PALAZZO BRERA E IL PROGETTO DI RUSSOLI, dai ricordi vissuti dell’autore Benito Sicchiero

PALAZZO BRERA E IL PROGETTO DI RUSSOLI, dai ricordi vissuti dell’autore Benito Sicchiero

By Giuseppe

Il Palazzo di Brera è uno dei luoghi simbolo della cultura milanese: un enorme complesso storico che riunisce arte, scienza, letteratura e botanica

Oggi ospita la Pinacoteca, l’Accademia di Belle Arti, la Biblioteca Nazionale Braidense, l’Orto Botanico e lo storico Osservatorio Astronomico. 

A cura di ASSOEDILIZIA informa

 

Milano, 5 giugno 2026

 

I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità

di Ben Sicchiero


Nota del Direttore
Benito Sicchiero  parla di Brera con la passione di chi l’ha conosciuta bene, l’ha frequentata, l’ha vissuta. L’ha amata. Con i suoi pezzi  giornalistici, in tanti anni ha costruito un mosaico, una documentazione che ha permesso la rinascita culturale pubblica che avrebbe potuto andare perduta.
Giuseppe Danielli


PALAZZO BRERA E IL PROGETTO DI RUSSOLI

di Ben Sicchiero

Il Palazzo di Brera è uno dei luoghi simbolo della cultura milanese: un enorme complesso storico che riunisce arte, scienza, letteratura e botanica nel cuore del quartiere di Brera. Oggi ospita la Pinacoteca, l’Accademia di Belle Arti, la Biblioteca Nazionale Braidense, l’Orto Botanico e lo storico Osservatorio Astronomico.  

Il nome “Brera” deriva da braida, parola longobarda che indicava un terreno incolto o un prato suburbano.  Nel 1178 il terreno fu acquistato dagli Umiliati, ordine religioso molto potente nella Milano medievale, che vi costruì convento e chiesa di Santa Maria in Brera, in seguito demolita. 

Nel 1571 papa Pio V soppresse l’ordine degli Umiliati. Il complesso passò allora ai Gesuiti, sostenuti da Carlo Borromeo, che vollero creare qui un grande collegio destinato all’istruzione. 

L’attuale palazzo nacque soprattutto dal progetto dell’architetto Francesco Maria Richini, iniziato attorno al 1615. L’edificio venne però rallentato dalla peste del 1630 — la stessa raccontata nei I Promessi Sposi — e fu completato solo nel Settecento da Giuseppe Piermarini, autore anche del Teatro alla Scala.

Nel 1773 i Gesuiti furono soppressi e l’imperatrice Maria Teresa d’Austria trasformò Brera in una gigantesca cittadella culturale. Qui trovarono sede l’Accademia di Belle Arti (1776), la Biblioteca Braidense, l’Osservatorio astronomico, l’Orto botanico, scuole scientifiche e laboratori. 

In epoca napoleonica nacque poi la Pinacoteca di Brera, pensata come una sorta di “Louvre italiano” per raccogliere capolavori provenienti dalle chiese e dai territori conquistati da Napoleone. 

Il cuore scenografico del palazzo è il grande cortile interno a doppio porticato, considerato uno dei più eleganti di Milano.

Al centro si trova la famosa statua bronzea di Napoleone Bonaparte raffigurato come “Marte pacificatore”, copia dell’opera di Antonio Canova. Il bronzo venne collocato nel 1859. 

Curiosità: la statua mostra Napoleone idealizzato come un dio romano, completamente nudo salvo un drappo. Quando l’opera originale fu presentata, molti la giudicarono scandalosa e troppo celebrativa.

Brera fu anche uno dei grandi centri scientifici europei del Settecento. L’osservatorio astronomico, progettato dal gesuita Ruggiero Giuseppe Boscovich, divenne celebre in tutto il continente. 

Durante i bombardamenti del 7-8 agosto 1943 il palazzo subì gravi danni. Molte opere della Pinacoteca erano già state trasferite altrove per salvarle. Dopo la guerra Brera venne restaurata rapidamente e riaperta nel 1950. 

 


 

Franco Russoli

 

Il progetto della “Grande Brera” fu ideato da Franco Russoli, direttore della Pinacoteca di Brera, importante storico dell’arte, straordinario comunicatore culturale, supportato dall’allora ministero per i Beni Culturali  e Ambientali istituito da Giovanni Spadolini, uomo politico di grande cultura, storico, giornalista, poi presidente del Consiglio e presidente del Senato.  Russoli capì prima di molti altri che un museo non poteva vivere chiuso nelle istituzioni: doveva entrare nel dibattito pubblico, nei giornali, nella vita civile di Milano.

Negli anni Settanta il quotidiano milanese Il Giorno ebbe un ruolo importante nel dare visibilità alle battaglie culturali di Russoli. Allora ero un cronista del quotidiano ed ho pubblicato per primo l’iniziativa, seguendo negli anni con continuità il progetto di Russoli.

Appartenevo a quella stagione del giornalismo milanese in cui la cronaca culturale era considerata anche impegno civile. I miei articoli contribuirono a trasformare la “Grande Brera” da progetto tecnico-amministrativo a tema discusso dall’opinione pubblica milanese.

Uno dei momenti più mediaticamente forti fu il 1974-76, quando Russoli denunciò pubblicamente lo stato drammatico di Brera, arrivando a chiudere sale della Pinacoteca per protesta contro mancanza di fondi e degrado strutturale. 

La stampa milanese — e Il Giorno in particolare — seguì la vicenda quasi quotidianamente. Descrissi il progetto della Grande Brera non come semplice ampliamento museale, ma come rinascita civile della città, nuova idea democratica di cultura, collegamento tra arte, scuola, quartiere e cittadini.

Ricordo, in particolare, una conferenza stampa tenuta a Brera da Spadolini per illustrare il progetto alle testate nazionali. A un certo punto il ministro venne chiamato per una questione urgente. 

Giovanni Spadolini

Spadolini –  con il quale, negli anni, sviluppai un rapporto quasi amicale, mi chiamava a casa direttamente annunciandosi “Sono il ministro Spadolini” –  si rivolse ai giornalisti: “Purtroppo devo andare. Continuerà Sicchiero che del progetto ne sa più di me”. Cosa che feci con una certa emozione.

 A favore del progetto di Russoli si schierò presto anche la borghesia culturale cittadina ben rappresentata dall’avv. Paola Siniramed che può essere considerata la madrina della “Grande Brera”.

Oggi molti storici della cultura milanese ricordano quella stagione come un esempio quasi irripetibile di collaborazione tra direttori di musei, intellettuali, giornalisti, amministratori pubblici. 

La “Grande Brera” sopravvisse per decenni anche grazie a quella memoria collettiva costruita dai giornali. Dopo la morte improvvisa di Russoli nel 1977, furono proprio gli articoli, gli editoriali e le campagne stampa a impedire che il progetto venisse dimenticato. 

Negli ultimi anni infatti la “Grande Brera” ha ampliato ulteriormente il polo culturale milanese, includendo anche Palazzo Citterio e rafforzando il ruolo internazionale del complesso. 

Come raggiungere Palazzo Brera, via Brera 26: Metro linea 1 rossa fermata Cairoli; linea 2 verde fermata Lanza; linea 3 gialla fermata via Montenapoleone – Tram linee 1, 2, 12, 14 fermata via Cusani, linea 4 fermata Lanza –Bus linea 61 fermata via Pontaccio e linea 57 fermata in Foro Buonaparte


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