RECOVERY FUND, PNRR ITALIANO: PRIMO CAPITOLO E’ LA SANITA’

RECOVERY FUND, PNRR ITALIANO: PRIMO CAPITOLO E’ LA SANITA’

RECOVERY FUND E PRIME INDISCREZIONE SUL PNRR ITALIANO E PRIMO CAPITOLO E’ LA SANITA’

Martedì, 20 aprile 2021
Commissione UE e Recovery Plan: attenzione alla qualità della spesa e alle riforme. La tempistica è meno influente. Solo ad agosto le prime assegnazioni. Anche la UE è in ritardo. Nel nuovo PNRR Draghi-Franco la riforma madre è quella sanitaria: quale?
 
Bruxelles deve riscattarsi. Dopo il casino dei contratti con le Big Pharma che hanno vinto su tutto e che tengono sotto scacco  tutta la Commissione UE, la figuraccia dell’alto commissario agli esteri con la Russia e che continua ancora su Navalyn e le continue  e forti diversità di comportamento nei vari tavoli con altri Paesi, le rinnovate richiesto sotto traccia ma in modo molto perentorio dei paesi frugali a ripristinare prima possibile la linea del rigore o austerity… la Commissione UE deve dare un segnale forte, preciso.  Ecco  allora qualche chiarimento sui tanto agognati fondi Next Generation UE,  e non solo dall’Italia checche ne dica qualcuno.  Le pulci, i distinguo, i niet su tutte le bozze preventive pervenute agli uffici burocratici della Commissione (circa 200 persone dedicate solo a quello) per ottenere i fondi Next Generation stanno diventando fondamentali. La parola d’ordine della Commissione UE – anche per rispondere a un chiaro segnale del Parlamento – è “qualità dei PNRR, altrimenti non si finanzia”.
E’ la garanzia richiesta da molti paesi europei per approvare il piano di resilienza e di ripartenza condiviso con fondi in prestito e capitali a fondo perduto. In ogni caso la bozza di gennaio 2021 di Conte-Gualtieri dell’Italia era estremamente povera in contenuti, come del resto anche quelle di altri 16 paesi UE. Ora però bisogna fare sul serio: una seconda bozza meno informale ma non ancora ufficiale presentata da Draghi-Franco che ricalca molto la prima seppur molto più dettagliata e precisa, fa in ogni caso richiedere dai burocrati di Bruxelles una “….attenzione preventiva molto determinata e certa sulle priorità riformistiche istituzionali del paese ancora in sospeso …”. Molto chiaro: la UE conferma la priorità delle riforme prima degli atti concreti e pratici di spesa del tesoretto italiano. A proposito non più 210 mld/euro disponibili ma circa 16 di meno!  Mica bruscolini. Intanto sono 26  gli Stati che hanno presentato bozze informali: sembra che nessuna abbia avuto un parere informale di OK TOTALE dagli uffici UE!
Quindi la scadenza “di norma” del 30 aprile per il PNRR Italia  può anche slittare: meglio un PNRR in totale linea con le aspettative regolamentari e le norme stabilite anche se presentato con un  ritardo accettabile. Infatti è la “qualità e il rispetto degli impegni” che facilita la approvazione e velocizza la assegnazione della prima trance (13%) di miliardi.  La difficoltà della tempistica è comprensibile in UE perché trattasi di PNRR basati su 6 anni di investimenti e di bilanci nazionali, molti anche con governi vicini alla scadenza naturale di mandato, con cambio dei premier, con difficoltà anche politiche interne ai vari paesi. Occorre ragionare molto “ soprattutto sulle riforme nazionali istituzionali e operative” ribadiscono tutti gli uffici burocratici di Bruxelles. Sembra proprio che finalmente si arrivi alle famose riforme nazionali che hanno messo negli ultimi 20-30 anni tutti i governi del paese e chi ci ha provato (vedere il governo Renzi) all’angolo, perdenti e senza alcun risultato.
Ora la UE obbliga Draghi e la mega-maggioranza a trovare la quadra. Una responsabilità non da poco quando ogni singolo miliardi di euro regalato vuol dire posti di lavoro, Pil, crescita, speranza, fiducia, nuove imprese, nuovi modelli contrattuali, semplificazione e eliminazione tavoli di burocrazia italiana. E’ evidente che riforme fatte bene obbligano a rispettare esigenze giuridiche concordate dai co-legislatori, e un buon inizio vuol dire semplificare tutto nei prossimi anni, dicono in UE. La UE poi ha 90 giorni massimo per finalizzare gli interventi e la valutazione dei piani nazionali. Un aspetto di pari tempistica e fondamentale è dato dall’aumento del massimale che ogni Stato europeo deve mettere sul tavolo del bilancio comunitario per raccogliere fondi da trasferire: ci sono Paesi che non hanno ancora ratificato nulla.
E’ evidente che uno dei temi forti è e resta la Sanità Italiana non solo di conseguenza alla Pandemia ma anche perché sono stati constatati in ogni caso – e grazie al covid – diverse e tante difficoltà e criticità che un sistema di ordinaria amministrazione aveva anche un po’ occultato, ammorbidito e generalizzato.  Sul tavolo di Draghi la Riforma Sanitaria è un punto fondamentale e prioritario: circa 40 mld/euro da investire come riforma di strutture, strumenti, infrastrutture ma anche e soprattutto – come sembra – di modello e di sistema operativo in modo di poter gestire al meglio situazioni diverse con tutte le funzioni coperte. Non si vorrebbe che fosse l’ennesimo flop della sanità-salute degli italiani. Il primo punto è il rapporto Stato-Regioni in materia che non può essere solo una azione a geometria variabile, ma deve essere strumento di miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia da nord a sud. E’ su questo che il gap fra le regioni deve sparire non attraverso prebende o elargizione di fondi a strutture pubbliche interregionali senza controllo, senza verifiche e soprattutto senza filtri verso le intromissioni mafiose…ad sud come al nord oramai.
Quindi si sta parlando delle case della salute e case di comunità: è stato troppo tutto accentrato nei polichirurgici pubblici e emarginato i medici di famiglia, oppure se gli stessi si sono ritirati difronte ad un modello precario. Gli stessi accordi collettivi nazionali sulle professionalità hanno creato grossi problemi agendo in modo differente. Lo stesso insufficienza della medicina convenzionata, blocco e stasi dei rinnovi contrattuali, inamovibilità del personale, scollamento fra sanità pubblica e privata. Quindi un eccesso di dispersione regionale e nello stesso tempo un accentramento di potere provinciale. Bisogna uscire dalla logica del mutuato che va dal medico e dell’USL locale che non dialoga con tutto il sistema.  La riforma della sanità italiana diventa il primo grande capitolo del PNRR, ma in una ottica di efficienza ed efficacia non del sistema burocratico, legislativo, sindacale, dirigenziale e contrattuale…bensì in una visione di servizio della persona sia essa ancora sana che si vuole tenere sotto controllo ed essere autonomo nella scheda sanitaria che come malato al centro del sistema ad iniziare dal medico di famiglia (come dipendente per i mutuati) che ai medici di Case di Comunità autosufficienti e autonome a diretto contatto con gli utenti. E’ la distribuzione sul territorio nazionali di piccoli efficienti efficaci veloci determinati centri diagnostici e curativi. Si parla di 2600 Case di Comunità in Italia. Basta nosocomi di 7 piani con 500 posti letto e 50 dirigenti sanitari che concentrano anche disagi e disservizi.

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
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