Un anno difficile per l'industria alimentare

Il 2007 è stato un anno difficile, per il settore alimentare, soprattutto sul mercato interno, la produzione ha segnato una stagnazione (-0,8%) inedita per il settore, i prezzi al
consumo ( 5%) hanno superato – altro fattore davvero eccezionale – l’inflazione, generando una contrazione media di circa 1,5 punti percentuali in volume.

Il peso dell’alimentare, nel paniere generale degli acquisti degli italiani, resta comunque intorno al 17% del totale dei consumi. D’altra parte, la reazione del settore a questo momento di
difficoltà è stata positiva, sui mercati esteri. L’export alimentare è cresciuto del 7%, attestandosi a 18 miliardi di euro e raggiungendo una percentuale del 16% rispetto
al totale fatturato. Questa la fotografia del settore presentata a Parma – a Cibus – in occasione dell’Assemblea annuale di Federalimentare.

Nel 2007 l’Industria alimentare italiana si è confermata il secondo settore manifatturiero nazionale, con 113 miliardi di euro di fatturato, 6.500 aziende sopra i 9 addetti, 400.000
occupati e ben 18 miliardi di euro di export. L’anno appena trascorso è stato però caratterizzato da fenomeni nuovi per l’industria alimentare nazionale, che ha risentito degli
effetti dell’aumento eccezionale di alcune materie prime (a partire dal grano e dal latte) e di una crisi generalizzata della capacità di spesa da parte degli italiani.
Il primo fatto nuovo è infatti la forte stagnazione del mercato interno. Le vendite alimentari sono cresciute complessivamente del 0,9% in valuta: una percentuale che non ha coperto il
tasso d’inflazione comportando un arretramento medio in volume prossimo a 1,5 punti percentuali in media d’anno. Fra i canali di vendita, ha tenuto meglio, ancora una volta, il segmento della
Grande Distribuzione, con un incremento valutario complessivo del 1,0%, contro il 0,3% delle piccole superfici.
Il trend dei prezzi è il secondo fatto nuovo emerso nel 2007. I prezzi alimentari al consumo hanno superato il tasso di inflazione, dopo lunghi anni in cui avevano manifestato spiccate
doti calmieratrici. La media dei prezzi alimentari alla produzione è salita del 9,8%, nel confronto fra febbraio 2008 e febbraio 2007, mentre i prezzi alimentari al consumo
dell’alimentare trasformato sono aumentati del 5% nello stesso arco di tempo. Tali spinte
hanno continuato a lievitare in questi ultimi mesi, comprimendo i margini delle imprese alimentari nella forbice dei prezzi a monte e a valle.
Il peso dell’alimentare sul «paniere della spesa» degli italiani è rimasto comunque largamente minoritario, anche se è salito al 17,7%, rispetto al 16,2% di due anni
prima.
E’ chiaro che il settore si trova in una «stretta», tra scarsa capacità di acquisto e dinamica accentuata dei prezzi. Così la debolezza del mercato, alla luce anche
dell’atteso appiattimento della dinamica di sviluppo del Paese, con un aumento del PIL 2008 del tutto marginale, promette di permanere almeno per tutto il 2008.
Tale situazione non poteva non riflettersi sul trend di produzione del settore. E’ questo il terzo «fatto nuovo», emerso nel 2007. L’anno si è chiuso per l’alimentare con una
stagnazione della produzione in termini grezzi (-0,2%) e con un -0,8% su dati corretti a parità di giornate lavorative.

EXPORT ALIMENTARE : 7% NEL 2007, RAGGIUNTO IL TETTO DEI 18 MILIARDI DI EURO
L’industria alimentare nel 2007 ha risposto comunque in modo significativo alle difficoltà, dimostrando buona reattività. Essa ha mantenuto un passo espansivo sostenuto
dall’export per tutto l’arco dell’anno, chiudendo con una quota pari a 18 miliardi e un incremento del 7%, quasi uguale a quello dell’anno precedente ( 7,1%). Va aggiunto che, al citato
aumento in valuta, ha corrisposto nel 2007 un aumento in quantità dell’export del 3,5%, con una conseguente crescita del valore unitario medio di circa 3,5 punti. Significa che
l’export, diversamente da quanto avvenuto spesso in passato, è stato in molti casi più remunerativo del mercato interno.
L’incidenza del fatturato export su quello complessivo del settore ha toccato il 16%, guadagnando più di mezzo punto rispetto al 15,3% dell’anno precedente. Si può cominciare a
dire che il raggiungimento dell’incidenza media comunitaria del 18% non sembra più così lontano. Occorre tuttavia sapere che la Germania ha raggiunto il 23,2%, la Francia il 21,5%
e la Spagna il 17,8%.

Significative le performances 2007 di alcuni comparti. La birra è cresciuta del 37,8%, l’alimentazione animale del 26,7%, il lattiero-caseario del 13,6%, il caffè del 13,7%,
il riso del 13,0%. Ma sono riusciti a registrare dinamiche significative anche comparti già molto export-oriented (quindi dotati, in teoria, di margini inferiori di ulteriore
espansione) come: la pasta ( 10,2%), la trasformazione della frutta ( 12,9%) e degli ortaggi ( 11,1%), le acque minerali e gassose ( 9,1%). In linea col trend generale il comparto leader
dell’export, quello vinicolo e quello dolciario, che hanno segnato, rispettivamente, un 6,3% e un 6,1%.
A livello di sbocchi-paese, la Germania ha confermato e rafforzato la sua leadership fra i mercati del Made in Italy, con un aumento del 5,1% e una quota pari al 18% dell’intero export
alimentare. Dopo la stagnazione del 2006, esso ha registrato così un buon recupero. Seguono gli Stati Uniti che, malgrado la svalutazione del dollaro, sono risaliti dai segni negativi
fra il -5% e il -10% di inizio anno su trend quasi stazionari, con un calo limitato al -1,2% e una quota pari al 12,3% dell’intero export di settore. Terza la Francia con una quota dell’11,9%
ed un aumento del 6,1%. Infine, merita una segnalazione il Regno Unito: un mercato che cammina da anni con dinamiche premianti. Il 2007 ha visto infatti un tasso di crescita dell’export
alimentare oltre Manica del 10,4%, che rafforza il ruolo di quarto sbocco del «food and drink» nazionale, con una quota di oltre il 10%.
Interessanti i tassi di sviluppo di Polonia ( 38,6%) e Russia ( 17,6%). Proprio questa area dell’est europeo sembra essere quella più promettente per il nostro export, anche se
l’incidenza di questi paesi sulla «torta» dell’intero export alimentare nazionale risulta ancora modesta. Come è modesta l’area asiatica, ad eccezione del Giappone e della
Corea. E’ quindi necessario investire in promozione: per questo Federalimentare ha creduto nelle iniziative Cibus Vinitaly Russia e Cibus Vinitaly China e guardiamo con soddisfazione al
successo ottenuto con l’aggiudicazione dell’Expo all’Italia Universale 2015, anche alla luce del protocollo firmato da Federalimentare con il Sindaco di Milano Letizia Moratti.

I TREND POSITIVI DEL 2007: OTTIME PRESTAZIONI PER I PRODOTTI INNOVATIVI
Il mercato alimentare 2007 tuttavia, al di là del quadro generale estremamente fluido, ha fatto emergere qualche spunto davvero interessante.
Si sono posti in controtendenza, infatti, alcuni prodotti in qualche modo «innovativi» (o, se si vuole, «tradizionali evoluti»), come gli «ortaggi di IV e V
gamma», con un aumento in quantità del 2,2%, gli «ortaggi surgelati», con un 1,7%, i «sostituti del pane», col 3,5%, gli «yogurt e dessert»,
col 3,8%.
Anche prodotti «classici», ma con un «delta aggiuntivo» di qualità, sono andati in qualche modo in controtendenza. Come l’olio extravergine di oliva, che ha
segnato un 1,8% in quantità e come i vini Doc, Docg e Igt, che sono riusciti a «tenere» in Italia e a crescere all’estero.
Sono dati che devono far riflettere sulle modifiche che stanno subendo i consumi alimentari: alcune fasce di consumatori sono disposte a spendere di più per prodotti con nuovi contenuti
di servizio, qualità e gusto.
Chi sono? Innanzitutto i 6 milioni di «single» – in maggioranza donne – individuati dall’Istat nell’ultimo censimento. Un nuovo segmento «dinamico» di consumo, in
continua crescita. E poi la fascia degli immigrati. Circa 3 milioni di persone – che sta rivelando abitudini alimentari in gran parte simili alle nostre e che, inaspettatamente, dimostra buona
conoscenza delle marche e selettività di acquisto in questo senso.

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