Morte Franco Ziliani… doveroso saluto

Morte Franco Ziliani… doveroso saluto

 

Morte Franco Ziliani… doveroso saluto
da Giampietro Comolli

Data: 26 dicembre 2021
Giampietro Comolli

un abbraccio a Franco Ziliani
Non sono abituato a usare i social e la mia pagina tecnica di FB per fatti personali o per trovare consenso o per esprimere piaggerie, ma la scomparsa di Franco Ziliani, patron della Guido Berlucchi Franciacorta, mi fa uscire dai precetti e forse dai preconcetti. Merita un doveroso saluto, non solo professionale o di pragmatica…per esserci. Personalità diretta, capace, competente, individuale, imprenditore, innovatore. non sempre si andava d’accordo. L’ho conosciuto nei primi mesi dell’anno 1993. Mi chiamò nel suo ufficio…per conoscermi, disse. Ero da qualche mese nominato direttore dal consiglio di amministrazione del neonato Consorzio Franciacorta (c’erano Paolo Rabotti, Giovanni Cavalleri, Roberto Berlucchi, Vittorio Moretti, Maurizio Zanella, Riccardo Ricci Curbastro… per citare solo quel Qualcuno delle 19 aziende associate che fondarono il nuovo consorzio e diedero vita ad una delle più grandi imprese distrettuali del XX° secolo). Franco Ziliani era fuori dal Consorzio. Fu un interrogatorio di terzo grado. Lui assertore che il mix di uve e vini diversi potevano dare una grande bollicina tricolore metodo tradizionale classico. Io invece convinto della verticalità e orizzontalità di un territorio distrettuale unanime, delimitato e zonizzato a denominazione per poter creare anche cuvée diverse, millesimate e non. Un dialogo-scommessa-promessa che durò fino al 1999 quando lasciai la direzione del Franciacorta per assume quella di direttore generale strategico del Gruppo Lunelli-Ferrari di Trento in sostituzione del direttore Abram. Mi chiamò subito, pranzammo insieme noi due da soli, mi ringraziò per il lavoro fatto, mi fece qualche allusione, mi mise in guardia nell’andare a dirigere una grande azienda con più famigliari. Di lì a poco entrò nella squadra della Franciacorta con tutto il peso aziendale, produttivo, personale…non poca cosa! Ci ritrovammo 10-12 anni dopo a Bolgheri quando mi chiamò per la organizzazione e costruzione della nuova cantina di Caccia al Piano. Anche sulla cantina bolgherese la pensavamo in modo diverso. Opinioni differenti, ascoltava, ma difficile da convincere, scelte sempre unilaterali.  Ma stima infinita, grande attenzione per un uomo, prima che enologo e imprenditore, innamorato di un prodotto, delle scelte in cantina, della creatività legata alla professionalità per produrre non le migliori bollicine tricolori in assoluto, non alla caccia di un premio in ogni caso sulla guida di turno (qui eravamo d’accordo), ma attenzione a coniugare qualità enoica con disponibilità e bisogni del consumatore italiano, allora non avvezzo al consumo di bollicine importanti! Un anticipatore “dall’altra parte della medaglia” di quello che sarebbe toccato alla pedemontana veneta. Mai avrebbe fatto cambio, neppure co-marketing. Lascia una eredità generale molto importante. Onorato della sua conoscenza e del tempo che mi ha sempre dedicato. Vi sono vicino, Cristina Arturo Paolo, buon lavoro, buona vita, buon tutto . Vostro Ninetto Comolli  
Redazione Newsfood.com
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