Niente tacchino, siamo italiani

Niente tacchino, siamo italiani

In America, novembre è il mese del tacchino. In tale periodo, il volatile occupa cucine e tavole, piatto principale del Giorno del Ringraziamento.

Star oltreoceano, il tacchino è cibo poco amato in Italia. Nonostante il suo valido apporto nutritivo, il volatile resta per la Penisola scelta di ripiego, battuto da pollo e vitello.

All’argomento è stato dedicato un sondaggio, realizzato da Demoskopea in collaborazione con Aia.

In base ai rilevamenti, il podio delle carni è chiaro. Al primo posto il pollo, amato dal 34,4% dei consumatori. Seguono poi il vitello con il 32,8% ed il nostro con il 24,8%.

Analizzando di volta in volta vari aspetti, il problema-tacchino diventa più evidente.

Se il consumatore-tipo si nutre all’anno di 18,kg di carni avicole, il 23% sono di tacchino contro ben il 58% di pollo.

Se invece i soggetti venivano sottoposti a domande sulla frequenza di acquisto, il 32% rispondeva di acquistare vitello “Almeno una volta a settimana”, percentuale ben superiore a quelli
(26,6%) che compivano lo stesso gesto per il tacchino

All’interno del nucleo familiare, poi. il cibo in esame è particolarmente odiato dai bambini. Dei minori osservati, il 21,2% dei bambini mangia abitualmente carne di tacchino,
percentuale inferiore al vitello (23,4%) ed al vincitore pollo (29,6%).

I sondaggisti hanno poi chiesto ai partecipanti di indicare eventuali pro del tacchino.

Per i sostenitori, la sua è “Una carne sicuramente italiana” (50,5%), che “Dà chiare garanzie di qualità (39,7%), “Per il prezzo ridotto” (21%) e per “la percentuale di
calorie e grassi contenuta” (14,6%). A livello geografico, i fan del nostro pennuto sono specialmente del Nord-Est, dove il 52,8% degli intervistati lo mangia almeno una volta a settimana.
Dopo, arriva il centro (47,3%) ed infine il Sud e le Isole con il 44.8%.

Commentando tali dati, gli esperti ritengono di poter dare al tacchino il titolo di sottovalutato alimentare. Oltre ai già citati benefici nutrizionali, gli italiani che scelgono
tacchino ottengono carne di qualità e prodotta entro i confini nazionali. L’Italia ha infatti standard qualitativi molto alti rispetto agli standard UE ed internazionale, riuscendo a
coprire il 16% delle quote di mercato.

Secondo alcuni, il problema del tacchino è un minore pedigree gastronomico, inferiore ai rivali. Dotato di una storia alimentare inferiore ai rivali, tale cibo verrebbe così
snobbato, scendendo di gradimento nella lista delle preferenze.

Per aiutare così il tacchino a prendersi il suo posto al sole (ed in tavola), arriva www.oggiscelgotacchino.it.

Tale sito, curato da Aia offre una serie d’informazioni. Ad una sezione tecnica, che comprende report nutrizionali e descrizione dei tagli, sia della tradizione che innovativi, fa da
completamento una più pratica. Tale area contiene così diverse ricette, complete di consigli degli chef.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

www.oggiscelgotacchino.it

Matteo Clerici

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