercato globale non cresce, tiene il canale prossimale della conoscenza per cui aumentare i prezzi è un rischio e i nuovi mercati (consumatori neofiti) non sembrano così ricettivi (NB: vedi tutto il mondo asiatico medio e orientale quasi assente a Dusseldorf e io aggiungo la mancanza della GenZero).
Ci può essere una ipotesi da perseguire, unica, collettiva ma molto complessa da realizzare perché coinvolge troppi interessi e poteri diversi. Aggregazione, concentrazione, progetti commerciali comuni ma incrociati, poche etichette, tipologia identificative di identità distretto, qualità eccelsa riconosciuta non medagliata,  prezzi misurati per tipologia (vedi Rosso di Montalcino e Brunello di Montalcino), metterci la faccia, meno gestione commerciale terza, più  vendita diretta in cantina, online e presenza costante in città di consumo. Non promozioni consortili di aria fritta, non assaggi ad libitum, non dipendenza dalle guide. Un pubblico selezionato di numeri ristretti va bene per vini premium…..e il resto?!?!.
E’ calata molto anche l’importanza “imitativa e influencer” fra produttori e verso consumatori Vip. 
 
Molti incontri si fanno ormai virtuali, attraverso video conferenze. Le fiere internazionali, come Prowein e anche Vinitaly, come vedono il loro futuro?
Ricordiamoci che il vino non è un cellulare, che il vino non si fabbrica in un capannone (almeno spero che sia così per sempre). Il vino ha bisogno di clima, ambiente… paesaggio cultura, gastronomia…ma oggi non basta più!
Oggi ci vuole, per canali e paesi diversi, città e consumatori diversi, più notorietà, attrazione; un prezzo non giusto a tutti costi, ma il prezzo che il consumatore (italiano o indocinese o norvegese) può permettersi (o ritiene giusto pagare) e che considera alla propria portata per tipologia.
Le fiere del vino statiche, sempre nello stesso posto, omniares più orientato all’evento urbano che commerciale, di rappresentanza e di visibilità più che di formula commerciale… sono dei grandi eventi sempre meno utili per i piccoli viti-viticultori, mentre i leader o grandi marchi lo fanno per prestigio, per gratificare il consumatore finale, per non mancare …
Vinitaly International è una strada giusta, ma parziale che va integrata: andare nei luoghi dove vivono potenziali acquirenti e … anche consumatori, ma con un ventaglio di attenzioni alla domanda (non solo enoica) lasciando cadere il potere dell’offerta.
Prowein ha risentito per primo il cambio di passo… che già si era visto recentemente a Parigi, a New York…
In Italia possono avere più successo per le piccole aziende (senza struttura commerciale forte che costa)  eventi come Fivi-mercato del vino, ma…..più itinerante, con vendita a prezzi di cantina e non prezzi speculativi per immagine e per sfizio. 
 
       

 

Esclusiva  Newsfood.com
© Riproduzione Riservata

 

 

 

Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Presidente CevesUni- centro studi ricerche
mercato consumi distretti produttivi

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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