OCM vino, una opportunità da governare. Soprattutto del Gutturnio

OCM vino, una opportunità da governare. Soprattutto del Gutturnio

 

Basta criticare, cerchiamo di capire. E’ vero che la nuova Ocm vino, ovvero le regole che l’Europa ha deciso di mettere in atto nei prossimi 5-6 anni, sia una grande
pasticcio e che probabilmente l’Italia non è stata in grado di chiedere con forza politica e con proposte alternative inattaccabili soluzioni diverse e in linea con le
strategie nazionali,non serve recriminare, ci serva di lezione per la prossima Ocm del 2013.

Il primo agosto 2009 ( domani!) segna l’inglobamento nelle Dop e Igp delle attuali Docg e Doc, cioè il sistema di riconoscimento, di tutela, di controllo e di vigilanza dei
vini è assimilato a quello dei prodotti alimentari.

Diventano così anche i vini Docg-Doc-Igt ampiamente e automaticamente protetti ai sensi del Reg. Ce. 479/2000 con l’iscrizione nel registro ufficiale Ue. E’ una
iscrizione di continuità e in fiducia che però comporta entro il 2011 la trasmissione da parte del Ministero delle Politiche Agricole di tutti i fascicoli e della storia
di ogni disciplinare e denominazione di origine.

La Commissione Europea si riserva fino al 2014 di decidere la conferma o la cancellazione delle denominazioni e indicazioni in base al regolamento, compreso il rispetto delle regole
produttive, l’ambito territoriale, la rivendicazione, il valore commerciale.

Il Ministero accetta fino al 1° aprile le richieste e le istanze di modifica e/o di approvazione dei disciplinari e solo queste rientreranno fra quelle iscritte automaticamente
nel registro di protezione Ue. Successivamente, quindi con un iter più complesso, la approvazione di ogni disciplinare dipenderà prima da una procedura nazionale e poi da
una valutazione finale e definitiva a Bruxelles. In questa nuova impostazione cambiano anche i soggetti deputati a presentare ufficialmente le istanze di riconoscimento e di modifica di
una Dop o una Igp, dalle regioni e organizzazioni di categoria si passa alle associazioni di produttori (anche nuove) e in casi eccezionali anche a singoli produttori. Massima
deregulation e massima responsabilità della volontà del mondo produttivo.

Credo che per i Colli Piacentini si possa aprire una fase molto interessante, potremmo dire una “terza fase da prendere al volo” di ulteriore sviluppo del progetto avviato
nel 1983 con un programma di supporti commerciali, di incentivi promozionali e comunicazione della tutela,simile a quello avviato in questi giorni dalla Champagne con sostegni pubblici.

Il regolamento obbliga la delimitazione della zona di vinificazione anche per i vini Igt i quali devono sottostare agli stessi controlli analitici oggi previsti solo per Docg e Doc e
consente di scrivere in etichetta annata e nome di vitigno per i vini da tavola senza indicazione. A cura di ogni Stato membro verranno approvate le liste dei vitigni che si possono
utilizzare purchè non siano in contrasto con Dop e Igt riconosciute, sparirà completamente la categoria “vini da tavola”. Quindi nasce un sistema di controllo
globale di tutti i vini prodotti per essere commercializzati.

Per Piacenza c’è anche la possibilità di far fare al Gutturnio ( termine tradizionale esclusivo), un salto di classifica, di protezione e di valore con una
riconoscibilità autonoma, una Dop indipendente, un simbolo dei nostri colli insieme alla Malvasia di Candia. Ma in una sola tipologia, un solo metodo produttivo, un solo spettro
degustativo e sensoriale, quello più riconosciuto, più apprezzato dal consumatore. Infine sarebbe opportuno anche instaurare sinergie con i territori confinanti, sia ad
est che ad ovest, almeno per alcuni vini Igt con nome di vitigno già molto simili, con la nascita di un grande Consorzio Interregionale di Tutela dei Vini Padani. Per questo
Piacenza non può e non deve stare con le mani in mano. Guardare indietro non serve, non voler scoprire cosa ci può essere dietro l’angolo è peggio ancora.
Ottimo il lavoro individuale che alcune aziende, piccole e grandi, hanno portato avanti negli ultimi 5 anni, ma è fondamentale creare una strategia unica, collettiva, forte e
unitaria, non unilaterale. I premi acquisiti sulle guide e ai concorsi (come al Forum Spumanti&Bollicine d’Italia) sono la prova che la qualità c’è, cresce
ed è cercata e migliorata con continuità, ora bisogna avere un progetto e un obiettivo, bisogna creare il metadistretto eno-gastronomico turistico-culturale attorno a due
massimo quattro marchi-prodotto leaders. Perché non individuare un unico marchio DD.OO.PP per vini, salumi, fiume Po, dimore-castelli che caratterizzano il Piacentino.

Giampietro Comolli 

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