Querelle Prosecco superiore … il pasticciaccio di Piazza Filodrammatici da chiudere in fretta – di Giampietro Comolli

Querelle Prosecco  superiore … il pasticciaccio di Piazza Filodrammatici da chiudere in fretta – di Giampietro Comolli

Querelle Prosecco superiore… il pasticciaccio di Piazza Filodrammatici da chiudere in fretta – di Giampietro Comolli

 

Intervista a Giampietro Comolli con approfondimenti tecnici . Ribadisce:-“Prosecco Superiore: Solo una assemblea di 5000 viticoltori votanti può cambiarne l’uso non due direttori e tre presidenti”

Querelle Prosecco superiore … il pasticciaccio di Piazza Filodrammatici da chiudere in fretta – di Giampietro Comolli

Data: 21
 luglio 2022

Dott. Giampietro Comolli, la guerra dei “fratelli” Prosecco è per fare chiarezza tra i produttori di collina e quelli di pianura, tra DOC e DOCG … con la parolina “Superiore” che è scomoda a qualcuno… è migliore un DOC o un DOCG Superiore? tecnicamente quale è la differenza tra queste diciture? Quale è il più blasonato?

La legge italiana sulla DO risale a sessanta anni fa (n.d.r. Decreto legge 930/1963… Vedi anche articolo Newsfood “1963 E L’ITALIA SCOPRÌ LA DOC”)

Da li nascono i consorzi di tutela totalmente volontari e privatistici e  tutte le DO italiane. In Italia rispetto a Francia e Spagna che hanno solo una categoria, la Aoc o Aoq declinate poi dalle singole aziende con termini e menzioni codificate da una norma nazionale normata dentro gli “statut”, esiste una piramide  “di territorio” e non una piramide “ di azienda e territorio”; così in Italia abbiamo una scala ampia che dal livello più basso del vino da tavola anonimo, sale ai vini di paese o indicazione geografica tipica e protetta –IGP, poi sale ancora alle Doc, poi sale ancora alle Docg, poi alle vigne specificate o cru come si vuol dire.

E’ evidente che ogni DO-IG italiana dal 1992 e poi ancor più dal 2002 si crea la sua piramide: molte denominazioni hanno come vertice alto la semplice Doc, altre – come il Prosecco– è stato necessario nel 2009-2010 trovare più gradini per soddisfare le esigenze di tutti.
Tutti d’accordo, felici da Verona a Trieste, da Treviso città all’Altamarca Trevigiana (che comprende Asolo, Conegliano, Valdobbiadene, Cartizze) per 12 anni; ora qualcuno vuole rimescolare le carte, ridare le carte togliendo qualche asso, cambiando numero delle carte durante la partita… un bel pasticciaccio che potrebbe far crollare tutto.

I termini Superiore e Riserva sono termini ufficiali che hanno una chiarissima “descrizione, designazione, motivazione” all’interno di tutte le leggi sul vino e testi unici del vino. Perché negare una evidenza? I Docg Valdobbiadene, Conegliano, Asolo hanno avuto qualche allungamento di vertice e di alto lignaggio in più, è rientrato tutto negli accordi con il ministero. Il termine “superiore” è stato inserito in modo stiracchiato? E’ andato a genio ai sindaci di allora, alla regione, al ministero e all’Ue: è un diritto acquisito. … per cambiare occorre una assemblea con 5000 viticoltori votanti, all’unanimità. A voglia…

I tre consorzi producono quasi un miliardo di bottiglie di Prosecco per un valore di circa 5 miliardi di euro. Però il Prosecco non significa solo vino ma soprattutto turismo, territorio e Made in Italy. E’ possibile fare una stima su quanto ha creato e quanto può valere oggi il fenomeno Prosecco in Italia e nel mondo?

E’ tutto vero, forse il “mondo Prosecco” o la “piramide Prosecco” o il “sistema Prosecco” o la denominazione Prosecco arriverà a un miliardo di bottiglie prodotte all’anno, al momento ne mancano ancora 100 milioni fra quelle classificate Docg e Doc. Il valore di un vino si misura dal suo prezzo all’origine (uva) e dal suo valore sullo scaffale (bottiglia). Il gap è ancora molto basso, troppo basso, deve avere più credibilità.
Fare un ottimo Prosecco docg e doc costa, produrre una bottiglia oggi può costare di più di un qualsiasi metodo tradizionale in quanto i costi variabili sono aumentati tantissimo nell’arco di 8 mesi.

All’origine stando ai dati in nostro possesso e in possesso di osservatori economici i 5 miliardi dichiarati sono nella speranza più che nella realtà. Mentre il valore della bottiglia oggi sui mercati esteri ( meta di quasi l’80% di tutta la produzione docg-doc) è molto alta, competitiva con altre bollicine blasonate, con il rischio di tenere sotto controllo ogni dettaglio per non perdere appeal e notorietà.
.Oggi in Italia il valore di mercato al consumo (dalla distribuzione all’horeca, dai catering alle mescite, dai bar agli alberghi..) totale di tutte le bollicine Prosecco sfiora 1,9 miliardi euro; non considerando il dato Istat del prezzo alla dogana, all’estero sommando tutte le bottiglie, adeguando i cambi correnti del dollaro e altre monete e i vari modelli distributivi dei  mercati compreso le partite di giro, il valore realizzato al consumo è di circa 16 miliardi di euro, di cui una parte preponderante resta nelle casse degli importatori, distributori, rivenditori, agenzie… un business importante per molti.

Questo pasticciaccio, di piazza Filo-drammatici, quindi va risolto in fretta visto che le conseguenze potrebbero essere drammatiche per il sistema Prosecco e anche per tutto il Made in Italy? Quali potrebbero essere i rischi nel caso Venerdì 22 luglio, non si trovasse un accordo, saltassero i nervi a qualcuno e si dovesse andare in tribunale?

Credo che l’intervista* rilasciata dal governatore Luca Zaiasia molto chiara, netta, diretta senza se e senza ma. Qualunque cosa accada, è già un disastro solo a prescindere e a parlare di certe scelte e decisioni senza cognizione di causa. Oggi negare spiegazioni, sparire dalla circolazione, lasciare qualcuno con il cerino in mano per poi dichiarare per iscritto che non ha colpa di nulla! e allora chi ha avuto la brillante idea di fare un comunicato stampa con frasi virgolettate e nome e cognome?
Ci sono responsabilità personali molto gravi, come ha detto Zaia. Il Governatore conosce perfettamente tutti i dettagli: la piramide Prosecco porta la sua firma. il successo e il passaggio da 100 milioni di bottiglie fra Do-Ig-Anonime solo 20 anni fa circa alle attuali 800 milioni….vuol dire più reddito e fatturato, nuove imprese, valori patrimoniali alle stelle, aumenti di capitali di srl e spa, boom nelle cooperative, un posto sempre più al sole per cantine diventate grandi.

Chi vuole farsi del male da solo, chi tenta di fare harahiri con in mano le uova della gallina d’oro?
Se Zaia non ne sapeva nulla, se i presidenti delle Docg sapevano che erano stati invitati a un tavolo per parlare di altre cose… chi ha guidato la manina del consigliere speciale particolare  Ambrosio (… lo conosco da 20 anni e stimo per la fedeltà al ministero e ai ministri che ha avuto) a nome del ministro “triestino” Patuanelli? Chi paventa le carte bollate evidentemente conosce molto bene la situazione.

Dott. Comolli, il problema DOC – DOCG – SUPERIORE è solo per i tre consorzi del Prosecco oppure è presente anche in altri consorzi vinicoli.

Nel 2005, quando organizzai la prima edizione del Forum Spumanti d’Italia portando a Valdobbiadene in villa dei Cedri oltre 350 cantine, di cui 100 dell’altamarca Trevigiana ( in crescita poi negli anni successivi fino al 2010) il convegno dei docenti, presente anche Zaia e tecnici di Veneto Agricoltura, si lanciò l’idea di una tutela del nome Prosecco all’insegna di un altro termine molto qualificante.

La zona “classica” ovvero l’area più antica, l’area che doveva essere assolutamente Docg, indipendentemente dalla eventuale Doc o Igt più ampia. Nelle prime tre edizioni non si pensò alla piramide del Prosecco perché i piccoli viticoltori non volevano perdere il business delle damigiane. Poi furono convinti e si arrivò alla prima ipotesi del “superiore”. In una edizione del Forum del 2008 o del 2009 si discusse con diversi docenti e membri del Comitato Vini  sulle differenze delle menzioni speciali: io rimasi l’unico con il cerino in mano propenso a classico e non superiore.
Tutti sostenevano che il termine classico faceva confusione con il metodo classico, quando lo stesso metodo era già stato designato per legge anche con formula: “ metodo tradizionale.

Questioni di lana caprina che oggi saltano fuori. Le menzioni speciali o i decreti legge ( superiore, riserva, classico, vigna… )  che istituiscono le DO e le norme del vino servono per chiarire all’interno di una DO le differenze e le opzioni di un produttore nello  scegliere la strada che vuole per il suo vino. Quasi il  50% delle DO italiane usa il termine “superiore” poche il termine “classico” più di pregio da un punto di vista storico territoriale,  ma solo per i vini fermi bianchi e rossi.

Morale: a volte tirare l’elastico oppure non fare una scelta più difficile può creare scompensi e costare cara nel tempo. Ricordo anche che in questo momento tutti i consorzi di tutela sono in crisi di fondi, di identità, di armonia fra piccoli e grandi soci, fra la prevalenza dell’istituto di tutela e/o quella di promozione, ma  senza prevaricazioni fra i viticoltori (la maggioranza sulla carta) ma poi una minoranza della minoranza quando bisogna votare in assemblea certe decisioni molto piccanti e delicate che possono stravolgere la storia di lustri di un territorio.

 


 

Riportiamo l’intervista di Alda Vanzan  fatta al Governatore Zaia e pubblicata sul Gazzettino Lunedì 18 Luglio 2022

Presidente Zaia, è stato un suo decreto, quand’era ministro, a far decollare il Prosecco. Cosa pensa di questa battaglia tra Denominazioni?
«Ho sempre tenuto un comportamento rispettoso perché penso che il governo delle Denominazioni spetti ai soci produttori, non ho mai creduto al ruolo del Grande Fratello. Ma in questa vicenda ritengo di poter dire qualcosa visto che è stato, appunto, un mio decreto a far partire tutto nel 2009: prima di allora chiunque, a livello nazionale e europeo, poteva prendere uva Prosecco e imbottigliare vino Prosecco. Il mio decreto, negoziato con l’allora Commissario europeo per l’agricoltura, Marianne Fisher Boel, consentì di mettere l’etichetta Prosecco alle sole zone a Denominazione. E ricordo che nel 2019, il 4 luglio, grazie alla mia attività le colline sono diventate Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità. Quindi qualche titolo per dire qualcosa ce l’ho».

Secondo lei era ipotizzabile questo scontro tra Consorzi?
«Punto primo: la Docg sa di essere la culla del Prosecco, è ai produttori della Docg che dobbiamo questo fenomeno, sono loro che hanno creato la storia, ma sanno anche che prima del 2009 il nome non era una loro esclusiva. Secondo: la Doc sa che senza la Docg non esisterebbe. Dico questo perché sentire parlare di un codice di autoregolamentazione messo a punto a livello ministeriale mi fa venire l’orticaria. Ma lo capiscono che così si finisce a carte bollate? Non lo ritengo un passaggio banale appellarsi a dirigenti del ministero: se non sei in grado di dialogare, cominci a scrivere».

Al Consorzio Doc dicono che la Docg non può usare il termine Superiore, ma in realtà è il disciplinare a prevederlo. Testuale: Conegliano Valdobbiadene Prosecco spumante, accompagnato dalla menzione superiore.
«Appunto: il problema è dire alla Docg di non usare il termine Superiore che invece è previsto dal disciplinare? E su questo si convocano i consigli di amministrazione dei Consorzi quando i problemi sono ben altri? Penso a siccità, flavescenza dorata, oltre 300 ettari di terreno che non ci sono più perché le piante muoiono, al tema della sostenibilità ambientale».

Il testo dell’accordo da firmare preparato da un funzionario ministeriale è pronto, ci sono i tre Codici per ciascun Consorzio. Davvero nessuno sapeva niente?
«Niente, nessuno ha avuto sentore di questa battaglia sul nome. Ci siamo distratti? O qualcuno vuole una guerra? Prendo però atto che, vista la mole di documenti prodotti e la presenza di un funzionario ministeriale, qualcuno a Roma ci sia andato».

È arrabbiato?
«Preoccupato. Ricordo che dietro al Prosecco c’è l’identità del Veneto, una produzione di 11 milioni di ettolitri, oltre 50 Denominazioni e un comparto turistico che è trascinato dal fenomeno delle nostre bollicine. La destinazione turistica che sta crescendo di più è quella del Prosecco. Perfino la premier danese Sanna Marin ha scelto una delle più belle zone del trevigiano, Farra di Soligo, nel cuore del Prosecco, per una breve vacanza in Italia. Se assistessimo a un dibattito del genere nelle zone di produzione dello Champagne, cosa diremmo? E soprattutto il consumatore finirà col chiedersi: ma qual è quello buono?»

Il suo auspicio?
«Se si arriva a scrivere carte, alla fine spunteranno gli avvocati. Rischiamo di rovinare un sogno. I disciplinari sono chiari. Mi inquieta il fatto che nessuno abbia percepito questo problema e allora mi viene un sospetto: che qualche manina sia andata un po’ oltre. Una cosa però voglio dirla: Doc e Docg sono come due gemelli siamesi, la morte o la vita dell’uno è la morte o la vita dell’altro».
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 Redazione Newsfood.com
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