Ora il solare fa gola anche ai ladri. Rubati all'Enel migliaia di pannelli

Roma – Non è accreditata a Wall Street, né alla City e neppure a Francoforte, e non è neppure una vera e propria agenzia di rating, ma per gli affari ha un fiuto
infallibile e ora sta puntando forte sul fotovoltaico, l’ultimo attestato di fiducia nel business delle fonti rinnovabili arriva dalla criminalità, che ha messo pesantemente gli occhi
sui pannelli solari.

«E’ un fenomeno in rapida crescita, vengono presi di mira soprattutto gli impianti a terra che restano a lungo incustoditi: dati precisi non ne abbiamo, ma riceviamo segnalazioni quasi
quotidianamente», spiega l’ingegner Francesco Trezza, dirigente del Gestore dei servizi elettrici, l’agenzia statale che distribuisce gli incentivi economici stabiliti dal conto energia.
«Recentemente – aggiunge – ci hanno chiamato anche i carabinieri dalle Marche, ma il fenomeno riguarda in particolare il Meridione».

La regione più colpita è la Campania. A Serre Persano, in provincia di Salerno, sorge una delle più grandi centrali fotovoltaiche al mondo. Di proprietà dell’Enel,
produce circa 2,5 milioni di kWh l’anno, quanto basta a soddisfare i fabbisogni di circa mille famiglie. A produrre questa energia sono circa sessantamila pannelli solari sistemati su una
superficie di oltre cinque ettari, sperduta in aperta campagna. Un invito a nozze per i ladri, che infatti l’hanno «visitata» a più riprese. Nel giro di un anno sono stati
fatti sparire la bellezza di quasi settemila pannelli.

L’Enel preferisce non fornire cifre esatte, ma parla di «danno economico molto ingente» e ammette di essere stata costretta a correre ai ripari, rafforzando la vigilanza con
personale di guardia. In un paio di casi i carabinieri, facendo degli appostamenti notturni, sono riusciti anche a catturare una banda che una volta rubati faceva arrivare i pannelli in Spagna
e nel Nordafrica. Il fenomeno però è tutt’altro che debellato.

Altro «colpo grosso» è stato quello messo a segno ai danni del comune di Teggiano, sempre nel salernitano. «Abbiamo un campo fotovoltaico da 500 kW, con circa ottomila
pannelli, ma nell’ultimo anno, in cinque o sei volte, ne sono stati sottratti quasi tremila», spiega il responsabile del servizio tecnico municipale, Cono De Luca. Un danno che alle casse
dell’amministrazione è costato più di un milione di euro. Ogni modulo da un metro quadro, pesante una ventina di chili, costa infatti circa cinquecento euro.

A differenza dell’Enel, il comune di Teggiano non può permettersi però di allestire un servizio di vigilanza perché la spesa si mangerebbe tutti i ricavi. Così da
più parti si sta cercando di mettere a punto degli strumenti in grado di arginare il fenomeno, ma l’impresa non è semplice. «Stiamo cercando di creare un archivio con le
matricole di tutti i pannelli immessi sul mercato – spiega l’ingegner Trezza del Gse – e prima di autorizzare gli incentivi verifichiamo la banca dati per controllare che non venga utilizzato
materiale di provenienza illecita, ma è difficile perché i pannelli sono prodotti quasi tutti all’estero e non esiste uno standard internazionale. La speranza è che si
riesca ad arrivare a una marcatura simile a quella che si usa per i telai delle auto».

Altre proposte di soluzione potrebbero arrivare presto dall’Ises Italia, la sezione italiana della International Solar Energy Society, che ha messo il problema dei furti all’ordine del giorno.
Nel frattempo nella lotta contro i ladri di fotovoltaico stanno cercando di fare la loro parte anche gli installatori. La Studio Rinnovabili è un’azienda con base a Roma che realizza
impianti in tutta Italia. «Noi – racconta Andrea Bartolazzi – utilizziamo un sistema di vite di bloccaggio particolare con testa diversa dai normali giravite. Inoltre la testa della vite
viene coperta con una sfera che rende impossibile lo svitaggio. In questo modo se si cerca di togliere il pannello lo si rompe rendendolo inutilizzabile». Un «antifurto» che
non mette al riparo però da ladri ben attrezzati. «Con una fresa – precisa Bartolazzi – ovviamente si aggira l’ostacolo, perciò questo sistema funziona solo in un posto dove
non si possa lavorare indisturbati per qualche ora».

Valerio Gualerzi
(1 ottobre 2007)

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