No OGM, no pesticidi: una patata naturale ma super

No OGM, no pesticidi: una patata naturale ma super

Una patata naturale, cioè non geneticamente modificata (OGM). Ma una patata in grado di offrire il sapore gradevole delle varietà commerciali e la resistenza ai parassiti di
quelle selvatiche, riducendo così gli antiparassitari necessari.

Così annuncia una ricerca dell’Agricultural Research Service (ARS) degli USA, diretta dai dottori Dennis Halterman and Shelley Jansky e pubblicata su “Physiological and Molecular Plant
Pathology”.

L’equipe ARS è partita dalle statistiche di settore. Nei soli States, il mercato dei tuberi alimentari genera 3,3 miliardi di dollari, molti dei quali però consumate della
contromisure chimiche anti-parassiti. Tra questi spiccano le larve degli elateridi, minatori fitofagi che scavano nell’ortaggio gallerie che lo rendono invendibile. Contro gli elateridi vengono
utilizzati diversi agenti chimici, non privi di difetti. Attualmente, i più diffusi sono i pesticidi a base di organofosfati e carbammati incapaci di eliminare tutti gli insetti: alcuni
sopravvivivono come larve nel sottosuolo, poi riemergono, si trasformano in coleotteri adulti ed attaccano la patata.

Sulla base di tale informazioni, gli scienziati dell’Agricultural Research Service hanno preso una strada diversa, più naturale. Si sono così prese in esame la Solanum
berthaultii
e laS. etuberosum, patate originarie del Sudamerica e rinomate per la resistenza ai parassiti. I tuberi sviluppano un sapore sgradevole, particolarmente repellente per la
dorifera della patata e l’afide Myzus persicae.

Allora, i ricercatori hanno incrociato tali varietà con patate commerciali: il risultato finale è una patata commerciabile, molto simile alla diffusa Russet Burbank, ma ricca di
glicoalcaloidi, sostanze che la rendono immangiabile per gli elateridi allo stato larvale.

La notizia del lavoro del team di Halterman e Jansky si è diffusa, destando varie impressioni.

Ad esempio, positivo il commento del dottor oberto Viola, direttore del Centro ricerca e innovazione della Fondazione Edmund Mach di Trento. Per Viola, lo studio condotto “Dimostra che si
possono creare varietà di piante d’interesse commerciale resistenti alle malattie trasferendo caratteristiche presenti nelle specie selvatiche”. Riguardo al metodo, si è potuto
osservare come “Produrre piante resistenti ai patogeni attraverso il miglioramento genetico assistito è una strada percorribile: è un approccio scientificamente avanzato ma
essenziale, perché può garantire la futura sostenibilità delle produzioni agricole riducendo sia i costi di produzione che il footprint chimico in campagna”.

FONTE: Stephanie Yao, “Wild Potato Germplasm Holds Key to Disease Resistance”, USDA News, 16/06/010

Matteo Clerici

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