Salta il ddl per i Co.co.co. della Regione Basilicata

 

Battuta di arresto per i cococo della Regione Basilicata. Il progetto di legge che avrebbe dovuto disciplinare la stabilizzazione progressiva mediante concorso di circa 250
collaboratori, compresi quelli dell’Alsia, è infatti rimasto nel cassetto della giunta regionale.

A denunciarlo le segretarie regionali di Cgil, Cisl e Uil, critiche sulla scelta del governo lucano di rinviare ogni decisione in merito a poche settimane dalla scadenza dei contratti.
I sindacati hanno già chiesto un incontro chiarificatore al presidente De Filippo.

“Il rinvio del disegno di legge sulla stabilizzazione dei cococo – spiegano Cgil, Cisl e Uil – oltre a provocare una più che giustificata preoccupazione tra i lavoratori, quasi
tutti con il contratto in scadenza a fine novembre, suona piuttosto singolare se consideriamo il fatto che il progetto di legge è stato ampiamente discusso con le parti sociali.
Il ddl in questione prevedeva l’adozione di rigorose procedure concorsuali per l’assunzione dei cococo impiegati nella Regione e negli enti subregionali attraverso contratti di lavoro
dipendente a tempo determinato, ponendo così definitivamente fine al ricorso indiscriminato e per certi ingiustificato alle collaborazioni coordinate e continuative. Una pratica
che, consentendo alle amministrazioni di aggirare il blocco dei concorsi, è diventata nel tempo una norma non scritta ma ampiamente utilizzata”.

Cgil, Cisl e Uil ricordano che “stiamo parlando di lavoratori e lavoratrici di elevato livello professionale, nella quasi totalità dei casi in possesso di lauree specifiche e
specializzazioni, che in questi anni hanno sopperito alle carenze della pianta organica regionale, contribuendo al corretto funzionamento della sempre più complessa macchina
amministrativa, specie nel settore dei programmi comunitari. Se il bisogno di queste professionalità, come il tempo e la pratica hanno nel frattempo dimostrato, non è
temporaneo né straordinario, sono quanto meno incomprensibili le ragioni che hanno spinto il governo regionale, dopo lo stop ad un analogo provvedimento nello scorso agosto, a
mettere ancora una volta in stand by una pratica che si trascina irrisolta da troppo tempo, con il rischio di disperdere un patrimonio di conoscenze e competenze di riconosciuto
valore”.

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