Lotta all’obesità, chirurgia e psicologia devono lavorare insieme

Lotta all’obesità, chirurgia e psicologia devono lavorare insieme

L’obesità è un problema complesso, che interessa più strati della persona. Combatterlo significa quindi agire su più livelli, accoppiando l’intervento fisico con il
supporto psicologico.

A descrivere le linee essenziali dell’azione, il dottor Lucio Rinaldi, responsabile dell’Area per i Disturbi del comportamento alimentare presso il Day Hospital di Psichiatria Clinica del
Policlinico Gemelli.

Il dottor Rinaldi mette in chiaro il punto di partenza: nei casi gravi (indice di massa corporea superiore a 40) la chirurgia è opzione, se non obbligatoria, quantomeno fortemente
indicata, poiché può ridurre il sovrappeso fino al 60%. A questo punto il paziente deve affrontare il decorso post-operatorio: una terra di mezzo dove il disagio psicologico e lo
svantaggio genetico possono portare al recupero dei chili persi: è perciò necessario sostenere il soggetto con interventi qualificati.

Come spiega Rinaldi, “Un inserimento armonico ed equilibrato della chirurgia bariatrica nella storia clinica ed esistenziale del paziente è un elemento fondamentale per il successo a
breve e lungo termine della chirurgia bariatrica che si basa, infatti, sulla presenza di adeguate competenze cognitive e soprattutto emozionali”.

Tra i fautori dell’azione completa, il Policlinico della Cattolica. Di recente, tale struttura ha potenziato l’Ambulatorio di Chirurgia dell’obesità con un servizio di consulenza: a
partire da febbraio 2011, il servizio sostiene il paziente nel periodo pre-operatorio e nel follow-up successivo alla chirurgica. Così facendo, si vuole evitare che problemi di autostima
e di equilibrio affettivo agiscano da molla per il recupero dei chili in eccesso.

Per usare le parole di Rinaldi: “‘La presenza di comorbidità psicopatologica è ben documentata in letteratura In molti casi l’obeso presenta significativa ansietà,
ossessività, tendenza depressiva, una scarsa modulazione dell’aggresività, e trova nel rapporto con il cibo lo strumento di modulazione e di attenuazione di tali aspetti
interiori”.

Perciò, gli specialisti del Policlinico accompagnano il paziente in un percorso di potenziamento emotivo e motivazionale: alla fine della strada, egli avrà un rapporto migliore
con il cibo, riuscendo a controllare meglio gli sbalzi emozionali.

Matteo Clerici

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