Salento: Margherita coltiva le sue Opuntia come fossero rose

Salento: Margherita coltiva le sue Opuntia come fossero rose

Ci scrive Margherita Divìccaro, dal Salento.
In genere il flusso degli emigranti va da Sud a Nord, Margherita è partita dal Nord-Est e si è fermata a Tricase.  

La storia di Margherita ci ha particolarmente colpito, come lo è stata lei ad ottobre in bicicletta, lungo il mare del Salento.
Si è trasferita al Sud, si è inventata un lavoro che neppure i locali vogliono fare: coltiva fichi d’india e ne fa confetture per palati golosi.

Vive a contatto con la natura bella ma spinosa e spietata, è felice ed in più si racconta in un modo che ti pare di vedere un film.
Il suo testo originale è stato corretto e sfrondato ma forse abbiamo fatto male.
E’ come se, da superbi saccenti, avessimo “corretto” un paesaggio Naif di un pittore non ancora noto ma sicuramente di vero spirito Naif.

Ecco che cosa ci scrive Margherita:
“Salve,
sono una piccola imprenditrice agricola -unica in Puglia ma credo anche in Italia- ad aver focalizzato l’attenzione su una coltivazione di cactus “OPUNTIA” a fichi rossi che si è
naturalizzata da moltissimi anni nella macchia mediterranea del sud Salento caratterizzandone con la sua bellezza questo suggestivo lembo d’Italia.
Coltivo la cactacea, esotica non autoctona, in modo naturale e rispettosa dell’ambiente -tra tuberi di scilla marina e asfodelo, carrubi e cespugli di lentisco- e faccio trasformare -come d’uso
in Israele e nei paesi del Centro America- i fichi spinosissimi e di un colore meraviglioso che abbraccia tutti i rossi più belli del mondo (cremisi, magenta, porpora cardinale, etc, etc)
in confettura-extra. (Frutti d’Opuntia 74%, zucchero di canna 24%).

La mia inusuale coltivazione nella macchia mediterranea a Tricase (LE), a ridosso del mare tra garìghe a timo e lentisco, allori, more selvatiche, finocchio selvatico e mirto sulla terra
rossa mista ad imponenti scogli bianchi, è nata da quando emigrai dal Nord-est nel 2006 in questa terra di Leuca.
Alla fine di ottobre, in occasione di una gita in bicicletta, fui improvvisamente catturata dai colori del mare e dai profumi inebrianti delle erbe e delle bacche odorose.
Contro il cielo blu non vi erano solo le normali sagome di Opunzie, molto più note con il nome di Fichi d’India (OPUNTIA ficus indica) a tipicizzare questo lembo d’Italia a sud del sud del
Salento,  ma delle OPUNTIE mai viste prima… spesso striscianti, a pala più piccola e coi frutticini di un meraviglioso bordeaux misto al magenta………. spesso dimenticate lungo
qualche muretto a secco, date volentieri in pasto al decespugliatore o al fuoco (perchè ritenute erroneamente non commestibili, inutili perchè  spinosissime!).
Apprezzate da pochissimi locali, solo ad uso ornamentale, forse a riprendere in qualche modo probabilmente le usanze antiche delle famiglie nobili che le usavano per adornare l’entrata alle loro
sontuose ville sul mare (ve n’è ancora traccia a Marina Serra, a Tricase Porto, a Santa Maria di Leuca).

L’OPUNTIA cardiosperma paraguayensis è giunta a noi con la scoperta delle Indie occidentali, probabilmente, attraverso i Saracèni: è ricoperta sulle pale e sui
fichi da subdole numerosissime spine (affilatissimi glòchidi ad uncino) che è meglio non toccare a mani nude.

Si può dunque immaginare quanto sia difficoltoso curare una coltivazione di questo genere e raccogliere poi, con guanti lunghi e spessi ed una tuta cerata, i fichi uno ad uno,
accuratamente e manualmente, pulirli con sabbia e poi con juta ed erba. Un lavoraccio ma ne vale la pena.

I frutti sono piccoli, aciduli e composti per la maggior parte da semi coriacei avvolti in una densa mucillagine, motivo per cui ci vogliono tantissimi fichi per ottenere una confettura-extra
(più del 74% di solo frutta!!).
I fichi d’india sono fonte considerevole di vitamina C, manganese, magnesio ed anche molto ricchi di Calcio e Potassio.
Superbo è il connubio della confettura con la ricotta vaccina ma gustosissimo anche usarla per preparare cheese-cakes, strudel o ravioli dolci fritti, guarnire panna cotta e yogurt
naturale o impiegare frutti freschi di opunzia caramellati velocemente con un po’ di limone e sparsi a mo’ di letto, per accompagnare … quenelles di ricotta tuffate in scaglie di
mandorla.

Per me – continua Margherita – è un’impresa faticosa ed i locali mi considerano un’extraterrestre ma sono contenta della mia scelta, ne vale veramente la pena, anzi ogni giorno mi
appassiono sempre di più!

Da 4 anni -quando è possibile- recupero nel tratto Otranto-Leuca, tutte le pale violentate selvaggiamente dall’uomo o dal fuoco e le porto a radicare all’ombra dei grandi cespugli della
macchia sperando che riattecchiscano e di ottenere nuovi esemplari, pronti  a fruttificare dopo 3-4 anni.
Mi piace stare a contatto con la natura, mi piace poter fare qualcosa per questa Terra, volorizzandone una naturale risorsa, tipica di questo pezzo di Puglia che potrebbe andare perduto(..oltre
Ostuni, pare che nessuno  conosca questa varietà di OPUNZIA!).

A poco a poco, ho avviato una piccolissima coltivazione -sempre libera, disordinata, a terrazze e senza disboscar nulla- di questa cactacea che mi permette di avere un minimo di raccolto anche
più volte in un anno che faccio trasformare da un’azienda conserviera salentina in confettura-extra dal colore invitante e dal sapore unico, leggermente asprigno con vago sentore di frutti
di bosco.

Sto per partorire (sì, partorire, perchè per me sono come dei figli) un secondo prodotto dal cactus OPUNZIA a fichi rossi molto intrigante del quale vi parlerò al più
presto.

Per eventuali informazioni e/o costi sono contattabile via email: opuntiae@libero.it.

Il sito web è in costruzione e presto spero di poter aprire nel  centro storico di Tricase un piccolo caratteristico locale per poter esporre e vendere i miei prodotti.

Margherita Divìccaro
Tricase

Tel.  0833 187984
email: opuntiae @libero.it

Cosa sono le garighe
Le garighe costiere sono tipiche formazioni cespugliose discontinue che si estendono su suolo involuto, a matrice generalmente calcarea  ma non sono esclusi insediamenti, su substrati
silicei, ricco di roccia affiorante o sabbioso, in un ambiente caratterizzato da elevate luminosità, temperatura e aridità. È costituita da arbusti bassi e frutici,  in
genere di altezza inferiore ai 70 cm.

È nota con i termini diversi:  tomillar in Spagna (in genere usato al plurale, tomillares), garrigue in Francia, mato in Portogallo, phrygana in Grecia e nei Balcani, batha in
Palestina. La piovosità annua è molto scarsa ed è per lo più concentrata nei mesi invernali.

 

Nota di Marghrita sulla foto del “cesto”:
p.s.
Una delle mie  foto che ha pubblicato rappresenta dei frutti con pala non “in un cesto” ma adagiati su un “fìsculo” che sarebbe un antico filtro di corda-sostituito ora da quello in
nylon -per le macine dell’olio.

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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