OGM: SOS degli esperti, si rischia di dover comprare i brevetti all'estero

 

Roma – Piante resistenti ai virus, fragole, uva e more senza semi, pomodori a maturazione ritardata: comincia così il lungo elenco degli organismi geneticamente modificati
(ogm) brevettati e poi perduti dall’Italia.

“Gran parte della ricerca l’abbiamo perduta e i brevetti che avevamo fin dagli anni ’80 li abbiamo dilapidati. Ora rischiamo di perdere la capacità di insegnare ai giovani”, dice
Roberto Defez, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Napoli.

Come lui la pensano gli esperti riuniti oggi a Roma nel convegno sulle biotecnologie vegetali organizzato dal comitato Sagri (Salute, agricoltura e ricerca) e dal quotidiano Il
Riformista.

L’Italia, per Defez, corre in pratica il serio rischio di ritrovarsi tra pochi anni a dover andare a comprare brevetti all’estero.

E per uno dei massimi esperti internazionali del settore – il direttore dell’orto botanico dell’università di Berna, Klaus Ammann – l’Italia rischia di ritrovarsi isolata in
un’Europa nella quale le biotecnologie saranno sempre più di casa.

A spingere in questa direzione, ha osservato è anche “il fatto che grazie alle colture ogm si sta progressivamente riducendo l’uso dei pesticidi”. Nel mondo – prosegue Ammann –
“centinaia di nuove piante sono in via di sviluppo. Le più promettenti sono quelle resistenti alla siccità, che si stanno studiando soprattutto in Africa”. Si punta anche
a piante resistenti agli insetti, in modo da azzerare l’uso dei pesticidi, e più nutrienti.

Oggi le colture gm sono molto diffuse in Usa, Argentina e Brasile. In Europa sono in testa Francia e Germania, mentre la Spagna sta partendo adesso. “Anche l’Africa sta cominciando, con
centri di ricerca in Kenya, Sudafrica, Benin e Uganda, ma si trova ad affrontare il grande problema dell’assenza di infrastrutture”, osserva l’esperto. In Asia si stanno preparando
India e Cina. L’Italia, invece, dopo i successi degli anni ’80, rischia di restare indietro.

La moratoria in atto sulle colture ogm, per esempio, blocca in una serra del dipartimento di biotecnologie delle piante dell’università di Milano un portainnesto geneticamente
modificato che potrebbe rendere le mele della Valle d’Aosta resistenti al maggiolino che le sta decimando.

Per il responsabile della ricerca, Francesco Sala, il portainnesto eviterebbe un danno economico, con un calo da 72 a 20 milioni della perdita produttiva; e un danno per la salute,
poiché ridurrebbe o azzererebbe il ricorso ai pesticidi, che per le mele richiedono da nove a più di 30 trattamenti.

Complessivamente, dice Sala, senza utilizzare le biotecnologie l’Italia rischia di perdere ben 36 prodotti tipici minacciati da virus e parassiti. Ma non solo: per Defez gli ogm
potranno avere un peso notevole in futuro sulla bilancia degli scambi alimentari: “Oggi è pari a dieci miliardi, ma in futuro nuovi scenari, come una maggiore siccità,
potrebbero farla schizzare alle stelle. E’ un pericolo concreto”. “Bisogna considerare – conclude – che ci sono multinazionali pro-ogm, ma anche contro gli ogm. Compito della politica
è trovare una via di mediazione equa e ragionevole, in una visione di prospettiva”.

Enrica Battifoglia (ANSA)

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