Unione Europea: lo spirito dei popoli non è acqua fresca… ma, c’è ancora l’Europa?

Unione Europea: lo spirito dei popoli non è acqua fresca… ma, c’è ancora l’Europa?
Unione Europea: lo spirito dei popoli non è acqua fresca
1 aprile 2020

Achille Colombo Clerici

Alla luce di quanto sta avvenendo, a seguito dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia da coronavirus, con una serie di fatti che smascherano ipocrisie, egoismi e opportunismi dei vari Stati, sono sempre piu’ numerosi coloro che si chiedono se esista ancora l’Europa. Triste constatazione, ma realta’.
Fra questi anche alcuni sostenitori storici dell’idea europeista, e persino alcuni ‘organici’ alla istituzione europea, appartenenti a generazioni piu’ giovani.
La domanda in se’ e’ ingenua e alquanto retorica e suscita, nei piu’convinti europeisti, la risposta di prammatica, secondo cui l’Italia senza l’Europa sarebbe perduta, incapace con i suoi soli mezzi di competere sul piano internazionale.
E su questo punto potremmo anche convenire, tenendo ben presente che resterebbe pero’ sempre aperta la possibilita’ a livello globale di alleanze alternative.
Staccarsi ora pero’ e’ cosa quasi impossibile, poiche’ il nostro Paese, oltre ad avere un pesante debito pubblico cui far fronte, e’ anche fortemente indebitato verso l’Unione per impegni finanziari gia’ assunti (si tratta di centinaia di miliardi): il che non viene mai detto, ne’ in sede politica, ne’ nei dibattiti economici. Perche’mai? E’ questa la vera situazione di avvitamento in cui ci troviamo.
Abbiamo bisogno di moneta, ma, senza sovranita’ monetaria, l’otteniamo a debito.
L’Europa dunque, combinata cosi’ com’e’, resta una mera evidenza teorica nell’ambito geo-politico.
Bisognerebbe invece parlare sempre di Unione Europea, la quale non e’ uno Stato neppure confederale. Anzi appena si parla di federalismo, di federazione, i discorsi muoiono li’.
L’Unione e’solamente – come possiamo dire? – un “mercato”, una “moneta” un’ “area economica”. Una istituzione, ora piu’ che mai, senza un Governo, visto che a decidere sulle questioni strategiche, non e’ la Commissione, ma il Consiglio dei rappresentanti degli stati membri; che in tale ‘area’ appunto sono dei “competitor” tra loro e non perseguono gli interessi dell’Unione, bensi’ solo i propri.
Inoltre, il meccanismo del voto all’unanimita’, previsto per le delibere del Consiglio, e’ una bella scappatoia per l’Unione che, invece di fare da cuscinetto, gioca a scaricabarile, addossando la responsabilita’ dell’inazione ai vari stati.
Una bella architettura, non c’e’che dire…”a incastro”.
Se non avessimo speranza, verrebbe da concludere che lo spirito dei popoli non e’ acqua fresca, ma e’ sangue che mal si adatta alle forzature politiche.

Achille Colombo Clerici
Redazione Newsfood.com
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