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Olio di oliva dalla Tunisia, senza iva: è la terapia giusta?

Olio di oliva dalla Tunisia, senza iva: è la terapia giusta?

By Giuseppe

QUANDO L’OLIO D’OLIVA FA DIPLOMAZIA E AIUTA UN PAESE MEDITERRANEO

di Giampietro Comolli

Intendiamo dare una lettura  con occhio positivo, costruttivo e di apertura alla proposta del Parlamento Europeo di voler favorire l’economia tunisina… partendo dall’apertura del mercato continentale e il passaggio doganale senza restrizioni alle produzioni di olio d’oliva – senza ulteriore specificazione qualitativa, varietale e di origine – in arrivo dallo Stato di Tunisi.

Come sempre e da tempo prendiamo atto che la Tunisia, oggi, seppur con alcune questioni di democrazia interna, è stato oggetto di attacchi terroristici ed è nel mirino di chi vuole destabilizzare tutto il Mediterraneo e rappresenta uno Stato in ogni caso da sostenere e supportare.

Ma anche questa “decisione” Europea lascia perplessi sul rapporto Ue-Italia a 360 gradi.  Siamo sicuri che l’importazione di 70.000 ton di olio “tunisino” libero da dazi e accise nel 2016 e 2017 risolva il problema delle necessità della popolazione martoriata, della creazione di imprese, degli attacchi terroristici patiti nel 2015?

I deputati europei credono che l’apertura del mercato dell’olio dia una mano! Ma perché non  hanno pensato anche a rifornire gratuitamente la popolazione tunisina di: latte e yogurt di Danone e Lactalis? Molto utili le barrette di cioccolato della anglo-tedesca Nestlè, i formaggi spalmabili della tedesca Milka, i brodi e le carni in scatola e i condimenti delle belghe e olandesi Masterfoods, Unilever?

Fanno meditare anche le dichiarazioni di nostri autorevoli rappresentanti che vedono questo disastro come una opportunità per introdurre meccanismi di licenze mensili per spalmare l’impatto dei grandi volumi! Pazzesco, scusate.

Crediamo che un giusto impegno allargato a tutti i prodotti alimentari europei, un indirizzo anche per altre forniture, oltre che un sostegno diretto alla popolazione tunisina in termini di sicurezza, certezza alimentare, impegni produttivi potevano meglio rappresentare una strada condivisa. Speriamo che i ministri Gentiloni e Martina almeno stavolta picchino qualche pugno sul tavolo.

Io mi ricordo – perché presente – quello che fece ed ottenne il ministro Marcora fra il 1980-1981 contro alcune scelte europee contro l’Italia. La storia dura da tempo.  Non passa giorno che una qualsiasi decisione o indicazione o suggerimento della plenaria di Bruxelles non veda l’Italia, direttamente o indirettamente coinvolta, e sempre in modo o negativo o perdente per l’Italia.

Cosa ha fatto l’Italia contro i burocrati di Strasburgo e Bruxelles? Come mai si sentono sempre più alte le voci dei tecnici  “non-italiani” contro qualunque cosa dica o faccia l’Italia? E  subito arriva una reprimenda o una denuncia di infrazione. Oppure ecco che qualche prodotto “made in Italy” viene colpito, accerchiato, indebolito. Abbiamo visto la fine dello zucchero, la fine del latte, quello recente della carne e la etichettatura dei grandi prodotti alimentari.

E’ solo di ieri l’altro la richiesta, sempre del Parlamento con già subito l’appoggio della Commissione, di utilizzare i nomi di vitigno italiani (ndr: e scritti in italiano, quando la lingua italiana non figura fra le tre ufficiali dell’Europa: inglese, francese, tedesco) per designare i vini in etichetta prodotti e commercializzati anche in altri paesi UE. Se la Polonia vuole produrre Lambrusco lo potrà fare. Per fortuna il Prosecco o il Gutturnio sono stati messi al riparo, ma Moscato, Malvasia, Trebbiano, Sangiovese …non sono ancora riservati. Cosa aspettiamo?

Ecco allora il nuovo campo su cui attaccare, furbescamente, un altro grande prodotto alimentare italiano di pregio, qualità, valore e valore aggiunto per certe regioni e distretti produttivi. Penso alla Sicilia, alla Puglia, alla Toscana, ai Laghi Lombardo Veneto, al Friuli.

Inoltre con la solita inesattezza e imprecisione europea (a questo punto sembra voluta) si parla di olio d’oliva tout court senza specificare menzioni ed etichetta. Quindi vuol dire che arriverà sfuso: con tutte le problematiche che possono nascere.  Altre due note saltano all’occhio: non ci sono misure economiche anche più sostanziose per aiutare e favorire l’economia tunisina?

Con il mandato parlamentare 2014-2020 sono venuti a mancare diversi onorevoli italiani che erano molto attenti a giocare il ruolo di “relatori ombra” proprio per prevenire e scoprire in tempo certe sparate.  Chi li ha sostituiti? Chi sono i nuovi relatori ombra che non presentano emendamenti, interrogazioni, modifiche? In primis sarebbe più utile per tutti valutare misure alternative di sostegno alla Tunisia.

Appare sempre più evidente che i nostri politici  sono molto attivi sulla stampa nazionale a strapparsi le vesti, a gridare allo scandalo, a reclamare più attenzione verso l’Italia… ma poi sui tabloid in sala stampa a Bruxelles e a Strasburgo non c’è nessuna visibilità alle loro dichiarazioni.

Bravi a curare l’orticello dei voti nazionali e dei giornalisti locali. Forse meno ciacole a Roma, più fatti a Bruxelles, potrebbe essere la medicina giusta.

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Giampietro Comolli

Cum grano salis, a cura di Giampietro Comolli

Editorialista Newsfood.com
Rubrica di economia,  food&beverage e Gusturismo
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