Vaccinazione obbligatoria? Senza un obbligo di legge, no vaccino per molti Italiani

Vaccinazione obbligatoria?  Senza un obbligo di legge, no vaccino per molti Italiani

Vaccinazione obbligatoria? Senza un obbligo di legge, no vaccino per molti Italiani

DANNI SANITARI – MENTALITA’ DI POPOLO – RISPETTO DEGLI ALTRI – COESIONE SOCIALE

 

Vaccini obbligatori? Silenzio dal Parlamento. Gli Italiani -bene in un senso ma male in altri- non sono tedeschi o ebrei. Solo una legge può obbligare gli italiani a farsi vaccinare… forse.

 

Vaccinazione anti Covid obbligatorioa o volontaria?

La domanda sorge spontanea: vaccino anti Covid obbligatorio o volontario?
Certo l’art 32 della Costituzione parla chiaro, quando trattasi di pandemia conclamata, la “somministrazione” è solo nelle mani del SSN seguendo anche il Dlgs nr 81 del 2008.

Articolo 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Tema molto forte in Italia e nel mondo, ma solo una legge nazionale e/o europea può modificare lo stato volontaristico. Ogni Stato ha l’impegno di comunicare e consigliare, di rendere edotto il consumatore. Scusate il paragone eccessivo e forte, ma sembra un po’ come la legge che vieta l’uso di droghe pesanti. Tema molto scottante ma non se ne parla in Parlamento. Non esistono condizioni ferree da rispettare. Soprattutto se la volontarietà o obbligatorietà è vista in un contesto sociale, come un luogo di lavoro o anche solo in famiglia. Gli stessi medici e dirigenti sanitari non sanno che cosa dire e fare.

 

Vaccinazione volontaria ma come fare in modo che sia totale o quasi?

E’ da febbraio 2020 che si sa, che tutti dicono che solo un vaccino mirato poteva e può immunizzarci, oppure la via diversa è l’acquisizione dell’immunità di gregge con tempi più lunghi, molti molti più morti con gravi crisi sociali,  forse meno danni economici. Ma questa seconda strada, dopo alcune boutade assurde, è stata scartata.

Facciamo il caso pratico: il lavoratore che è stato sottoposto a vaccinazione (secondo le priorità di età e di lavoro) è tenuto (non sta scritta la parola obbligo) a comunicarlo al datore di lavoro. Idem il lavoratore no-vax, con precisa documentazione medica, lo stesso dovrà fornire giustificazione del rifiuto dell’inoculazione al datore di lavoro, ma ciò non è rilevante ai fini di una giusta giustificazione. Un strano come perifrasi giuridica.

In ogni caso il medico curante dovrà rilasciare una certificazione che il lavoratore è idoneo o non idoneo al lavoro per cui è stato assunto. Spetta quindi al datore di lavoro la responsabilità di impiegare il lavoratore no-vax o inidoneo per lo stesso lavoro assunto o trovargli altro lavoro meno impattante, meno coinvolgente, meno infettante. In mancanza di sicurezza, per salvaguardare tutti gli altri lavoratori, il datore di lavoro può licenziare.

Ecco sia chiaro che questa è la trafila, questa è una responsabilità lasciata totalmente al datore di lavoro, compreso il licenziamento immediato sia nel settore pubblico che privato.

 

Vaccinazione: Le fabbriche a supporto delle margherite; più concretezza e meno immagine

Da qui la interessante proposta, finalmente avanzata e presa forse in considerazione dai consulenti scientifici del ministro Speranza, di portare le vaccinazioni anche direttamente dentro le fabbriche e le imprese. Finalmente devo dire che oltre ai tavoli dei padiglioni “margherita” si vede qualche spiraglio migliore: sono previste e programmate già circa 10 milioni di dosi al mese a partire da febbraio 2021 quindi per giugno una dose/italiano è arrivata a destinazione.

Ma quanti italiani saranno effettivamente vaccinati e resi immuni quindi non più portatori sani o malati? Al ritmo di 60.000 dosi/iniezioni/giorno si prevedono come minimo almeno 3 anni di tempo per l’immunità nazionale. Occorre arrivare prima possibile ad almeno 300.000 dosi giornaliere somministrate tenendo conto che per molti c’è il richiamo dopo 14 giorni  circa. Prima si arriva ad una vaccinazione completa almeno del 50% dei cittadini italiani prima si può vedere con realismo una luce sicura fuori dal tunnel: prima è tutto difficile, prima occorre massimo rispetto delle norme.

Vedere adolescenti a gruppi, a scuola e al bar, seduti su gradini, in giro a fare vasche nelle vie del centro città, mascherine sporche e portate male… fa dubitare (e rabbrividire).

Ma non è solo una questioni di noi italiani un po’ restii a rispettare le regole fino in fondo e voler essere furbi e furbetti a tutti i costi. Anche in Francia, Spagna, Gran Bretagna si vede un po’ di lassismo in strada. Certo che Germania e Israele stanno dando una altra prova di grande attenzione, rispetto e coesione verso i propri concittadini.
Credo che un po’ (tanta) colpa sia della poca attendibilità e certezza della comunicazione … non si sa più a chi credere, nemmeno a chi dovrebbe essere il portavoce ufficiale. Ogni giorno ci sono notizie contrastanti, anche da parte degli stessi uomini di Scienza e poi, non dobbiamo nascondere che sono (siamo) in molti ad avere molti dubbi sulla natura e sul fine di questa pandemia…
Oggi comunque, volenti o nolenti, non serve cercare di capire chi ha appiccato il fuoco, per quali ragioni… siamo tutti in pericolo e l’unica cosa da fare è mettere da parte le ostilità e, tutti insieme,  cercare di spegnere l’incendio.

 

Inviolabilità della libertà soggettiva o liberta collettiva di salvezza sociale

Le parti sociali, i sindacati, e le controparti datoriali, dovrebbe sedersi intorno a un tavolo e stilare un protocollo di comportamento per garantire la sicurezza dei lavoratori e di chi accede ai luoghi di lavoro. L’introduzione di un protocollo per la sicurezza potrebbe far quadrare il cerchio. E’ opportuno un trattamento omogeneo; non è concepibile un uso diverso della legge a seconda del tipo di lavoratore: se le compagnie aeree chiedono una patente o un certificato di vaccinazione per prendere l’aereo e andare in ferie o vacanza, oppure accedere ad una spiaggia balneare oppure in un albergo… ancor più è necessaria in un luogo di lavoro collettivo. La speranza di tutti è che sia obbligatorio agire prontamente almeno sul piano disciplinare.

E’ evidente che, forse, una obbligatorietà conclamata potrebbe proprio essere doverosa e richiesta a chi è in prima fila e in stretto contatto quotidiano con pazienti e con diversi soggetti anche trasmettitori sani se non ancora vaccinati, fatto salvo e in che termini il rispetto dell’art 13 della Costituzione sull’inviolabilità della libertà professionale. Giusta ma non senza qualche eccezione a tutela di una libertà collettiva e più ampia, forse! E’ anche solo un fatto di deontologia professionale. Fatto sta che intanto, senza norme e legge, la casistica si arricchisce.

 

Le ultime notizie dall’ Inail fanno riflettere e chiedono urgenti risposte politiche. Il caso Genova

L’Inail sollecita una decisione in merito  all’obbligo della vaccinazione anti Covid nel caso un dipendente abbia un infortunio o incidente sul lavoro. Una scelta forte molto chiara.

Forse stimolerà a ragionare in termini di legge ad hoc. La healthsanity  card già in atto a Londra e Tel Aviv ha consentito, dopo un lockdown totale in Israele, di aprire i centri commerciali. Questa richiesta dell’Inail parte dal rifiuto a vaccinarsi di 15 infermieri di Genova circa un mese fa. Oggi sono positivi al Covid 19.

E’ solo una malattia comune o sono inidonei alla loro professione? L’Inail sta valutando e a breve esprimerà un parere, ma pare già consolidato che “… il contagio da Covid non può essere considerato un infortunio sul lavoro”. La questione è molto più ampia. L’Inail ha richieste di risarcimenti per 147 mila casi dall’inizio della pandemia. Nel caso invece dei 461 decessi riscontrati da contagio, sono previsti indennizzi sul lavoro, anche a favore degli eredi.

Fra tutte le denunce sul tavolo Inail circa il 40% provengono da infermieri a dimostrazione che chi è in prima linea deve essere tutelato prima e meglio degli altri. Chi rinuncia al vaccino può essere indennizzato come infortunio sul lavoro? Oggi il no-vax resta scelta legittima visto che il vaccino non è obbligatorio. Ma questo stride fra lavoro a rischio sancito e indennizzo previsto.

 

La velocità di vaccinazione è indispensabile per accelerare l’immunità, prima di ogni altra questione

Il lockdown da solo non basta, la macro diversità dei colori regione per regione crea grossi e gravi problemi. ”Per sconfiggere il  Covid e tutte le varianti che si stanno manifestando, l’unica soluzione è vaccinarsi prima possibile e in fretta” questa l’opinione più diffusa oggi fra i vari virologi e infettivologi che parlano alla televisione. Il prof Galli è categorico ancora una volta:  il sistema a colori ampio non ha funzionato. Speriamo che il nuovo governo e nuovi consulenti e commissari lo ascoltino perché è una sana e saggia constatazione di quello che si vede girando per le strade di tante città, da nord a sud.

Una cosa è certa… le mezze misure e i tentennamenti creano solo insicurezza e non risolvono il problema! … Mi sta sorgendo un dubbio… ma siamo proprio sicuri che tutti vogliano risolvere il problema? … si fa peccato a ipotizzare che ci sia un disegno per prendersi tutto ciò che resta dell’Italia a prezzo d’asta?

 

Nico da Comolonia
in esclusiva
per Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
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