Spiedini di maiale
20 Maggio 2009
Già l’avrete intuito, vi toccherà una seconda ricetta, e il mio pensiero “in questa splendida serata di primavera” va alla seduzione.
Se ducere, condurre a sé: quante persone hanno questo dono, che o ce l’hai o nessuno e in nessun modo può regalartelo o tanto meno vendertelo? Cos’è questa magia che inizia
sicuramente al primo respiro della nostra esistenza, al primo vagito, al primo sorriso, che ti fa più amato, preferito da subito dalla mamma, dal papà, dagli amici, dai compagni
di classe, dai colleghi al lavoro, dagli uomini o dalle donne, già, perché la seduzione non ha sesso, cos’è questo dono così prezioso che molti vorrebbero e pochi
hanno?
Ho cercato a lungo una risposta, e penso che l’unico luogo dove cercare la seduzione sia dentro di noi, nel più profondo del nostro essere. Si manifesta attraverso lo sguardo, gli occhi
sono lo specchio dell’anima, il fulcro della bellezza di ogni essere umano, o attraverso il nostro profumo, che riesce ad attrarre ineluttabilmente tutti coloro che lo sentono, attraverso la
nostra voce, suadente, magnetica quasi ipnotica, che fa sì che chi ascolta abbia sempre “voglia di” ascoltare.
Quando abbiamo “voglia di” vedere, ascoltare, “annusare” qualcuno, abbiamo incontrato la seduzione e, credetemi, è difficile che i nostri sensi riescano poi a farne a meno, CATASTROFE!
Serata di seduzione martedì 24 marzo al Westin Palace, relatore d’eccezione Luciano Merlini, dopo un lungo tempo d’assenza un atteso ritorno a Milano, con tanti come me con la “voglia
di” riascoltarlo, e molti che hanno impiegato pochissimo a capire chi è “Mago Merlino”.
Magia di una serata dove il Conte Zecca, con una verticale del suo Nero (negroamaro e cabernet sauvignon), portava un tocco di nobiltà raffinata, mentre il relatore, e questo è
solo l’inizio, di fronte a tanta nobiltà, si toglieva la camicia e rimanendo in maglietta nera regalava a tutti la scritta: IO BEVO BENE.
Genio, sregolatezza, seduzione, due ore ad ascoltare e ad accorgersi che tutto è relativo, anche il tempo, che a volte scorre più veloce, per la degustazione delle 4 annate 2005,
2003, 2001, un divenire come nel Bolero di Ravel che avrà il suo culmine massimo nell’annata 2000 ripetuta molte volte, 2000, 2000, 2000, così come il termine gudron, gudron,
gudron…
Ampio speziato, fruttato, floreale, perfetta fusione di tutte le sensazioni, gioia per la vista, il naso, la bocca, i sensi volano, la mente cerca e ritrova ricordi mediterranei di mirto,
liquirizia e carrubo, di sole, di alghe, di mare, di spezie preziose, uno scrigno dove emozionarsi! Maturo, morbido, armonico.
La sala seguiva rapita questo insolito oratore che, usando un “gramelot” fatto di lombardo, pavese, emiliano degno del maestro dei guitti, il grande Dario Fo, teneva il palco con tale sicurezza
e leggerezza da sfidare la gravità terrestre.
Un vino come questo si potrebbe comodamente bere con una persona con cui c’è l’umano piacere di condividersi, quindi berlo e pensare, parlare, vivere, oppure pensare a un piatto di
proporzionata struttura, con adeguata intensità e persistenza gusto olfattiva, che abbia caratteristiche di durezza da contrapporre alla setosa morbidezza di questo grande vino, non
solo, ma anche caratteristiche tattili adeguate da contrapporre a un vagone “di prima classe” di alcol, nobili tannini, acidità e palpabile mineralità.
Prendete carta e penna, e seguitemi.
Vi do lo spazio e il tempo, fine dicembre, metà gennaio, una fattoria dove il riscaldamento, come lo intendiamo noi, non esiste, e l’unica fonte di calore è data da un grande
camino, che divora con la sua immensa bocca grossi ceppi di legno stagionato.
Il maiale, gia diviso in due mezzene ciondola dalle travi della cantina, dove il freddo pungente non riesce a coprire l’odore della carne da poco macellata, il pavimento di sassi rossi, vecchi
come l’uomo, ha assorbito gli umori di tutte le generazioni che lo hanno calpestato, dando a quell’ambiente l’odore che aveva 50 o forse 1000 anni fa, muffa, umidità e profumo di botti
vecchie, di vino nuovo, di vecchia credenza, di travi nodose tarlate che sembrano cadere da prima che io nascessi.
Tra le due mezzene, per il veterinario, il fegato, i reni, il cuore, coperti dal velo, aspettano il giorno dopo, ma non tutto arriverà, le braci sono pronte, piccoli pezzi di fegato,
cuore e rognone sono già infilati negli spiedi, la sala pregna di profumo di legna e resina bruciata cambia rapidamente, ed i profumi che i nostri avi sentivano ci riempiono il naso e la
mente, il vino è nella brocca (l’antico decanter) e il vecchio capofamiglia, con rami di rosmarino, pennella di olio nuovo salato e pepato gli spiedi quasi cotti; nel frattempo la
bottiglia è purtroppo già finita, era troppo buona per attendere, ma in cantina il vino novello ci attende.
Perdonatemi, non sono riuscito a fare l’abbinamento, ma voi che siete sicuramente più bravi riuscirete ad abbinare una bottiglia di Nero Conti Zecca annata 2000 con degli spiedini di
interiora di maiale, un’esperienza sensuale. Dimenticavo: se siete più bravi di me e avete avanzato ancora un po’ di vino, accendetevi un buon toscano stravecchio e con i piedi
appoggiati al camino ascoltate il fuoco, è un grande cantastorie. Mago Merlino ha detto: “Vino, sigari e donne possono accorciare la vita, ma è anche vero che senza tutto
ciò la vita non passerebbe mai”.
Un brindisi a Luciano Merlini, maestro di vita, e a tutti noi sommelier.
Maurizio Corrarati




