Lunch box, la dieta si fa sul posto di lavoro
29 Maggio 2013
Qualche anno fa Simon Lowell ha presentato il lunch box: la versione aggiornata e corretta della schiscetta o gamella, un contenitore per un pranzo da lavoro sano e gustoso.
Ora, Lowell e compagni hanno ampliato l’offerta: tramite il loro sito, ecco infatti la dieta lunch box.
Il concetto di base è semplice: quando non si può mangiare a casa, bisogna evitare bar o locali vari e puntare su un pranzo portato da casa. In questo modo, si scelgono
qualità e quantità d’ingredienti, dei contenuti e si possono fare correttivi personalizzati.
In dettaglio, il cibo della lunch box dovrebbe essere composto da frutta e verdura (60%), alimenti proteici (30%), condimenti (10)%.
Riguardo ai carboidrati, sono pressoché esclusi: unica eccezione, se il soggetto svolge attività fisicamente impegnativa e deve recuperare energia spesso in fretta.
Riguardo ai pasti, se il pranzo è fortemente personalizzabile colazione e cena sono più tradizionali, anche se il panierino deve contenere cibi a basso indice glicemico da
consumare a intervalli regolari.
Molto apprezzata per la sua praticità e chiarezza d’istruzioni, la dieta lunch box divide gli addetti ai lavori.
Per i favorevoli, non richiede calcoli complicati su peso del cibo e quantità di calorie, ma insegna una regolazione “ad occhio” e stimola la flessibilità, con unica regola base
dell’indice glicemico.
I dubbiosi e gli oppositori criticano proprio la scelta: non avere regole precise, potere (ma anche dovere) tagliare su misura il menu può non essere adatto può portare i soggetti
meno precisi a perdere il controllo e mangiare male.
Matteo Clerici




