Piano industriale «Lacrime e sangue» per Granarolo

Dalle stelle alla stalle, ovvero dalla possibilità di inglobare il colosso alimentare Parmalat fino all’estrema esigenza di cedere e dismettere pezzi di produzione, è questo
l’amaro destino della Granarolo, cooperativa bolognese dell’agro-alimentare.

Dopo aver, infatti, annunciato più volte di avere le potenzialità per diventare il vero polo industriale dell’agro-alimentare italiano l’azienda di Luciano Sita ha presentato un
piano industriale «lacrime e sangue» che prevede la chiusura dei siti Pettinicchio di Sermoneta e Merlo di Terzo d’Acqui. Costo complessivo dell’operazione: 350 licenziamenti, che
comprendono anche quelli dei lavoratori di Rimini, Pasturago e della Rete vendita già in cassa integrazione.

Un piano industriale, dicono dall’azienda, determinato dalla crisi di liquidità innescata dall’operazione Yomo, che ha gravato pesantemente sui conti di Granarolo e che rende necessaria
una riorganizzazione societaria che non tiene minimamente in conto il fattore lavoro. Fattore lavoro sul quale la Flai-Cgil ritiene invece occorra far leva per risolvere la situazione di
criticità del gruppo. Siamo, quindi, in presenza di un muro contro muro che si è consumato nei giorni scorsi con la rottura delle trattative tra le organizzazioni sindacali e
l’azienda.

La Granarolo ha, infatti, ribadito la sua intenzione a perseguire questo tipo di piano industriale fino a spingere le organizzazioni sindacali ad abbandonare il tavolo e a mettere in campo una
mobilitazione straordinaria. Pertanto, fino al 16 maggio, ci saranno ben 16 ore di sciopero e iniziative di lotta immediata qualora l’azienda dovesse avviare le procedure di
mobilità.
La mobilitazione sarà accompagnata dalla convocazione di assemblee con i lavoratori e dall’attivazione di tavoli istituzionali presso la Regione Lazio, Piemonte ed Emilia-Romagna
perché, come ha spiegato il Segretario nazionale della Flai-Cgil Antonio Mattioli, «l’obiettivo è quello di costruire un tavolo governativo interministeriale per trovare
soluzioni in grado di garantire l’occupazione e la continuità produttiva dell’intero gruppo Granarolo».

Lorenzo Rossi-Doria

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