Salento leccese: Diffusione sempre più grave della lebbra dell’olivo

Salento leccese: Diffusione sempre più grave della lebbra dell’olivo

E’ disperato il mio amico Perito Agrario Rino Scardino, mi dice che quest’anno le olive del
Salento leccese
danno una bassa resa in olio e che quest’ultimo ha un’alta acidità. Per l’acidità si arriva sino a 10 gradi che significa il contenuto del 10% di acido
oleico. Mi riferisce che ha assistito di persona alle analisi sia a Melendugno che a Squinzano del Salento leccese e davanti ai suoi occhi si è arrivati a 7 – 8 gradi, si tratta in pratica
di olio lampante inutilizzabile come alimento.

Conferme mi giungono dal Dottore Agronomo Giancarlo Biasco che mi riferisce di una diffusione notevole e dal Prof. Vincenzo Mello che mi dice che la malattia che causa questo alto grado di
acidità e una bassissima resa è la LEBBRA aggiunge che è causata da un fungo il Gloeosporium olivarum Alm. Il fungo c’è stato
sempre nel Salento leccese ma quest’anno presenta una virulenza tremenda. Il Prof. Mello parlando con Francesco Arditi, un grosso produttore di olive del Salento leccese, ha raccolto le sue
lamentele per la resa minima di un olio a sei sette gradi di acidità.

La “lebbra”, una malattia nota sin dalla fine del secolo scorso, è presente in molti Paesi olivicoli e in Italia è stata segnalata nel 1950 dal professore Antonio Ciccarone della
Facoltà di Agraria dell’Università di Bari.

Laconico il bollettino fitosanitario che annuncia ai 60mila olivicoltori dei 100 Comuni del Salento leccese che siccome è stata accertata la presenza della malattia fungina denominata
LEBBRA, si consiglia di effettuare trattamenti con prodotti a base di rame e zolfo nelle giornate in cui si verificano condizioni di tempo stabile ovvero in assenza di vento e cielo sereno.

Dal fungo Gloeosporium Olivarum è stata isolata una sostanza fitotossica e poi si è ottenuta in una forma pura: una polvere bianca.

La tossina purificata e messa su talee di pomodoro, ha dato sintomi indistinguibili da quelli causati dalla coltura del fungo.

Ma non siamo i soli ad avere di questi problemi infatti negli ultimi anni, gli ulivi lungo la costa Montenegrina hanno subito un grave marciume delle drupe d’oliva ad opera del fungo
Gloeosporium Olivarum Alm che è stato costantemente isolato.

Nel Montenegro si sono fatte indagini sulla morfologia e la biologia del fungo. Ulteriori studi sono stati effettuati osservando le caratteristiche del fungo, l’effetto di diversi terreni di
coltura, l’effetto del valore del pH (che misura se una sostanza è acida oppure alcalina) sulla crescita delle colonie e la sporulazione, la patogenicità degli isolati provenienti
da frutti malati , e la gamma degli ospiti del patogeno, ottenuta inoculando varie specie vegetali in condizioni di laboratorio.

In Montenegro lo fanno in laboratorio ma se vi capita di andare in giro osservate le olive mature, guardate l’alterazione, le macchie più o meno estese di colore bruno-nerastro, un
marciume che potete vedere anche su tutta l’oliva! Le olive e avete viste no? Sicuramente avrete osservato i primi sintomi, quelle maledette macchie rotondeggianti, di varia ampiezza, depresse,
che colpiscono una parte della drupa. L’oliva raggrinzisce e si mummifica, anche se resta attaccata al rametto.

In questo periodo con tutta la pioggia che ha inondato il Salento leccese potete notare sulla superficie dell’oliva, una patina pruinosa o cerosa, di colore rosa-brunastro! Come cos’è?
E’ il fungo che si riproduce!

Una patina sull’oliva con i frutti del fungo che poi devono disseminarsi. Ed ecco che la disseminazione avviene per mezzo dei conidi. Come dici? Non sai che cos’è il conidio? E mo’ te lo
scrivo: il conidio è una tipica spora asessuata che è una cellula riproduttiva in grado di svilupparsi senza fecondazione prodotta dai funghi per mitosi che significa che da una
cellula madre si generano due cellule figlie (mitospora).

Questi conidi, che adesso hai capito cosa sono, vengono asportati dalla pioggia battente sull’oliva malata e portati dagli schizzi di pioggia sulle olive sane! Insomma questa pioggia di questi
giorni ne sta combinando di cotte e di crede!

Le infezioni di Lebbra si possono diffondere anche per mezzo del micelio vegetativo. Va bene, ho capito, il micelio vegetativo è un’altra parola assolutamente incomprensibile! Adesso ti
dico cos’è! Il micelio è costituito dalle ife, che sono l’elemento primario che costituisce sia il micelio, sia il carpoforo che sarebbe quello che noi vediamo e che
impropriamente chiamiamo fungo.

Le ife hanno forma cilindrica, all’interno cava, e sono collegate ad altre ife attraverso giunti detti “setti” esse penetrano nel terreno per assorbire sostanze nutritive tutte insieme
costituiscono il micelio vegetativo che può infettare le diverse parti della pianta. Capito ora? Tutto sommato è semplice vero? Devi sapere che una volta meno si capiva quello che
uno diceva e più quello che aveva parlato era considerato UN PROFESSORONE! Come dici? Anche adesso è così? Davvero? No! Non dirmelo! Non ci credo, davvero ancora si
raccontano queste “leggende metropolitane”?

Eccoli gli Hobby Farmers (agricoltori per diletto) che mi chiedono che cosa devono fare. Aspè, te lo dico, a te che lo fai per diletto, che non ti importa quanto ti costa prenderti cura
del tuo albero di olive. A te innamorato del pezzetto di paesaggio rurale del Salento leccese ti racconto quello che già avresti dovuto fare prima che si verificasse la LEBBRA. Si! Tu
avresti dovuto fare una buona sistemazione idralico-agraria del terreno, avresti dovuto fare una adeguata potatura, e tutte queste cose che ti ho scritto che avresti dovuto fare e che, se hai
la lebbra sulle tue olive, non hai fatto, sarebbero servite ad evitare ristagni di umidità, e ciò avrebbe potuto limitare la gravità degli attacchi che stanno riducendo le
tue olive in un prodotto che darà solo olio lampante per le tue sere senza l’illuminazione elettrica!

Per gli 11mila Agricoltori professionisti non mi sento di infierire perché c’è la circostanza, di non poco conto, del prezzo dell’olio che non ripaga il costo che avrebbero avuto
questi interventi, quindi a voi Agricoltori professionisti proprietari di oliveti, ovvero a voi che siete poco più di un sesto dei 60mila proprietari di Oliveti del Salento leccese non
mi sento di dirvi nulla!

Ora siamo al punto che il fungo è già presente nell’oliveto con l’aggravante di un andamento climatico umido per le frequenti piogge.

Cosa fare allora?

Il laconico Comunicato Fitosanitario dice che sono necessari interventi chimici con prodotti a base di rame. Ma a me piace concludere riportando uno scritto del prof. Antonio Ciccarone che ha
fatto lezione nel corso di Patologia Vegetale che ho seguito alla Facoltà di Agraria dell’Università di Bari “In pieno campo, la lebbra da G. olivarum, pur producendo danni gravi,
è però limitata per ora a zone di modesta superficie dell’areale complessivo della coltura, e anche in queste zone, sembra non essere in questi anni preoccupante, forse anche per
il perfezionamento dei metodi di lotta contro la mosca. Negli anni e nei luoghi nei quali la lebbra è economicamente importante, tre trattamenti autunnali di preparati rameici sembrano,
come si è accennato, necessari.”

Allora siete pronti? Via! Tre volte, per tre volte, il verde rame sulle olive … per guarirle dalla lebbra!

Antonio Bruno Dottore Agronomo
Redazione Newsfood.com+WebTv

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