New York, Fifth Avenue. Eataly regna, il Made in Italy il suo dominio

New York, Fifth Avenue. Eataly regna, il Made in Italy il suo dominio

Fatturato di 6 settimane: 7.5 milioni di dollari. Clienti al giorno interessati ai prodotti: dai 2.000 ai 3.000. Investimento: 25 milioni di dollari. Basterebbero tali numeri a certificare il
successo di Eataly, ma la realtà visuale aiuta a dare la misura del buon lavoro di questo angolo di Made in Italy in terra USA.

Ogni giorno, lunghe code di utenti, in maggioranza Newyorchesi, ma anche qualche forestiero) aspettano pazientemente all’angolo della Fifth Avenue con la 23esima Strada. A loro disposizione,
salumi formaggi, pane e verdure: perché l’offerta di Eataly va ben oltre il solito cliché Italia-spaghetti-pizza. Sia alimenti da acquistare che locali dove mangiare.

Lo rivela il Patron Oscar Farinetti, che nel 2007 ha deciso di tentare l’avventura e di attraversare l’Oceano. Per Farinetti, il segreto è semplice: “Noi non siamo venuti in America e a
New York con l’atteggiamento di dire “e adesso vi facciamo vedere chi siamo e che cosa facciamo”, ma con la voglia di fare una integrazione di prodotti e di uomini. Per i prodotti i migliori
italiani e i migliori americani, anche perché alcuni come carne, frutta e verdura non si possono importare facilmente; per gli uomini utilizziamo la competenze di fior di professionisti
italiani e americani che lavorano uno accanto all’altro”.

Così, il settore-carne è gestito dalla coppia formata da Sergio Capaldo, veterinario SlowFood, e Pat LaFreida, esperto procacciatore di manzi negli States.

Il pesce viene invece gestito da David Pasternack, vecchio volpe della piazza di Fulton Market e da Nando Fiorentino, veterano di Santo Stefano, all’Argentario.

Particolarmente internazionale la gestione della panetteria, che vede impegnati un romeno, un americano, un italiano (“Come le farine ed il lievito per panificare”) ed un gruppo di spagnoli,
che hanno costruito il forno.

Tali buoni risultati hanno spinto Farinetti ed i partner, il gruppo Bastainich-Batali e la famiglia Saper, ad ulteriori espansioni.

Spiega infatti il patron: “A marzo aprirà al piano superiore una birreria ristorante-grill dove metteremo insieme le competenze e i prodotti di due birrai artigianali di qualità
italiani, Teo Musso di Cuneo e Leonardo Di Vincenzo di Roma, accanto all’esperienza e ai prodotti di Sam Calagione che ha uno sua distilleria nel Connecticut”.

Infine, una particolarità che dimostra come la qualità paghi, anche contro le previsioni. In base alle previsioni degli analisti, la scarsa voglia di cucinare dei newyorchesi
avrebbe dirottato la maggioranza (60%) dei profitti nella ristorazione ed il restante (40%).

Invece, “Il risultato per ora dice che abbiamo più ingressi con i prodotti (52,5%) e meno con la ristorazione (47,5%). E dei prodotti alimentari quelli che vanno fortissimo (20% del
fatturato) sono salumi e formaggi. A seguire pasta fresca e panetteria, quindi carne, frutta e pesce”.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

www.eataly.it

Matteo Clerici

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