Nasce l’Associazione Vino Rosa Italiano per promuovere e tutelare i Rosè di produzione nazionale

Nasce l’Associazione Vino Rosa Italiano per promuovere e tutelare i Rosè di produzione nazionale

Nasce l’Associazione Vino Rosa Italiano per promuovere e tutelare i Rosè di produzione nazionale

Intervista a Sebastiano Ramello, consulente internazionale di vini e promotore di vini e aziende vinicole italiane nel mondo – Delegato per la Regione Piemonte,  Membro Commissione “Etica” e “Promozione Estera” del Vino Rosa Italiano

 

Newsfood.com, 27 dicembre 2021

Una video chiamata tra amici per augurarci buon anno con Sebastiano Ramello, consulente internazionale di vini e noto promotore di vini e aziende vinicole italiane nel mondo e, nasce subito una intervista.

Carmelo Sgandurra – Vino Rosa Italiano – Stati Generali 10-11 dic 2021 – Roma –

Il 10 e 11 dicembre scorso a Roma si sono tenuti i primi “Stati Generali” della associazione “Vino ROSA italiano”; una associazione nata con lo scopo di dare una identità tutta italiana ai vini rosati “rosé” italiani.

 

 

Sebastiano racconti ai nostri lettori di cosa si tratta?

Vino ROSA italiano” è una associazione nata qualche anno fa dal progetto di un noto sommelier italiano: Carmelo Sgandurra che ha deciso di radunare le aziende vinicole italiane che producono vini “rosé” sotto un unico nome italianizzato, ROSA; dopo tutto in Italia esistono vini bianchi, rossi e perché no rosa. Lo scopo della associazione è, oltre dare una identità italiana a questi straordinari vini ormai prodotti dalla gran parte delle aziende vinicole italiane, ma, purtroppo, a volte sottovalutati, anche quella di poterli valorizzare in Italia e nel mondo»

Tu cosa centri con questa associazione?

 «Qualche mese fa Carmelo mi ha contattato invitandomi a un incontro a Milano insieme ad altri importanti personaggi del mondo del vino italiano quali: Lara Belgrado della azienda vinicola veneta Barzan, eccellente produttrice di Prosecco; Luciano Cescon enologo e sommelier; Stefano Parisi enologo fiorentino e scrittore con 30 anni di esperienza tra USA ed Europa. Durante questo primo incontro, dopo averci illustrato il progetto “Vinio ROSA italiano”, mi ha proposto, come agli altri, di entrar a far parte di questa associazione come delegato; così che oggi sono il delegato della Regione Piemonte, la regione che più mi rappresenta o forse che più rappresento, visto che sono 15 anni che la porto con me nelle mie promozioni oltre oceano. Oltre la delega qui menzionata ho ricevuto anche la delega di delegato promozione vini ROSA all’estero. Dopo tutto è la mia attività che porto avanti da sempre. Sono sempre stato un po’ restio a far parte di associazioni, in passato ho ricevuto molte proposte da diverse associazioni italiane ma ho sempre preferito restarne al di fuori, ma questa volta sono stato attratto da questo interessante progetto, probabilmente perché io stesso, grazie ai miei infiniti tour esteri come promotore di vini italiani, mi sono accorto che i vini “rosé”, o meglio ROSA, italiani, sono sempre stati messi in ombra dai vini rossi o bianchi, tanto che perfino gli Stati Uniti producono una maggior quantità di vini “rosé” che noi. Penso che sia arrivato il momento di dare il giusto valore ai vini “rosé” (Rosa) nostrani».

Cosa è successo a Roma? 

«Due giorni intensi. Tutti i delegati sono stati radunati in modo da poter mettere le basi per la creazione di progetti che avranno lo scopo di valorizzare questi importanti vini. Il mio compito è stato quello di illustrare l’importanza di investire nel mercato asiatico. Un continente che conta circa i due terzi della popolazione mondiale con una potenzialità di vendita infinita ma che necessita di forti promozioni e presenze costanti. Si è anche discussa la creazione di un evento del vino ROSA da farsi a Roma, un evento che vedrà produttori di questi eccellenti vini e importatori, giornalisti provenienti da più parti del mondo. Ci sono stati diversi interessanti interventi, come quello dell’enologo Stefano Parisi che ha illustrato l’eco-sostenibilità legata al vino e alla sua produzione indicando i punti fondamentali per poter produrre eccellenti vini rosa, seguendo anche le linee biologiche; Luciano Cescon ha illustrato il futuro di un nuovo grande vino italiano, il Prosecco Doc, che da pochi anni ha acquisito la sua versione rosé, tingendo così le sue bollicine di rosa, contando oggi all’incirca il 40% della produzione vini “rosé” italiani; Christian Calcagno, sommelier, delegato regione Lazio, fondatore di una società di distribuzione vini italiana in continua crescita ha spiegato come poter promuovere i vini Rosa alla ristorazione italiana e come la ristorazione italiana è carente di professionisti, sommelier; Carmelo Sgandurra ha esposto i punti fondamentali per creare una via in ROSA, una sorta di strada eno-turistica legata alla eco-sostenibilità e a un consumo energetico più consapevole. Lara Belgrado, oltre a spiegare le necessità delle aziende vinicole italiane ha chiarito l’importanza di abbinare i vini all’arte in tutte le sue forme; cosa che, come amante dell’arte in generale, ho apprezzato molto visto che da sempre penso che un bravo enologo può anche essere considerato un grande artista del vino. 

Come esperto di mercati esteri, quali potrebbero essere gli sbocchi nel mondo per i vini Rosa italiani?

«Sicuramente le prospettive sono buone. Chi ne fa da padrona è la Francia, che ha saputo negli anni valorizzare al massimo i propri vini , anche i rosé, in particolar modo quelli della Provenza, tanto che ancor oggi un vino rosa viene chiamato nel mondo rosé. 

Importanti paesi in via di sviluppo che seguo da anni, come l’India dove negli ultimi tempi c’è stata una crescita nel consumo di vini “rosé” grazie anche alla produzione interna; molte aziende vinicole indiane, le più grandi, hanno iniziato a produrre vini rosé sia fermi che frizzanti, questo è un segno che ci fa comprendere che questo Paese è pronto alla recezione dei vini Rosa italiani. Proprio in questi giorni una delle aziende vinicole piemontesi con la quale collaboro sta preparando un ordine di vini “rosé”, 100% Nebbiolo, che ben presto partiranno per raggiungere i magazzini di un mio collaboratore, importatore, a Bombay. Anche la Cina, ancora restia ai vini bianchi sta dando attenzione ai vini “rosé” anche se per lo più francesi. Il Giappone come anche il Sud Corea hanno aumentato le richieste di vini rosé, lo stesso Giappone produce uno dei vini rosé più costoso al mondo, il: Koshu. Il Nord America è un gran consumatore di vini rosé, come già menzionato, basti pensare che gli USA producono più vini rosé che l’Italia. Inoltre, sicuramente l’avvenuta del Prosecco Doc rosé (mi auguro presto Rosa) darà una forte smossa al vino rosato italiano. 

Come portavoce, nel mondo, dell’intolleranza alimentare legata al vino, pensi che in futuro si potrà ottenere un vino Rosa “Low Histamines”? 

«Si certamente, in realtà con l’enologo piemontese Veglio Osvaldo ci stiamo già lavorando, o meglio stiamo mettendo le basi per portare la mia ricerca anche ai vini rosé, Rosa, italiani così da ottenere un vino che possa anche essere dedicato a sensibili ai vini e intolleranti alimentari alle istamine».

Riguardo ai vini Rosa Low Histamines, pensi che possa anche diventare un modo in più per poter promuovere e far conoscere al mondo il vino “rosé” italiano? 

«Certamente, poter arrivare per primi con un vino Rosa che possa essere anche consigliato a intolleranti alimentari può aiutare sicuramente a far parlare di vino Rosa italiano nel mondo. Dopo tutto sempre di più il mondo si sta focalizzando sulle intolleranze alimentari, perché no il vino Rosa».

Cosa ne pensi della missione e del relativo futuro della associazione Vino Rosa italiano?

«Penso che con i giusti passi, come dice sempre mio padre: due pasi in avanti e uno indietro; possa ottenere il giusto successo e aiutare il territorio del vino a crescere, ma di questo dovreste approfondirne con il suo creatore e presidente Carmelo Sgandurra».

 

 

 

Un grazie da parte mia e dei nostri lettori a Sebastiano, l’Indiana Jones del vino, per averci fatto scoprire un nuovo –nascente- movimento nel mondo del vino italiano.

Giuseppe Danielli
Direttore Neewsfood.com

COME ADERIRE A
VINO ROSA ITALIANO

(Dal sito ufficiale)
Vino Rosa Italiano 
è l’associazione che unisce le varie anime della promozione e valorizzazione dei vini rosati Italiani.

Lo scopo associativo nato all’inizio del 2020 ci vede protagonisti per sviluppare tutte le iniziative pubbliche, di dialogo ministeriale, promozionale e dello sviluppo di una comunità che crede nelle potenzialità del Vino Rosa Italiano.

Quest’anno inoltre, stiamo lavorando sulla costituzione di differenti commissioni di studio che ci vede impegnati nei campi dell’etica, ambientale, turistica, di comunicazione ed export.

I nostri delegati regionali ed i tutor sono invece l’espressione di contatto con il territorio.

L’adesione che comprende la quota valida fino al 31 dicembre del 2022 vuole essere ulteriormente di incentivo per creare un gruppo compatto di promozione per il Vino Rosa Italiano.

Ogni socio avrà parte attiva tramite i gruppi regionali e nazionali alla vita associativa e a tutte le iniziative.
La “Guida al Vino Rosa Italiano” in uscita nel 2022 farà da collante tra i vari territori in un percorso anche turistico alla scoperta delle eccellenze italiane del vino rosa.

Aderire è facile, si può fare anche online oppure scaricando il modulo di adesione dal sito web.

Vedi lo statuto >>>

Ogni socio può spedire i campioni di vino alla nostra redazione, una commissione di degustatori esaminerà i vini e procederà all’analisi tecnica/valutativa e descrittiva che andrà in guida.

Una newsletter ti informerà periodicamente su tutte le iniziative intraprese in ambito nazionale ed internazionale.

Il nostro motto:

Insieme un Mondo di Vino Rosa è Possibile

sia di augurio a tutti noi per costruire un futuro di Vino… Rosa Naturalmente.

Ufficio adesioni associazione – soci@vinorosaitaliano.com 

https://vinorosaitaliano.com/

 

 

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Giuseppe Danielli

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