Pesce: protegge il cuore, ma solo se mangiato in grandi quantità

Pesce: protegge il cuore, ma solo se mangiato in grandi quantità

Il pesce fa bene al cuore, ma solo se mangiato in quantità rilevanti.

Ad affermare ciò, in andando contro a quelle ricerche che descrivono tale alimento come una sorta di panacea cardiaca, una serie di studi.

Il primo è questi è opera della dottoressa Marianne Geleinjse ed è stato pubblicato dall'” European Journal of Heart Failure”.

La studiosa ha seguito dai 1990 ad oggi gli abitanti over 55 (5.300) di un paesino alla periferia di Rotterdam, osservandone l’alimentazione tramite appositi questionari, incentrati sul consumo
di pesce. Inoltre, essa teneva conto dei problemi cuore: durante il periodo d’osservazione si erano verificati 669 infarti.

Alla fine, la dottoressa Geleinjse ha sentenziato: la quantità di pesce messo in tavola non è correlata in maniera significativa all’incidenza di infarto. In altre parole, pur
mangiando omega-3 in quantità il rischio di attacco di cuore non cambia di una virgola o quasi: il tasso di incidenza è simile fra chi non mangiava pesce e fra chi ne mangiava
oltre 20 grammi al giorno. Il pesce ha portato dei benefici solo ai soggetti affetti da diabete.

Detto questo, la ricercatrice olandese invita alla prudenza e sottolinea: “Nel nostro Paese, il consumo medio di pesce è molto scarso, meno di una porzione alla settimana: forse gli
effetti protettivi sull’infarto si evidenziano per dosi di omega-3 più consistenti. In più il pesce contiene altri nutrienti importanti, come la vitamina D e il selenio, ed
è un’ottima fonte di proteine”.

Viva la quantità. Ed a sottolineare che per il pesce le dimensioni delle porzioni contano arrivano 2 ricerche, entrambe presentate a Vienna, al Congresso dell’European Association for
the Study of Diabetes.

Le prima porta la firma di un gruppo di studiosi canadesi ed afferma come supplementi a base di olio di pesce migliorano parametri come colesterolo, trigliceridi e glicemia in un gruppo di
pazienti con sindrome metabolica.
Gli scienziati hanno lavorato con 156 volontari, per di più nutriti per 6 mesi con un integratore che conteneva un grammo di acido eicosapentanoico, un grammo di acido docosaexanoico, un
grammo di alfa- tocoferolo. Un’enormità rispetto alla porzione quotidiana di 20 grammi di pesce degli abitanti del paesino olandese, che corrispondono a una quantità di acidi
grassi polinsaturi totali assai inferiore al grammo.

L’idea che con il pesce bisogni abbondare lo conferma anche il secondo studio, opera di ricercatori francesi.

Essi hanno lavorato con 30 cavie umane, che hanno prima ricevuto per 6 settimane 3 grammi di olio di pesce, per poi “subire” 4 giorni di cibi ad alto rischio di carboidrati. Alla fine delle due
diete, in chi aveva preso olio di pesce non c’erano le alterazioni metaboliche tipiche successive a un eccesso di carboidrati (iperinsulinemia, pressione in rialzo e via dicendo) che invece si
riscontravano in chi aveva assunto un placebo.

Alla fine,quindi, fatte salve le condizioni personali di ogni soggetto, la cosa migliore da fare è non essere avari di triglie, naselli e compagnia.

Ecco il parere del cardiologo Salvatore Pirelli: “A tutti consigliamo di mangiare pesce da 3 a 5 volte alla settimana, perché è molto utile al benessere anche grazie agli altri
nutrienti preziosi di cui è ricco. A chi ha avuto un infarto è certamente opportuno consigliare integratori di omega-3, cosa che può rivelarsi utile anche in tutte le
persone che hanno una probabilità di infarto elevata per altri motivi”.

Matteo Clerici

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