Tav: dalla Regione Toscana costante attenzione alla tutela ambientale

Firenze – Pur nel pieno rispetto delle prerogative e dell’autonomia della magistratura, la Regione Toscana, a seguito delle notizie uscite sulla stampa di oggi a proposito del processo
in corso sui danni ambientali determinati dai lavori per l’Alta velocità, ritiene opportune e doverose alcune precisazioni.

Il governo regionale è sempre stato consapevole che per realizzare un’opera di tale difficoltà e importanza fosse necessario investire risorse ed energie straordinarie per
garantire controlli e verifiche sul rispetto delle prescrizioni stabilite dalla Via, in modo da poterle verificare e integrare durante i lavori.

Proprio per questo insieme alla Regione Emilia-Romagna è stato sottoscritto con i Ministeri dell’Ambiente e dei Trasporti, con le Ferrovie dello Stato e con la Tav, un accordo
procedimentale che prevedeva, tra l’altro, l’istituzione dell’Osservatorio nazionale e il Piano di monitoraggio.
All’attività svolta dall’Osservatorio, la Regione ha aggiunto quella dell’Arpat, dotata di un’apposita sede e struttura per poter seguire i lavori. Tale attività rivolta alla Tav
è stata finanziata dal 1997 ad oggi dalla Regione con circa 500mila euro annui. Ed è proprio grazie alle analisi e al quadro conoscitivo realizzato da Arpat che si è
alimentata l’inchiesta della procura fiorentina. Analogamente anche l’Asl 10 si è data un apposito servizio per far fronte alla sicurezza e alla prevenzione degli infortuni.

Il progressivo avanzamento dei lavori – la cui complessità è sottolineata dai 74 chilometri di gallerie su un tracciato di 78,5 chilometri totali – ha evidenziato il manifestarsi
di impatti sul regime idrogeologico profondo e di superficie ben più significativi di quanto previsto nella fase progettuale e nella Via.
A seguito del manifestarsi degli impatti, la Regione si è fatta parte attiva nei confronti dei Ministeri competenti per reperire ulteriori risorse finalizzate alla mitigazione degli
impatti stessi così da giungere, nel 2002, alla stipula dell’Addendum che prevedeva risorse per 50 milioni di euro. Successivamente, a seguito di ulteriori elementi conoscitivi e alla
conclusione delle opere di scavo delle gallerie, la Regione ha approvato nel 2007 il Master Plan contenente tutte le opere necessarie per il ripristino ambientale: da ciò emerge
l’esigenza di ulteriori risorse per 50 milioni di euro, portando così il totale degli investimenti necessari per il ripristino ambientale a 100 milioni.

Sia l’Addendum sia il Master Plan fanno riferimento alla individuazione di opere di mitigazione degli impatti ambientali e non entrano dunque nel merito circa le questioni relative alla
quantificazione dei danni complessivamente subiti dal territorio che verranno stabiliti dal procedimento penale in corso nel quale la Toscana si è costituita parte civile.
La Regione in più occasioni a partire dal 2006 ha chiesto e sollecitato sia il Ministero dell’Ambiente che quello dei Trasporti ad erogare i 15 milioni di euro di finanziamenti ancora
mancanti da quanto previsto dall’Addendum 2002, e gli ulteriori 50 milioni giudicati necessari per completare le opere necessarie alla mitigazione del danno. In sintesi, significa che dei
100milioni richiesti il Governo ne ha finanziati ad oggi solo 35.
Infine, preme precisare che non vi è stata nessuna discriminazione verso il geologo dell’Amministrazione regionale che nel ’95 segnalò rischi per le falde a causa della
costruzione delle gallerie per l’Alta velocità. Non è vero che non ha avuto avanzamenti di carriera, tant’è che nel ’95 si trovava al livello più basso di
funzionariato, nel ’99 ha avuto un primo avanzamento e nel 2004 ha assunto una «posizione organizzativa organica», livello immediatamente inferiore a quello dirigenziale.

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