Monreale e Valle dello Jato: La valle, le vigne, i vini

Monreale e Valle dello Jato: La valle, le vigne, i vini

E’ ormai risaputo di come la Strada Statale 624 sia una vera strada del vino. Lungo lo scorrimento veloce Palermo-Sciacca c’è una concentrazione di vigne e cantine che dimostra come la
zona sia particolarmente vocata per la viticoltura. Purtroppo, però, manca quella che si chiama promozione del territorio, endemica problematica che
impedisce la diffusione degli ottimi prodotti siciliani ed il conseguente sviluppo del territorio.

Lo scorso 20 Marzo, cinque cantine, coi loro rappresentanti, hanno interpretato al meglio la parte iniziale della SS-624, costituita da Doc Monreale e
Valle dello Jato: la Cantina Calatrasi con Maurizio Miccichè, la Cantine
Simonetti
senza rappresentante, Alessandro di Camporeale con Antonino Alessandro, Feotto dello Jato con
l’enologo Nicola Colombo, la Cantina Tamburello con Milena Tamburello, moderatore della degustazione Fabrizio Carrera, direttore del giornale online
Cronache di Gusto.

C’erano molti vitigni alloctoni, ma ciò non è stato un caso, infatti, il particolare microclima della Valle, è ideale per la coltivazione di uve che amano il freddo, come
l’ha definita Maurizio Miccichè, una Napa Valley siciliana!

Ecco, in ordine di presentazione e degustazione, le etichette che hanno animato l’evento, seguite dalle mie personali sensazioni.

La Cantina Calatrasi era presente con il suo Terre di Ginestra Magnifico, un Viognier del 2009 che ha subito incuriosito il mio naso con la sua grande
complessità, frutta bianca, gialla, erbe balsamiche, rosmarino ed una leggera uva passa; in bocca era polposo e strutturato con una ottima sapidità e una bilanciatissima
acidità. La mia sorpresa maggiore, però, è stata quando Miccichè ha comunicato il suo prezzo in enoteca, solo 7 euro per un vino che, secondo me, andrebbe collocato
in una fascia di prezzo ben più alta.

La Cantina Simonetti era presente con il suo Perla di Sicilia, un Syrah del 2009 con profumi di erbe balsamiche e una frutta rossa poco marcata, molto
caldo al naso con discreti tannini abbastanza fini e avvolgenti, ma poco persistente.

Alessandro di Camporeale era presente con il suo Kaid, un altro Syrah del 2008, con al naso una poco invadente frutta rossa e con delle complesse erbe
balsamiche che ben giustificano i riconoscimenti che questo vino ha avuto nel corso della sua evoluzione.

Feotto dello Jato era presente con il suo Rosso di Turi, un Merlot del 2006, che al naso ha subito dimostrato un legno un pò eccessivo, ciò
ha coperto i sentori erbacei, di frutta rossa e le erbe balsamiche, quei profumi facevano davvero una gran fatica ad emergere in quel mare di vaniglia.

Infine, la cantina Tamburello con il suo Perricone Doc Monreale del 2006, ha riportato il pubblico in Sicilia, con un uva che 10 anni fa stava per
estinguersi, ma che per fortuna, da qualche anno, è stata riscoperta da pochi coraggiosi produttori che hanno creduto nelle potenzialità del vitigno. Al naso, la
complessità dei profumi spaziava dalla liquirizia alle erbe balsamiche e al rosmarino; in bocca era polposo ma con dei tannini ancora un pò ruvidi, probabilmente dovuto al troppo
breve affinamento in legno.

L’idea della degustazione, ben riuscita grazie alla collaudata macchina di Carrera e del suo staff, è scaturita dall’Assessore al Turismo di San Giuseppe Jato, Annalisa Martorana, ed
è subito attecchita in quel fertile terreno promozionale rappresentato dal suo Sindaco, Giuseppe Siviglia. Un momento da replicare quindi, visto che al territorio mancano promozione e
sinergie.

A proposito di promozione però, qualcuno, durante gli interventi, ha auspicato l’uso, in Sicilia, di quel sistema francese che ha sganciato i produttori dal concetto di vitigno puntando
sul terroir, ciò che primariamente emerge dalle etichette francesi è quindi il territorio e solo dopo si arriva al vitigno. Io non sono d’accordo ad abbandonare i vitigni per il
territorio, chi lo ha detto che in Sicilia bisogna emulare le formule francesi? Piuttosto, diamoci da fare per far viaggiare insieme uve e territorio, la Sicilia se lo può permettere
perchè i vitigni autctoni, radicati nella storia millenaria dell’isola, ce li ha! Ha anche il territorio, anch’esso grondante di storia di popoli antichi e una varietà di beni
culturali, impossibile da trovare in altre parti del mondo.

Maurizio artusi
per Newsfood.com

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