Valtellina: PIZZOCCHERI ADDIO?
23 Settembre 2010
Molti mi considerano il “talebano” del pizzocchero, molti si rivolgono al sottoscritto per chiedere dove sia meglio gustare i pizzoccheri in Valtellina, altri mi scrivono per dire
che la qualità del pizzocchero, in molti ristoranti valtellinesi, lascia molto a desiderare.
Purtroppo è vero:
la cultura e la dignità del pizzocchero stanno andando a ramengo e anche l’Accademia del Pizzocchero di Teglio e la sua rivista la Voce preferiscono parlare di Santi, viaggi e navigatori e
non denunciano questo stato di imbarbarimento del Pizzocchero.
Il vero Pizzocchero di Teglio e della Valtellina “scarrellato a mano” è sempre più introvabile: la maggior parte dei ristoratori si servono di pizzoccheri freschi
industriali, il Casera dop è sostituito da un intruglio di formaggi olandesi filanti (questo formaggio costa il 70% in meno del Casera dop), le verdure non rispettano la ricetta originale,
molte sono surgelate, (qualcuno usa anche il sedano) ed il grana padano o il parmigiano reggiano sono una miscela di formaggio grattugiato industriale di dubbia provenienza; il burro
dorato, che si serve alla fine sul piatto, è una miscela di margarina-burro, l’aglio è cinese.
Tanto di cappello ai pochi ristoratori che ancora scarrellano a mano e che usano materie prime selezionate e valtellinesi.
Sono degli Eroi
A Livigno in qualche ristorante compaiono, per polacchi e russi, i pizzoccheri pronti surgelati.
Attilio Scotti
Socio fondatore dell’Accademia del Pizzocchero di Teglio
Fondatore e direttore per quattro anni della rivista La Voce del Pizzocchero
Giornalista professionista indipendente
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