DRAGHI, un Generale senza stato Maggiore

DRAGHI, un Generale senza stato Maggiore

MOLTE COSE NON VANNO – A DRAGHI SEMBRA SIANO RICHIESTI MIRACOLI MA I DANNI SANITARI RISALGONO AL 2006 E AL 2012 IN ITALIA

NOTA DEL DIRETTORE
Povera Italia, poveri Italiani.
Mi volevo illudere che un uomo venuto da fuori, in nome dell’Europa, riuscisse a scardinare qualche forziere di potere ma il sistema oggi è così blindato che è quasi impossibile tentare di cambiarlo, men che meno da un generale bravo e capace ma da solo, e con uno stato maggiore che esegue gli ordini attraverso i pizzini di qualcun altro… Un tempo non tanto lontano, non si poteve parlare, e gli avversari politici venivano eliminati fisicamente. Oggi si può dire quello che si vuole ma nel sistema non cambia nulla…
Sono sempre speranzoso di sbagliarmi e di essere smentito coi fatti… ma finchè non accadrà un cortocircuito, i poveri saranno sempre più poveri e i ricchi molto ma molto più ricchi!!!
Giuseppe Danielli
22 febbraio 2021

Testo di
Nico Da Comolonia
Stanno venendo al pettine tanti nodi della vita civile politica sanitaria nazionale con l’avvento di Mario Draghi! Come mai?

Molte riflessioni sui media svelano dati e cose finora poco note, non dette, non centrali! Perché?  L’Italia deve essere ribaltata come un calzino.

Possibile che non si possano nominare i viceministri e i sottosegretari perché all’interno del movimento 5 stelle stanno litigando e si stanno facendo del male da soli? Forse se ne erano già fatto, visto il consenso elettorale oggi presunto: meno del 14% rispetto al 32% dopo solo mezzo mandato. Non era mai successo. Il centro Studi di Confindustria per la prima volta punta il dito e segnala nel forte calo dei “consumi” un grave problema che necessita rimedio immediato per l’intera economia, ad iniziare dalla produzione e fatturato delle imprese. Non male. 

Family Act strumento globale famiglia rapporti genere figli educazione civica e domestica


Molto interessante la nota della ministra alle pari opportunità e famiglia Elena Bonetti (era già al governo giallo-rosso) quando riflette sul legame fra attenzione ai bambini, tutela della vita adolescenziale e la parità di genere, ovvero definisce una battaglia culturale dell’intera società saper guidare e spingere per una uguaglianza che vada oltre agli slogan o battaglie estemporanee magari meschinamente tirate in ballo per la mancanza di una poltrona governativa. Ben venga un Family Act se composto da strategia giuridica strutturale e sostanziale, controllo a monte e a valle, efficienza, merito, giustizia immediata e non assistenzialismo e spartizioni di ruoli. Speriamo che abbia una finalizzazione concreta pima possibile. Ma attenzione: la norma deve avere ben chiaro: responsabilità diretta, controlli su chi li fa e su chi è responsabile, interventi certi sanzionatori immediati.  Non male se si arrivasse a questo.

Agricoltura è settore primario a 360 gradi,  non solo per l’agricoltore e il terreno agrario

Finalmente, ma non deve essere fatto solo per Belluno come sprona l’amico ex onorevole Bond bensì in tutta Italia, una nuova visione della montagna. Non solo la pandemia ha evidenziato gravi problemi del servizio sanitario, ma ha fatto capire come certi lavori e certi luoghi sono più precari e più colpiti di altri. Si pensi alla montagna, tutta la alta collina appenninica e montana, come è stata abbandonata, dimenticata: certo forse hanno avuto meno decessi, meno ricoveri lunghi, forse qualche Asca intelligente e disponibile, ha salvato parecchi dei vecchi abitanti, ma i giovani che negli ultimi 10 anni avevano tentato di farsi una famiglia e una impresa?
Il rischio è un nuovo forte abbandono: i 2/3 del territorio italiano non possono sopportare in questa fase di crisi economica un quarto forte esodo e calata a valle in 50 anni. Vuol dire perdere 2 intere generazioni e abbandonare un territorio difficile, oltre che danni economici. Per questo che alla montagna, cari ministri Garavaglia, Giorgetti, Patuanelli, Gelmini, non si possono dare ristori, assistenzialismo e mancette, ma progetti integrati di grande respiro. Lo Stato-Regione aiuta con leggi, finanziamenti, sgravi fiscali e tributari, credito agevolato, zero costi di avvio per far rimanere e tornare in montagna. Speriamo!

I nodi del recente passato stanno vendendo al pettine. Più legame fra luoghi pandemici limitazioni ferree controlli sanzioni

Cosa è successo alla Conferenza delle Regioni sempre molto in sintonia fino a ieri, e soprattutto fino a qualche anno fa, ora così distanti una dall’altra. Emergono e prendono vita le diverse impostazioni sociali e le enormi diversità di valutazione e comportamento in una fase ancora di piena crisi pandemica sanitaria e economica: cancellare i sussidi a pioggia, le aperture e chiusure, i decreti entro 24 ore. Invece bisogna puntare su investimenti veri sulle persone, sulle imprese, sulle intere città e non far cadere nel baratro scelte politica condivise fin ora fra governo, ministero, consiglio sanitario, istituto superiore… con qualche fuga in avanti e di protagonismo. Abbiamo avuto per 2 anni almeno 3 ministri della Salute, un solo ministro degli Interni.  Una città come Piacenza, fortunatamente ora a distanza di un anno esatto dal focolare Codogno-Piacenza, non è oggi al centro del ciclone e non certamente una città sponsorizzata da qualche ministro (e ne sono affettivamente e orgogliosamente contento),  ma solo negli ultimi 100 giorni di pandemia ha visto cambiare ben 12 volte il colore della mappa a cura ufficialmente del  ministro Speranza, ma ligio esecutore dei dettami “tecnici” di politici avvezzi come Arcuri, Ricciardi, Brusaferro, Locatelli tanto per non fare nomi e cognomi di chi ha guidato (imposto) queste scelte. Ma il medico Sileri spesso era contro certe scelte, inascoltato!
Quanti miliardi di euro buttati dagli uffici statali e regionali ? Quanti soldi inutili di progettazione e arredo e spazi per i centri margherita-fiore? Quante spese strumentali e in attrezzature imposte a tutti gli esercenti per poter aprire il proprio bar ristorante (miliardi di euro) e poi non si apre? Quanti miliardi spesi dai commercianti ( in città e sulle piste da sci) in alimenti, bevande, materiale e ora da buttare? Speriamo in un ribaltone di metodo e di persone.

La pandemia crea povertà reale. Partire subito strutturando, no mancette… Sussidi giusti, mirati, diversificati in base al danno reale.

Ben pochi si sono accorti che solo e sempre negli ultimi 100 giorni di pandemia (inizio novembre) a oggi c’è stato un aumento medio nelle sedi Caritas provinciali del 55% di pasti a mensa distribuiti gratis in più rispetto anche solo alla primavera inoltrata del 2020,  con punte dell’88% in certe città del nord Italia come del sud, in modo identico!
All’interno del piano, il PNRR, sarà previsto realmente un programma destinato a chi non ce la fa realmente a vivere?  Non credo che un reddito di cittadinanza o un sussidio mensile in busta paga dato in modo lineare, senza controlli immediati e certi possa risolvere e risollevare la vita dei cittadini colpiti. Occorre un piano misurato, dedicato, mirato per comune, per mestiere, per attività con delle sanzioni certe automatiche non pecuniarie ma restrittive e penalizzanti come quelle previste per l’efficiente Codice della Strada che ha limitato molto gli incidenti ordinari e diffusi.
Purtroppo non quelli procurati dai delinquenti.  Con degli italiani che muoiono di fame, che devono andare alla mensa della Caritas, non tollero che in un paese di 5000 abitanti circa (non dico quale) siano stati concessi un anno fa 312 redditi di cittadinanza e oggi si scopre che 145 sono andati a persone sbagliate o non giuste o a sproposito. Invece di 312 bisogna assegnarne anche 500, ma con un binario chiaro e controllato.  Può la mano sinistra (Questori, Prefetti, Finanza, Carabinieri, Polizia, Esercito) sapere subito cosa fa la mano destra (Inps, Agenzia entrate, Inail)! Speriamo in Draghi e nei suoi uomini “nuovi”. Un altro grave fardello.

La Salute non deve essere in mano alla politica. 70.000 vaccini al giorno contro 350.000 potenziali è un danno procurato

Resta poi il servizio sanitario nazionale. Più passano i mesi,  più tutti noi italiani capiamo che gran parte del lavoro di sanificazione e di blocco o ritardo del Covid 19 si deve in primis, e con distanze abissali, agli addetti ai lavori, alle persone fisiche dei medici, infermieri e non al sistema strutturale e dirigenziale delle strutture stesse.  Un plauso alle persone in trincea, non al sistema. Una riduzione di investimenti iniziato nel 2012 in modo molto evidente ha depauperato tutto un SSN che stava viaggiando bene. Non può essere la politica di ogni regione a mettere a capo degli ospedali dei candidati politici e di vicinanza partitica e spesso non medici.
Blocco delle spese e organigrammi sbagliati, oltre a vetustà del sistema, non dialogo fra sistema pubblico e privato, ospedali mastodontici di 7-10 piani, polichirurgici sovraffollati e sotto dimensionati, carenza di personale, acquisti separati regionali… sono tutti fattori di un danno mastodontico.
Certo è che quando poi è intervenuta Bruxelles, in pieno monopolio e per miliardi di euro spesi con il bilancio comunitario,  con l’acquisto “ per tutti” degli strumenti di vaccinazione, le cose non sono diverse, anzi peggiorate mi sembra. Chi a Bruxelles ha la responsabilità di aver firmato un contratto collettivo unico con le multinazionali farmaceutiche ricche per natura, pagando ogni ricerca medica di laboratorio fra 300 e 400 milioni di euro,  senza avere certezze su consegne, volumi, divisioni fra Paesi? Chi ha fatto un errore del genere e come mai sul mercato libero in Europa ci sono 200 milioni di vaccini pronta consegna? Chi li gestisce? Come mai Londra e Tel Aviv hanno un altro passo con sicuramente contratti “più poveri” di quello di 350.000.000 di abitanti uniti?       

Sanità italiana lontano dalla salute dei cittadini. Audit interno ai vari ministeri per sburocratizzare realmente subito

Non lo dico io, ma l’ex vice ministro Sileri, medico sul serio e sul campo prestato alla politica, denuncia i “ mini ministri fissi” all’interno del ministero della salute per inadeguatezza, incapacità. Sono ben 500 su 2000 dipendenti fissi totali: 1 dirigente con poteri e super pagato con soli 3 collaboratori.  Il piano banale piano influenza infettiva nazionale, ancora oggi, è datato 2006 e non ha preso in considerazione nè gli “obblighi” dettati nel 2013 dalla UE e neppure i 4 “richiami” scritti fatti dall’OMS al ministero italiano fino al 2018 chiedendo delucidazioni sul nuovo piano. Silenzio assoluto dei mini-ministri ma anche dei Ministri in carica.
Certo è che un Ministro, tutti i ministri,  ricevono sempre le veline dai loro dirigenti, che si trovano ma che anche nominano temporaneamente “di fiducia personale” alla segreteria tecnica e a capo del gabinetto. Se a questo si assommano le gravi diversità fra una Regione e l’altra, forniture superpagate e a volte sbagliate (n.d.r. … per dolo e/o per incapacità), la diversa sanità da una Provincia all’altra, lo spostamento quasi totale di tutti i servizi e assistenza presso le USL del SSN, la carenza di infermieri e di medici di base della cosidetta “mutua”… il quadro è allarmante.
Caro premier Draghi credo che una vera sburocratizzazione e semplificazione della PA e delle mansioni interne a “tutti i Ministeri” parta da un Audit esterno. Qui sì,  una Autorità Cittadina Europea,  sarebbe molto utile per scoprire chi fa cosa e come lo fa all’interno dei vari uffici dirigenziali, o giocano a tennis al circolo della Farnesina! Se si vuole sburocratizzare veramente bisogna fare subito un “repulisti” come in gergo francese si dice!  

Nico da Comolonia
in esclusiva
per Newsfood.com
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