Panificatori: parola d'ordine rinnovamento

I primi dati riguardanti i risultati delle nostre aziende durante le recenti festività natalizie hanno evidenziato una situazione nella quale, sorprendentemente, abbiamo una parte dei
panificatori che ha messo a segno un ottimo periodo natalizio, con numeri di vendita in netto aumento rispetto all’anno precedente, mentre un’altra significativa percentuale di fornai ha
registrato un andamento delle vendite meno florido che in passato.

Analizzando queste interviste «sul campo» si è rilevato che la maggior parte delle aziende che hanno registrato un andamento soddisfacente nel periodo natalizio, ha messo a
disposizione dei loro consumatori un ampia gamma di prodotti complementari al pane, come salati, panettoni e lievitati regionali, pasticcini e piccole idee regalo, il tutto di propria esclusiva
produzione, mentre la maggior parte degli intervistati «scontenti» sono quei panificatori la cui produzione è rappresentata dal pane e da pochi altri prodotti, in gran parte
realizzati da terzi.

Moltissimi tra i panificatori scontenti addebitano all’aumento dei prezzi il motivo principale della non brillante campagna natalizia, ma a mio parere non si tratta solo di questo: la
concorrenza è aumentata e soprattutto «tutti fanno tutto«e, aggiungo, spesso molto male.

È il primo, tangente e inequivocabile segno che le strategie sindacali, basate sull’importanza di crearsi una gamma di prodotti di alta qualità, portata avanti dalla nostra
Federazione sono quelle giuste.

Parliamo del progetto di formazione tecnica avviato ormai 4 anni fa dal Gruppo Nazionale Giovani, a cui è seguita un istruzione teorica culminata con la pubblicazione del testo tecnico
di Simona Lauri e con la presentazione del prototipo di «panificio del futuro», che ha avuto grande successo ad ABTECH, monopolizzando l’attenzione dei visitatori della fiera.

Stiamo parlando comunque di una vittoria parziale, visto che quando una parte dei panificatori italiani attraversa un serio momento di difficoltà, non possiamo fare altro che
dispiacerci.

In ogni caso, la convinzione radicata nella dirigenza della nostra Federazione che quella fosse la strada da seguire, ha di fatto segnato le attività di FIPPA negli ultimi 3 anni.

Allora, pensando al futuro programma che questa Federazione deve preparare per pianificare le linee sindacali per i prossimi 4 anni, diventa fondamentale pigiare sul pedale dell’acceleratore,
cercando di accompagnare i fornai italiani alla necessaria conversione da «artigiani dell’arte bianca» a «artigiani IMPRENDITORI dell’arte bianca», con adeguata
capacità gestionale delle singole aziende. Il mercato in continua evoluzione e anche le sempre più rigorose e stringenti normative obbligano il panificatore ad essere
costantemente informato su tutto quello che può incidere sulla gestione e sull’evoluzione del suo panificio. E, contemporaneamente, lo impegnano ad aggiornare le competenze tecniche
affinché il ventaglio di proposte che ogni giorno offre al consumatore rendano lo stesso più propenso a spostare la volontà di effettuare i suoi acquisti dal fornaio che
può e deve garantirgli la qualità di tutto quello che è fresco e prodotto ogni giorno, riconquistando quei mercati che i bar e le pseudopizzerie al taglio ci hanno
soffiato.

Una Federazione altamente indirizzata a difendere con i denti i propri fornai fornendo loro tutte le competenze necessarie per restare a testa alta sul mercato con la possibilità, alla
quale io credo in maniera assoluta, di aumentare le proprie performance è una condizione indispensabile se non vogliamo che molte, troppe porte di panifici italiani si chiudano per
sempre.

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