Sardegna, allevatori e contadini contro le trivelle della Saras
31 Maggio 2013
Petrolio contro prodotti tipici e bellezze naturali, sviluppo economico contro tutela della natura.
In Sardegna, S’Ena Arrubia è un territorio poco urbanizzato, dove una laguna popolata da uccelli selvatici fa compagnia alle aziende tradizionali, con mucche da latte e coltivazioni di
mais e fragole.
A poca distanza da tutto ciò, un terreno di proprietà della Saras dei Fratelli Moratti: loro obiettivo, iniziare il più presto possibile la ricerca di un giacimento di
metano, 3 miliardi di metri cubi stimati.
Nonostante il potenziale di sviluppo economico, i cittadini sono nettamente contrari: loro maggiore preoccupazione, i pericoli per l’ambiente ed i prodotti alimentari tipici.
A riassumere le argomentazioni il sindaco Pierfrancesco Garau, secondo vi è un problema per “La qualità dell’ambiente e la tutela delle aziende agricole. Nelle stalle e nei campi
lavorano più di tremila persone e non vogliamo vanificare gli sforzi fatti per produrre latte di alta qualità”. E poi, la questione della laguna: trivellazioni e sondaggi
potrebbero sconvolgere l’habitat naturale, danneggiando i ritmi migratori degli uccelli.
In sostegno, Manuela Pintus, biologa: “Non hanno neppure tenuto conto dell’emissione di idrogeno solforato. Questa sostanza produce lo stesso odore delle uova marce e il progetto prevede
un’emissione di 500 volte superiore alla soglia consigliata dall’Organizzazione mondiale della sanità”.
Perciò, le intenzioni dei locali vengono riassunte perfettamente da Paolo Piras, attivista del comitato cittadino: “Hanno persino paragonato l’impatto delle loro trivelle con
l’inquinamento che producono le nostre vacche. Non permetteremo mai di installare questi impianti nel nostro territorio”.
La risposta della Saras è stata affidata a Giuseppe Citterio, direttore del settore “Pianificazione e sviluppo industriale”: “Abbiamo incaricato illustri studiosi di realizzare uno
studio che prendesse in considerazione tutte le variabili: quelle ambientali e quelle sociali. C’è da tenere conto di un dato importante: in Italia si consumano 80 miliardi di metri cubi
di metano e se ne producono solo otto”.
Inoltre, “Il permesso per iniziare i lavori ce lo dovrà dare la Regione: noi restiamo convinti che il progetto sia perfettamente compatibile con l’ambiente e con il tessuto economico
della zona. Per dimostrarlo abbiamo incaricato illustri studiosi di realizzare uno studio che prendesse in considerazione tutte le variabili: quelle ambientali e quelle sociali. C’è da
tenere conto di un dato importante: in Italia si consumano 80 miliardi di metri cubi di metano e se ne producono solo otto”.
Matteo Clerici





