Welfare: Cgil, da Libro verde disegno inaccettabile

 

“Un disegno per noi inaccettabile e per più ragioni. Innanzitutto per una questione pregiudiziale: l’impianto prefigura un sistema di welfare che da universalistico diverrebbe
negoziale e/o compassionevole”. 

Questo il giudizio della Cgil sul Libro Verde sul futuro del modello sociale ‘La vita buona nella società attiva’ del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi,
contenuto in un documento inviato oggi dal sindacato allo stesso ministro, rispondendo così alla richiesta di una consultazione sul testo.

La “valutazione è profondamente negativa”, e’ stato sottolineato nel corso di una conferenza stampa organizzata dalla Cgil sul tema, con il segretario generale,
Guglielmo Epifani, e i segretari confederali, Fulvio Fammoni e Morena Piccinini, responsabili dei temi trattati dal Libro Verde, ovvero welfare e politiche del lavoro. La
conferenza è stata l’occasione per indicare le varie osservazioni sul Libro Verde, in primis la “drastica riduzione” delle tutele pubbliche e universali, tali da
individuare un tipo di welfare ‘corporativo’.

“Ne sono un esempio – ha spiegato la segretaria confederale Piccinini – l’esplicito richiamo alla progressiva privatizzazione dei servizi; la possibilità di costruirsi
tutele e garanzie affidate alla responsabilità del singolo attraverso il ricorso al mercato o alle disponibilità della famiglia (cioè delle donne); l’ulteriore
deregolamentazione del mercato del lavoro”. Oltre alle “obiezioni di merito”, nel documento, il sindacato di Corso d’Italia rivolge, quindi, “una richiesta di
confronto politico con il ministero, propedeutica alle singole problematiche”.

“L’intenzione – ha affermato la dirigente sindacale – è quella di eliminare il welfare universale per passare ad un welfare corporativo”, ad un sistema di tutele
“fai da te” che scarica sui singoli “la responsabilità di non sapersi organizzare”, con una “riorganizzazione che sostanzialmente prevede un
ritrarsi del pubblico per lasciare grande spazio al privato”. Per la Cgil “è preoccupante non solo ciò che è contenuto, ma anche ciò che non
è citato”. Viene “totalmente ignorata la legge quadro di riforma dell’assistenza e l’impegno che ha lo Stato di definire i Livelli essenziali delle prestazioni
sociali”, ha detto Piccinini; “non ci sono le persone anziane ed il loro crescente bisogno di cura – ha aggiunto – non c’è alcuna politica di contrasto alla
povertà”, così come “mancano completamente gli immigrati. L’immigrazione è citata solo per dire che porta malattie”. Questo, ha sostenuto il
segretario confederale, “è un atteggiamento di razzismo istituzionale”, ha detto Piccinini annunciand per la prossima settimana il lancio di una campagna contro il
razzismo.

Anche sui temi del lavoro, non mancano i rilievi. “Con lo slogan accattivante ‘semplificare deregolando’ si maschera un profondo taglio a diritti importanti”, ha
detto il segretario confederale Fulvio Fammoni, ricordando le misure contro i precari, quelle sugli appalti e la lotta al sommerso. Anche Fammoni ha lamentato il mancato coinvolgimento
delle parti sociali su temi di interesse diretto, criticando così oltre al merito delle proposte anche il metodo seguito fin qui dal governo: “Ci troviamo a discutere
sempre di decreti legge, come tali immodificabli: questo metodo no va bene”, ha aggiunto il dirigente sindacale.

“Il libro verde individua nell’impresa un soggetto a cui togliere vincoli mentre disegna un ruolo del lavoro in cui scompare il suo valore sociale per un ruolo prettamente
subalterno”, ha spiegato Fammoni nel precisare che “da qui deriva il termine ‘complicità’” usato nel Libro Verde. Insieme a questo, ha aggiunto,
“si enfatizzano in maniera abnorme ruolo e funzioni improprie della bilateralità”, che invece di essere “integrativa diventa di fatto sostitutiva”. Su
questo tema, ha fatto sapere il sindacalista della Cgil, “non siamo mai stati contrari a ragionare su alcuni settori, ma abbiamo sempre considerato improprio, e continueremo a
farlo, l’utilizzo di questo strumento su temi come il collocamento e gli ammortizzatori sociali”. Insomma, per la Cgil “sono stati stravolti gli impegni del
‘Protocollo sul welfare’ del 23 luglio dello scorso anno, sottoscritto dalle parti sociali e poi validato dal voto dei lavoratori, e’ stato sottolineato, e questo “non
è possibile”.

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