LA CRIPTA DI SAN GIOVANNI IN CONCA, SOPRAVVISSUTA ALLA MODERNITA’

LA CRIPTA DI SAN GIOVANNI IN CONCA, SOPRAVVISSUTA ALLA MODERNITA’

By Giuseppe

La denominazione della chiesa ad concham è presente già nel testamento di Ansperto (879) e allude alla leggera depressione del terreno in quella zona. 

 

A cura di ASSOEDILIZIA informa

 

Milano, 27 maggio 2026

 

I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità

di Ben Sicchiero

LA CRIPTA DI SAN GIOVANNI IN CONCA, SOPRAVVISSUTA ALLA MODERNITA’

di Ben Sicchiero

Più della furia del Barbarossa potè quella della modernità di Milano. Parliamo della basilica di San Giovanni in Conca i cui resti sorgono in piazza Missori   e la cui facciata, sorprendentemente, fa parte della chiesa Valdese – protestante – di via Francesco Sforza.

L’edificio sacro è stato costruito attorno al V secolo, epoca paleocristiana, sopra una domus romana e ricostruito tra l’XI  – quando furono realizzate l’abside e un’ampia cripta sottostante –  e il XII secolo. In origine era ad aula unica absidata, voluta da san Castriziano, vescovo di Milano nel III secolo. 

La denominazione della chiesa ad concham è presente già nel testamento di Ansperto (879) e allude alla leggera depressione del terreno in quella zona.  

Cripta San Giovanni in Conca

Probabilmente intorno alla seconda metà del Duecento la chiesa assunse un nuovo assetto a tre navate. La struttura generale dell’interno presentava molte affinità con i cosiddetti impianti “a sala” tipici delle chiese abbaziali; a questo stesso modello si ispirava anche la facciata, realizzata verosimilmente nel medesimo periodo.

Non è una storia fortunata quella della basilica. Devastata dal Barbarossa, venne ristrutturata e nel Trecento conobbe un periodo di splendore: i Visconti la adottarono come cappella gentilizia, ornandola di dipinti e raffinate sculture. Qui vennero sepolti Bernabò Visconti e Regina della Scala. Nel 1531 fu concessa da Francesco II Sforza ai Carmelitani, che la ristrutturarono parzialmente aprendo in seguito alcune cappelle laterali, mentre un’ultima fase di rinnovamento avvenne in epoca barocca. Fu chiusa definitivamente nel 1808 per essere adibita ad usi civili.

Ma la basilica, come scritto più sopra, sopravvissuta al Barbarossa, non sopravvisse alle esigenze del traffico milanese. Già mutilata della facciata medievale, venne demolita per allargare la viabilità cittadina nel dopoguerra. Ancora oggi la scomparsa di San Giovanni in Conca è citata come uno dei grandi traumi urbanistici della Milano novecentesca.

Rimangono l’abside in superficie e la cripta sotterranea. Questa è particolarmente importante perché è una delle pochissime cripte romaniche originali conservate a Milano. È divisa da colonne e piccole navate con volte a crociera, che creano un’atmosfera molto medievale e quasi “segreta”. Era in origine decorata con affreschi di carattere per lo più votivo, di cui sopravvivono alcuni frammenti, risalenti a diverse campagne decorative (prima metà del XII secolo e seconda del XIV), oggi conservati nelle Civiche Raccolte d’Arte del Castello Sforzesco

La facciata medievale non venne distrutta durante le demolizioni: fu smontata pietra per pietra e ricollocata sul nuovo tempio della comunità valdese milanese, in via Francesco Sforza. Ancora oggi è una delle più singolari “migrazioni architettoniche” di Milano.

L’accesso alla cripta avviene su appuntamento telefonando al Museo Archeologico, n. 02 20404175. E’ visitabile dal martedì al venerdì dalle 9 alle 12, sabato dalle 14.30 alle 17.30. Ingresso libero.

Come raggiungerla con i mezzi pubblici: Metro linea 3 gialla, fermata Missori; Tram 15, 12, 14 che transitano a poca distanza.

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