Lettera di una Boomer: diritti delle donne, Generazione Z e domande sul futuro
8 Marzo 2026
8 Marzo 2026 – Dalla lettera di una lettrice nasce una riflessione sul ruolo delle generazioni, sulle conquiste delle donne e sui segnali contraddittori che emergono oggi tra i più giovani.
Un tema perfettamente in linea con lo spirito nutriMENTE di Newsfood e un’occasione per celebrare la Festa della Donna
Newsfood.com, 8 marzo 2026
Caro direttore,
Sono una boomer. Di quelle che ha voluto “riscattare”, quasi inconsapevolmente, le generazioni femminili precedenti. Non sono stata femminista nell’accezione più dispregiativa – ahimè – del termine ma, forse, senza scendere in piazza ho contribuito alla causa femminile più di altre. Con l’impegno e l’esempio. Brillante e motivata negli studi e nella professione. Un tempo si diceva, poco felicemente, “in carriera”…ma sì c’è stata anche quella. Con un marito boomer, molto poco esperto e collaborativo nelle faccende domestiche, in bilico – come molti altri della sua generazione – tra uno pseudo femminismo di facciata e rigurgiti di un patriarcato ancora duri a morire.
Quindi non ho beneficato del maritino aspirante chef che si diletta a cucinare e/o del paparino che si trastulla il pupo, nutrendolo e pulendolo.
Sorte comune a molte mie coetanee. Mi sarei quindi aspettata che i miei nipoti (sono nonna di soli maschi) incarnassero uomini diversi, collaborativi, comprensivi e, soprattutto, rispettosi dei limiti, loro, e degli spazi altrui.
Prima delusione. Mi sono sempre ritenuta una persona attenta ai mutamenti in corso nella società, con un interesse per le discipline sociale ma un rapporto di Ipsos sull’ International Women’s Day 2026 (Giornata internazionale delle donne 2026) fresco di stampa, pardon diffusione, dà altre indicazioni/risultati.
Seconda maggiore delusione. Gli spazi di apertura mentale che immaginavo di rinvenire nelle generazioni più giovani non sono proprio sconfinate praterie, proprio per niente.
Pochi numeri per chiarire. Il 31 % dei maschi della Generazione Z (quella nata tra la fine degli anni Novanta ed il 2010-12) concorda sul fatto che una moglie debba sempre obbedire al marito e un terzo (il 33%) sostiene che l’ultima parole in una decisione familiare spetti sempre al marito. Con buona pace del diritto di famiglia riformato, in Italia, a metà anni Settanta. Colpisce il fatto che gli appartenenti a questa classe di età “doppino” i maschi boomer (nati tra il 1946 ed il 1964) quanto a visioni tradizionali (o arretrate?) nella conduzione della vita familiare e delle decisioni che la regolano. Infatti gli uomini “attempati” aderiscono a questi pattern di comportamento solo, rispettivamente, nel 13 e nel 17% dei casi. E le donne? Beh, a qualsiasi età, sembrano sempre più scalpitanti. Della generazione Z solo il 18% (insomma solo…è pur sempre una su cinque) crede nell’ascolto indiscusso (o acritico?) del compagno; noi boomer al massimo nel 6% dei casi (una su sedici).
Poi, per confermare una inclinazione alla coerenza, gli stessi giovani uomini che non gradiscono l’indipendenza femminile ritengono però più attraenti le donne con carriere di successo. Che cosa si intende con questa definizione? Donne di spettacolo avvenenti o professioniste affermate? In ogni caso, entrambi i gruppi potenzialmente economicamente affuenti.
Si potrebbero mostrare parecchi altri numeri a sostegno delle affermazioni, e tendenze, riportate. Il punto però è porsi un quesito imprescindibile: che cosa è successo perché siamo arrivati fin qui? Che cosa i boomer hanno mostrato o trasmesso alla Generazione Z? e che cosa significa obbedienza, anzi mancata obbedienza? Da cosa ci mostrano le cronache il prezzo da pagare per essere libere di pensiero è ancora elevato. Qualche volta anche la vita.
Rimedi? Dialogo e onestà con figli e nipoti; educazione almeno al rispetto degli altri e dei no degli altri (se vogliamo tralasciare gli aggettivi affettiva e/ o sentimentale). Senza demordere, perché i messaggi ripetuti (fino alla noia di chi ascolta…), credetemi, passano.
Non so se festeggerò l’8 marzo; è una ricorrenza che non apprezzo nel modo godereccio con cui viene proposta. Nasce da povere donne morte ma forse non lo sappiamo o ce ne siamo dimenticati.
E in ogni caso non festeggerei con la Torta Mimosa. Ammettiamolo, scarsamente originale.
(lettera firmata)
Cara Boomer 2026,
mi ha fatto sorridere quando ti sei definita “boomer”.
Anch’io sono un boomer, ancorato a vecchi valori, a concetti che sembra siano “non più di moda”.
Oggi questa parola sembra quasi una categoria antropologica, mentre in realtà indica una generazione che ha attraversato cambiamenti enormi.
Da Wikipedia
“Boomer” si riferisce originariamente ai Baby Boomers, persone nate nel dopoguerra (circa 1946-1964) durante il “boom” demografico ed economico, ma oggi è usato ironicamente e spregiativamente dai giovani per indicare atteggiamenti percepiti come superati, arretrati o non al passo con i tempi, spesso associati a un’età avanzata o a una mentalità conservatrice
Molti diritti che oggi appaiono naturali sono diventati tali proprio grazie a donne come te: non sempre in piazza, ma nella vita quotidiana, nello studio, nel lavoro, nelle scelte personali.
Per questo i dati che citi sulla Generazione Z fanno riflettere.
La storia non procede mai in linea retta: a volte le conquiste sembrano consolidate, poi riemergono visioni più semplici, più comode, talvolta persino più arretrate.
Non credo però che tutto sia perduto.
Le idee non passano solo attraverso le leggi o i manifesti: passano soprattutto attraverso l’esempio, le conversazioni, la vita quotidiana.
In questo senso stai già facendo qualcosa di importante:
ti poni delle domande e le condividi.
È così che nascono le riflessioni utili.
Quanto all’8 marzo, capisco il tuo disagio verso certe celebrazioni un po’ superficiali. Le ricorrenze hanno senso solo se ci aiutano a ricordare davvero da dove veniamo e, soprattutto, dove vogliamo andare.
E sulla torta mimosa mi permetto solo una piccola osservazione: forse non è il dolce più originale del mondo, ma almeno ci ricorda che dietro ogni simbolo c’è una storia.
E le storie, quando fanno pensare, sono sempre utili.
Dal racconto che fai della tua vita emerge una donna che ha studiato, lavorato, costruito una famiglia, affrontato difficoltà e responsabilità. Oggi sei nonna e hai ripreso anche la tua attività professionale.
Può darsi che il mondo non sia cambiato quanto avresti sperato. Ma questo non significa che l’impegno di una vita sia stato inutile.
Ogni generazione apre strade che quella successiva percorre — talvolta meglio, talvolta peggio.
Uomini e donne restano comunque esseri umani, con limiti e contraddizioni. L’importante è continuare a seguire, per quanto possibile, i propri ideali e a difenderli nelle piccole scelte quotidiane.
Il patriarcato, in molte forme, esiste ancora.
Ma è vero anche che molti uomini stanno vivendo una fase di smarrimento e trasformazione che non sempre sanno gestire.
Ed è proprio in questi momenti che il dialogo, l’educazione al rispetto e la consapevolezza diventano più necessari.
Le battaglie culturali non finiscono mai davvero: cambiano forma, cambiano linguaggio, cambiano protagonisti.
E forse il compito più importante di chi ha vissuto tante trasformazioni è proprio questo: continuare a raccontarle.
Giuseppe Danielli
Articolo aggiornato al 7 Marzo 2026 –
Contenuto realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale, sotto la supervisione e revisione editoriale della redazione.”
Newsfood.com – online dal 2005





