Lino Cauzzi: gli Auguri di Buon Natale e di Rinascita, da uno che vorrebbe perdonare

Lino Cauzzi: gli Auguri di Buon Natale e di Rinascita, da uno che vorrebbe perdonare

Lino Cauzzi, l’imprenditore al quale sono stati scippati i suoi cinque alberghi, ci invia i suoi auguri.
E’ una “Lettera aperta” a chi sta perdendo la speranza, a chi crede che di non aver più un futuro, a chi si trova in condizioni disperate a causa di torti, truffe o azioni criminose
subite…
Una via d’uscita c’è ma non bisogna lasciarci prendere dallo sconforto, bisogna lottare affinchè la Verità venga a galla. La macchina della Giustizia, a volte è
ingiusta, è gestita da uomini fallibili ma anche da persone che hanno dato la loro vita per costruire un mondo migliore.
Lino Cauzzi è un imprenditore che è testimone di soprusi, angherie e ingiustizie perchè li ha provati sulla sua pelle, ma
è anche un testimone di grandi valori positivi di Magistrati, inquirenti e persone che lo hanno aiutato a uscire da una situazione drammatica. Altri non ce l’hanno fatta, altri hanno
scritto “fine” appesi ad una corda.
A tutti invia gli Auguri incitandoli a non mollare mai e a credere nella Giustizia.
Il futuro di tutti noi è non perdere mai la Fiducia e la Speranza!,

Giuseppe Danielli

Ecco la lettera:

Lino Cauzzi
Domenica, 15 dicembre 2013, ore 3:35
Tutte le notti, spesso insonni, rivedo il film della mia ex vita dorata, fatta di tanto lavoro ma coronata da molteplici successi, grandi soddisfazioni e tanta gioia di vivere.  
A 64 anni, nel 2006, la malavita è entrata col grimaldello nel mio mondo incantato: una minacciosa richiesta di pizzo, alla quale purtroppo non mi sono opposto subito. Invece di denunciare
il grave fatto criminale ai Carabinieri (che non dimenticherò mai di ringraziare, insieme agli uomini della Guardia di Finanza ed ai Giudici che hanno fatto venire a galla la verità
sui crimini che il Gruppo Catapano aveva perpetrato su di me e sui miei beni – un grazie particolare va al Consiglio dei Notai di Firenze che ha portato alla luce, con prove certe, la
verità di ciò che è avvento la notte del 26 giugno 2009), per paura, ho iniziato a pagare ingenti cifre, tutti i mesi, per tre anni, fino al 2009
Non è semplice denunciare questi soprusi, queste azioni criminali ma cedere senza reagire è peggio: chi chiede il pizzo non si accontenterà mai, e le sue richieste saranno
sempre più pretestuose, fino a quando la sua vittima non sarà completamente dissanguata.

La mia storia ormai è ben nota a chi segue le mie vicende.
Rivedo il mio film e scrivo, prendo appunti; li leggo e li rileggo, e cerco di trovare una ragione.
E’ ormai un’ossessione, è il settimo Natale del mio calvario: chi può avermi voluto così male? Per quale ragione? Solo per i soldi? Posso capire che un malavitoso sia portato
a fare azioni criminali, ma perché professionisti, dirigenti di banca, commercialisti, avvocati e addirittura Notai, si mettono al soldo della malavita? Forse per invidia, per fare soldi
in fretta e confidando sulla loro capacità di aggirare la Legge? Ed anche sulla incapacità della legge (scritta volutamente con la elle minuscola) di punire in modo adeguato chi
delinque? Sono loro stessi vittime di un sistema perverso?

Nel 2009, dopo tre anni di pizzo, ecco la mazzata finale: arriva a Desenzano un falso parlamentare europeo… su auto blu con tanto di bandiera e scorta….”hai cinque alberghi, vuoi entrare nel
nostro gruppo e diventare ancora più grande? …confesso che ci pensai su bene ma troppe erano le cose poco chiare. Rifiutai!”.
Passano pochi mesi.
IL 26 GIUGNO 2009, da Desenzano del Garda, fui costretto controvoglia a recarmi nello studio di un loro notaio fino a Poggibonsi, a pochi chilometri da Siena.
Non sono andato da solo ma, su loro consiglio, sono stato “accompagnato” da  un loro avvocato, dalla direttrice dei miei cinque alberghi e dal marito di lei, che ci ha fatto da autista
-sempre su “consiglio” dei Catapano.
Fino a quel momento ero titolare di: Hotel Margot a Canneto sull’Oglio, l’hotel La Contea a Marcaria, l’hotel Peschiera a Peschiera del Garda, l’hotel Touring a Desenzano del Garda e l’hotel
Hermes a Cremona). Il valore stimato dei beni era di oltre 50 milioni di Euro.

Mezzanotte, studio del Notaio Sannino.
Ricordo bene quando mi fecero vedere la foto di mia figlia e dei miei nipotini. Avevo unicamente due possibilità: firmare gli atti già predisposti in cui avrei ceduto a loro i 5
alberghi oppure non avrei più rivisto la mia famiglia.
Ricordo bene la frase che riecheggiava: Ricordati che siamo in tanti…!
Mai in vita mia mi ero sentito così vulnerabile come in quei terribili e interminabili minuti. Non potevo fare altro, e firmai.
In pochi minuti mi ritrovai senza i miei beni, senza risorse economiche e tanti debiti da pagare.

Tre anni di pizzo e quattro anni di paure, di momenti di estremo sconforto, momenti di solitudine assoluta nei quali si ha solo voglia di farla finita… non sono pochi e sono anche
pesanti.
Per questo continuiamo a dire che spogliare intenzionalmente una persona dei suoi averi e dei suoi beni affettivi, lasciando la vittima nella più completa disperazione…non è
semplicemente una truffa, una estorsione ma un vero e proprio tentato omicidio, una spinta al suicidio della vittima stessa.

I brutti pensieri ritornano proprio durante il periodo natalizio e la moviola dei ricordi mi riporta alle tre notti più brutte di tutta la mia vita: il 26 giugno 2009, notte del sequestro
e cessione forzata dei miei beni – il 25 dicembre 2009, la notte di Natale alle ore 23:00 e la sera del 31 dicembre 2009 alle ore 22:30 . Ci mancò poco a fare il gesto estremo. La
preghiera impedì che lo sconforto e il senso di impotenza avessero il sopravvento sulla Speranza e sulla Fiducia nella Giustizia.
Momenti terribili.

Una delle cose che mi rattrista maggiormente, ripensando a questi sette anni di sofferenza, è quella di non avere mai ricevuto una sola telefonata di conforto dalle persone che un tempo,
prima che cadessi in disgrazia, si dimostravano amiche. I primi ad eclissarsi sono stati proprio i rappresentanti della politica con cui ho collaborato in passato. Nessuno di loro mi ha offerto
il proprio sostegno, nessuno di loro mi ha mai offerto un aiuto.
Dopo le mie denunce fatte alla Guardia di Finanza e ai Carabinieri, per ben tre volte ho dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso a causa delle aggressioni dei criminali, non contenti di
avermi già portato via tutto.
Oltre al male fisico, è deprimente essere su una barella, solo come un cane abbandonato, senza qualcuno amico, vicino.
Quando Lino Cauzzi era l’uomo più felice del mondo (e offriva generosamente il suo appoggio)  -come ho dichiarato in un articolo pubblicato sul Giornale di Brescia del 15 agosto 2010
– di “amici” intorno ne avevo a centinaia e anche i parenti si facevano sentire spesso.
Da fine giugno 2009 … si sono allontanati tutti, sono spariti proprio tutti.

Sono rimasto solo, con il peso delle mie sofferenze che credo nessuno potrà mai veramente comprendere.
Ora che le cose si stanno evolvendo al meglio, ripenso a quel periodo in cui ero caduto in un baratro: non avevo più nulla, solo debiti, mi sentivo perso, impotente, vulnerabile, e
successivamente, umiliato, deriso e abbandonato.

Dopo il 29 3 2011 -data dell’arresto della banda e poi del capobanda-  e il 22 novembre 2011, data della prima condanna dei principali componenti del Gruppo Catapano presso il Tribunale di
Padova, la verità è venuta finalmente a galla.
Da allora ho iniziato, a poco a poco, a essere creduto e non essere più “un appestato”, ora sono di nuovo il sig. Cauzzi.
Gli “amici” stanno tornando ma mi sorge il dubbio che siano più interessati al risarcimento danni che con un po’ di fortuna riusciremo ad ottenere …dai Catapano, dai notai, dalle banche,
dai commercialisti, dal curatore fallimentare…da ognuno di coloro che hanno fatto del male a me ed hanno tolto il lavoro alle decine di famiglie dei dipendenti dei cinque alberghi.
L’ammontare dei danni supera abbondantemente i 100 milioni di Euro.
Gli “amici” ritornano e mi verrebbe voglia di accoglierli e perdonarli ma per ora mi limito a ringraziali con un “adesso è troppo tardi”.
Chissà, forse il tempo risanerà le profonde ferite…
Sulla mia scrivania ci sono dei giornali con le foto di Francesco, il nuovo Papa, che ha infranto le barriere e va tra la gente, in mezzo alla gente. Ed anche un’immagine di Mandela. Nonostante i
trent’anni di carcere (nessuno di noi potrà mai sapere le sofferenze patite), ha avuto la forza di non rispondere ai suoi aguzzini con lo stesso male. Ha accantonato l’odio e la vendetta
e, così facendo, è riuscito a dare una dignità al suo popolo nero.
Chissà, forse qualcuno da lassù ha voluto mandarmi un segno, farmi toccare con mano che, in contrapposizione ai mondi dorati, quelli del Dio Denaro, ce ne sono altri fatti di
dolore, di sofferenza, di malvagità.
Quanto è bella la Vita! E quanto è più bella, quando si rinasce dal buio!
Buon Natale
Lino Cauzzi

Redazione Newsfood.com

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