Rifiuti, piano e società unica per l'area metropolitana toscana

Firenze – Le risorse ci sono: quattordici milioni di euro già pronti e che la Regione distribuirà da qui al 2010 per aiutare i comuni dell’area metropolitana a ridurre i
rifiuti e a aumentare la raccolta differenziata, la giunta regionale aspetta però adesso dalle amministrazioni comunali l’indicazione di un percorso, articolato anche per stralci, che
porti alla veloce comune gestione dello smaltimento dei rifiuti e alla successiva costituzione di un’unica società che operi da Pistoia fino a Firenze e da Prato fino ad Empoli.

A Palazzo Bastogi, a Firenze, oggi si è svolta una riunione per verificare lo stato di attuazione del protocollo firmato lo scorso gennaio dai Comuni e dalle Province dell’area
metropolitana.

A voler un incontro urgente con gli amministratori di Firenze, Prato e Pistoia, di Empoli, Sesto Fiorentino e Pontassieve, di Scandicci, Rufina e Greve in Chianti, di Montale, Agliana e
Quarrata sono stati l’assessore alla tutela ambientale e all’energia Anna Rita Bramerini e l’assessore alle riforme istituzionali Agostino Fragai, che sta seguendo la scrittura della nuova
legge sui servizi pubblici locali. «E’ stato un incontro positivo – commentano – E’ emersa la volontà comune di arrivare velocemente alla redazione di un unico progetto industriale
per tutta l’area metropolitana e sono state confermate tutte le scelte sugli impianti sin qui assunte e fatte proprie dagli attuali piani provinciali». Una conferma, questa, rispetto al
più ampio disegno strategico della giunta che punta a ridurre drasticamente gli attuali dieci Ato toscani. «La nostra scelta strategica – spiegano Fragai e Bramerini – è
quella di sostituirli con tre grandi Ato, uno per ciascuna area vasta toscana, e attraverso questa operazione far crescere anche le aziende, migliorando il servizio ed ottimizzandone i costi, a
vantaggio dei cittadini e delle imprese. E’ nostra intenzione avviare un percorso analogo a quello dell’area metropolitana con le altre due Aree vaste per arrivare alla firma di analoghi
protocolli».

Walter Fortini

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