OGM, Coldiretti: «non serve super vino cinese che allunga la vita»

Nell’Italia dei vini di qualità non c’è spazio per il biotech nè nei vigneti, nè in cantina, nè sulle tavole dei cittadini e vigileremo affinchè non
arrivi questa preoccupante novità di cui le imprese e i consumatori non avvertono certo il bisogno.

E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’annuncio dei risultati di una ricerca cinese, pubblicati sulla rivista ‘Plant Cell, Tissue and Organ Culturè, sulla produzione di vino a
partire dalla coltivazione di uve geneticamente modificate e contenenti elevate quantità di resveratrolo, un antiossidante le cui proprietà «allunga-vita» sono state
più volte dimostrate su animali.

Gli scienziati cinesi – riferisce la Coldiretti – hanno preso il gene ‘stilbene sintetasi’, presente naturalmente nel Dna della pianta di vite cinese della specie Vitis pseudoreticulata e lo
hanno inserito nel Dna della specie Vitis vinifera occidentale da cui si ottengono i grappoli per vini e spumanti con un quantitativo di resveratrolo sei volte più elevato delle piante
normali. Se forti perplessità si evidenziano sulla qualità del prodotto ottenuto, considerata l’attuale offerta di vino in Cina, vale la pena di sottolineare che nei vini italiani
– riferisce la Coldiretti – le sostanze antiossidanti che proteggono le arterie dall’invecchiamento, i cosiddetti polifenoli, sono contenute naturalmente in misura doppia rispetto ai
concorrenti californiani e addirittura quattro volte in più degli analoghi francesi, secondo la ricerca «sulla superiorità del Made in Italy» presentata dal professor
Giuseppe Rotilio, Direttore del Corso di Laurea in Scienze della Nutrizione dell’ Università di Roma Tor Vergata.

Una evidente dimostrazione che – continua la Coldiretti – il vino Made in Italy non teme la concorrenza se mantiene stretto il suo legame con il territorio e la trasparenza nel rapporto con i
consumatori. Nel 2007 – ha precisato la Coldiretti – la produzione nazionale di vino è stata di poco superiore ai 40 milioni di ettolitri con le esportazioni che nel mondo hanno fatto
segnare un aumento del 12 per cento in valore, nonostante il record raggiunto nel tasso di cambio dell’euro rispetto al dollaro sulla base dei dati Istat sul commercio estero nei primi sette
mesi del 2007. La crescita del vino italiano all’estero – ha precisato la Coldiretti – riguarda tutti i diversi continenti con incrementi in valore del 6 per cento negli Stati Uniti e del 14
per cento nell’Unione Europea che rappresentano i principali clienti. Ad aumentare – ha continuato la Coldiretti – sono anche le esportazioni sui mercati emergenti con un incremento del 6 per
cento in Giappone e del 7 per cento in Cina e del 20 per cento in India dove tuttavia le quantità restano contenute.

I risultati raggiunti – ha concluso la Coldiretti – dimostrano la presenza di nuove e rilevanti opportunità di crescita del vino Made in Italy che ha raggiunto complessivamente un
fatturato record di 9 miliardi di euro, 3,2 dei quali attraverso l’export, con quasi il 60 per cento della produzione destinata ai 469 vini nazionali Doc, Docg e Igt.

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