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Tutela del Made in Italy: la Legge Sviluppo ed il pasticcio di ferragosto

Tutela del Made in Italy: la Legge Sviluppo ed il pasticcio di ferragosto

By Redazione

A quanto pare, le iniziative “a difesa del Made in Italy” sembrano possedere un appeal tale che ognuno vuole metterci del suo. Stavolta è il turno del Ministero per lo Sviluppo Economico (Scajola), che ha partorito nientemeno che la LEGGE SVILUPPO: LE GRANDI RIFORME PER RILANCIARE L’ECONOMIA DEL PAESE.

Citiamo dal sito http://www.claudioscajola.it/:

Le “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” introducono grandi riforme strutturali dopo un silenzio di oltre 15 anni.
Più nel dettaglio, ecco le maggiori riforme strutturali introdotte dalla Legge Sviluppo.

Lotta alla contraffazione: saranno inasprite le sanzioni a carico di chi diffonde prodotti contraffatti, sarà introdotto il reato di contraffazione agroalimentare ed estesa la confisca obbligatoria ai reati di contraffazione. Sarà istituito il Consiglio nazionale anticontraffazione presso il Ministero dello Sviluppo economico.

Il complesso dei provvedimenti dei 64 articoli della Legge Sviluppo configura un nuovo equilibrio tra Stato e mercato coerente con i principi dell’economia sociale di mercato che ispira l’azione del Governo Berlusconi. Lo Stato rafforza il proprio ruolo di regolazione e sostegno delle fasce più deboli delle imprese e dei cittadini all’interno di un quadro di regole  che tutelano e responsabilizzano il Mercato e dei soggetti economici.

Le “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese e l’energia”, provvedimento che faceva parte dei collegati alla finanziaria per il 2009, sono state approvate definitivamente dal Parlamento il 9 luglio e la legge ( n. 99, del 23 luglio 2009, in GURI n. 176 del 31.7.2009, S.O. n. 136).è entrata in vigore il 15 agosto. Gli articoliche ci pare interessino maggiormente l’argomento di cui stiamo parlando, sono due. Il primo è il numero 15 (Tutela penale dei diritti di proprieta` industriale) che, tra l’altro, introduce nel Codice Penale (libro secondo, titolo VIII, capo II), questo nuovo articolo:

Art. 517-quater. – (Contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari).

Chiunque contraffa` o comunque altera indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari e` punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a euro 20.000. Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto, introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita, pone in vendita con offerta diretta ai consumatori o mette comunque in circolazione i medesimi prodotti con le indicazioni o denominazioni contraffatte. Si applicano le disposizioni di cui agli articoli 474-bis, 474-ter, secondo comma, e 517-bis, secondo comma. I delitti previsti dai commi primo e secondo sono punibili a condizione che siano state osservate le norme delle leggi interne, dei regolamenti comunitari e delle convenzioni internazionali in materia di tutela delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari.

Il secondo è il numero 17.(Contrasto della contraffazione) il quale modifica, tra l’altro, l’articolo 4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), che così diventa (le parti “made in Scajola” sono in neretto):

49. L’importazione e l’esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza costituisce reato ed è punita ai sensi dell’articolo 517 del codice penale. Costituisce falsa indicazione la stampigliatura «made in Italy» su prodotti e merci non originari dall’Italia ai sensi della normativa europea sull’origine; costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l’origine e la provenienza estera dei prodotti o delle merci, l’uso di segni, figure, o quant’altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana, .ovvero l’uso di marchi di aziende italiane su prodotti o merci non originari dell’Italia ai sensi della normativa europea sull’origine senza l’indicazione precisa, in caratteri evidenti, del loro Paese o del loro luogo di fabbricazione o di produzione, o altra indicazione sufficiente ad evitare qualsiasi errore sulla loro effettiva origine estera. Le fattispecie sono commesse sin dalla presentazione dei prodotti o delle merci in dogana per l’immissione in consumo o in libera pratica e sino alla vendita al dettaglio. La fallace indicazione delle merci può essere sanata sul piano amministrativo con l’asportazione a cura ed a spese del contravventore dei segni o delle figure o di quant’altro induca a ritenere che si tratti di un prodotto di origine italiana. La falsa indicazione sull’origine o sulla provenienza di prodotti o merci può essere sanata sul piano amministrativo attraverso l’esatta indicazione dell’origine o l’asportazione della stampigliatura «made in Italy».Le false e le fallaci indicazioni di provenienza o di origine non possono comunque essere regolarizzate quando i prodotti o le merci siano stati gia` immessi in libera pratica.

Già dopo 15 giorni, cominciano a vedersi i primi effetti. La situazione è ben illustrata nell’articolo di Bianca Di Giovanni, pubblicato nel sito dell’Unità e del quale riportiamo alcuni passi:

Sul «made in» il Nord Est si ribella alla Lega
31 agosto 2009

“Contrordine lombardi. Dopo aver annunciato ai quattro venti che grazie al Carroccio (ministro Luca Zaia in testa) il governo Berlusconi tutela le produzioni italiane e combatte le contraffazioni (in primis quelle dei «famigerati» cinesi), ora l’esecutivo è costretto a una precipitosa marcia indietro. Giovedì prossimo, al primo consiglio dei ministri della ripresa, saranno «congelate» le norme sul made in Italy entrate in vigore a ferragosto.

Appena 20 giorni di vita, e quegli articoli sono già morti. Come mai? Il fatto è che le imprese sono in rivolta, specie quelle del nordest tanto care a Bossi e sodali. Tutte in allarme: produttori (di tutti i comparti), trasportatori, responsabili dei porti e dei container. E non solo. Anche le dogane si ritrovano nel caos più totale: non sanno come applicare le norme appena varate. Il risultato è devastante per l’economia già in profondo rosso. Il marchingegno messo in campo dal governo, infatti, imponendo regole più stringenti solo agli italiani, avvantaggia gli stranieri (che continuano come prima) e anche i «furbi», che cercano altri canali per importare merce in Italia.
Le disposizioni infatti prevedono che sull’etichetta sia segnalata l’origine precisa del luogo di produzione o di fabbricazione delle merci, pena multe salate. Si tratta di un breve articolo nel più corposo provvedimento per lo sviluppo presentato da Claudio Scajola. Ma proprio quelle poche righe hanno provocato un vero terremoto.

In primo luogo perché molti prodotti erano già stati etichettati in primavera, e in agosto si sono visti bloccare l’ingresso alla dogana. In secondo luogo perché le regole non valgono per tutti, così in alcuni settori, come ad esempio l’alta moda, competitor europei (si pensi a famosi marchi francesi) possono tranquillamente entrare e circolare con la loro etichetta, mentre i marchi italiani non possono utilizzare la dicitura «made in Italy». Già dalle prime avvisaglie di malumori, il governo ha tentato di correre ai ripari con una circolare, che autorizzava le imprese ad autocertificare la legalità per le etichette stampate prima. Ma questa ulteriore norma non ha fatto altro che creare caos alle dogane e ai porti. Con il risultato che molti produttori hanno scelto Rotterdam o i porti francesi come via d’ingresso in Europa. Provocando ulteriori danni ai trasportatori di casa nostra. Come dire: un danno dietro l’altro.

Per ora l’allarme è rimasto in sordina. Un po’ perché i nuovi regolamenti sono entrati in vigore in pieno agosto, un po’ per l’escamotage dell’autocertificazione introdotto in corsa. Ma nei porti già ai primi di settembre ci si attende il caos, con merci da sdoganare non si sa bene come, o carichi da bloccare. Finora ciascuno si è regolato come meglio ha creduto: Genova ha accettato l’autocertificazione, Taranto non ha segnalato merce bloccata o soggetta a ulteriori certificati. ma prima o poi la materia è destinata ad esplodere.
Di qui la decisione di congelare tutto. Sempre che giovedì prossimo le nuove indicazioni siano chiare. Altrimenti per le dogane e per i porti sarà nuovo caos.”

Quos Deus perdere vult, dementat prius!

 

NOTE FINALI, per chi vuole approfondire:

LEGGE SVILUPPO: LE GRANDI RIFORME PER RILANCIARE L’ECONOMIA DEL PAESE

Circolare Ministero Politiche Agricole Alimentari Forestali

Legge 23 luglio 2009, n° 99

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Italian sounding o agropirateria?

Origine dei prodotti in etichetta: protezione o protezionismo?

 

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Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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