Legambiente presenta un dossier sulla gestione sostenibile dell'acqua in agricoltura

Il 60% dell’acqua prelevata in Italia è destinato all’agricoltura. Siamo il terzo Paese europeo per percentuale di uso dell’acqua in questo settore, preceduti da Grecia (80%) e
Spagna (72%) e seguiti dal Portogallo (59%). Nel bacino idrografico del Po, è finalizzato all’irrigazione il 95% dei prelievi superficiali. Bastano questi dati a descrivere il
nostro ingente consumo di acqua in agricoltura.

Sono questi i punti fondamentali del dossier presentato questa mattina a Roma da Legambiente in occasione del convegno La gestione sostenibile dell’acqua in agricoltura, a cui sono intervenuti,
tra gli altri, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Antonio Buonfiglio, sottosegretario alle Politiche agricole, Ermete Realacci, ministro dell’Ambiente del governo
ombra del PD, Paolo Russo, presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, Francesco Ferrante, della segreteria nazionale di Legambiente, Stefano Masini, responsabile
ambiente e territorio della Coldiretti, Giuseppina Eramo, della Confederazione italiana agricoltori, e Massimo Gargano, Presidente di Anbi, l’Associazione nazionale bonifiche irrigazione.

L’obiettivo ha spiegato Legambiente non è far salire per l’ennesima volta l’agricoltura sul banco degli imputati, bensì spingere questo settore produttivo a diventare
protagonista di una nuova e diversa strategia di riduzione dei prelievi, incremento della risorsa disponibile ed efficienza nell’uso. Partendo dall’analisi dei numeri, sul territorio alcuni
dati sono ancora più eclatanti. Secondo alcuni Piani di bacino o di tutela delle acque, nel Po il 95% dei prelievi superficiali e il 47% dei prelievi sotterranei sono destinati
agli usi irrigui. Nelle Marche il consumo per usi agricoli e zootecnici arriva all’86% dei prelievi superficiali. In Sardegna all’irrigazione è destinato il 68% dei prelievi
superficiali e il 30% di quelli sotterranei.

Il metodo irriguo maggiormente impiegato secondo l’Istat è quello per aspersione (oltre 1 milione di ettari, pari al 42% del totale irrigato), seguito dallo scorrimento e
dall’infiltrazione laterale (oltre 850mila ettari, 34%), dai sistemi a goccia e microirrigazione (circa 366mila ettari, 15%) e dalla sommersione (220mila ettari, 9%).

Resta poi irrisolto il problema dei limiti troppo restrittivi per i parametri microbiologici previsti dal Dm 185/03 per le acque reflue depurate destinate all’irrigazione: lo confermano i dati
di Anbi secondo cui è pari allo 0,3% la percentuale di acqua utilizzata in agricoltura che deriva dalla depurazione dei reflui fognari.

“Anche sul fronte delle risorse idriche – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – occorre individuare e mettere in pratica subito strategie di mitigazione
del mutamento climatico e di adattamento ai suoi effetti. E’ necessaria una pianificazione dell’uso della risorsa che passi dalla “vecchia” politica della domanda a una “nuova” gestione
dell’acqua disponibile. Riduzione dei consumi, aumento delle risorse idriche disponibili e dell’efficienza negli usi sono interventi fondamentali, insieme a una radicale revisione del sistema
tariffario che incentivi i risparmi e penalizzi gli sprechi. Una gestione sostenibile dell’acqua in agricoltura è un obiettivo necessario nell’interesse di tutti, a partire dagli
agricoltori. Ecco perché riteniamo necessario sancire una vera e propria “Alleanza per l’acqua” che coinvolga tutti gli attori in gioco”.

Un ruolo fondamentale per il miglioramento delle politiche di gestione della risorsa idrica in agricoltura spetta alle Regioni, che hanno ereditato dall’amministrazione statale le competenze in
materia. Nel dossier sono riportati i risultati di un’indagine di Legambiente su leggi regionali, sistemi di tariffazione, costi, programmi di incentivi per ottimizzare l’uso dell’acqua, a cui
hanno risposto 11 Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Quasi ovunque prevalgono sistemi tariffari, assolutamente inadeguati a scoraggiare lo spreco di acqua. Nel corso degli anni, mentre i canoni per le destinazioni civili e per la produzione di
energia sono aumentati, quelli per il settore agricolo hanno subito un decremento significativo. Basti considerare che i canoni per modulo del 1933 (attualizzati al 1994) per gli usi agricoli e
civili erano di circa 132 euro, nel 1994 i primi erano scesi alla cifra di circa 36 euro, mentre i secondi erano aumentati a oltre 1.500 euro. Oggi, ad esempio, in Lombardia, vi è
una notevole differenza di canone per l’uso dell’acqua pubblica: un modulo di acqua (pari alla portata di 100 litri al secondo) per usi civili viene pagato 2.058,63 ?, la stessa
quantità per usi irrigui costa solo 48,31 ?.

“I problemi legati all’irrigazione in Italia – ha commentato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – sono dunque da attribuire, in parte agli ingenti sprechi di risorsa che
si hanno ancor prima che l’acqua raggiunga i campi, alla carenza di sistemi gestionali in grado di ridurre gli sprechi nell’irrigazione e di agevolare l’utilizzo dell’acqua solo quando
è necessario, e all’uso inopportuno e indiscriminato della risorsa. Modificare il decreto sul riuso delle acque reflue, rivedere il sistema tariffario, incentivare l’efficienza
irrigua e ridurre i consumi sono le condizioni necessarie a rendere più sostenibile la gestione dell’acqua in agricoltura”.

Le proposte di Legambiente per uscire dall’emergenza:

– praticare seriamente il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura per ridurre i prelievi di acqua, modificando il decreto del ministero dell’Ambiente 185/2003 che prevede limiti
alla carica batterica 1.000 volte più restrittivi rispetto a quelli proposti dall’OMS;

– attuare politiche regionali indirizzate al risparmio e all’efficienza, quali incentivare la conversione degli impianti obsoleti con quelli maggiormente efficienti, una tariffazione
progressiva legata ai consumi reali, incentivare la gestione dell’acqua presso i Consorzi di bonifica attraverso un sistema a domanda e non a turnazione e, ove possibile, creare dei sistemi di
assistenza all’irrigazione;

– investire adeguate risorse per ridurre le perdite e gli sprechi nel trasporto dell’acqua, e successivamente realizzare piccoli bacini aziendali diffusi sul territorio;

– procedere a una profonda rivisitazione dei Consorzi di Bonifica, fondata sull’efficienza, l’efficacia e l’economicità;

– rendere sempre più efficace il sistema dei controlli preventivi da parte degli enti locali e di quelli repressivi da parte delle forze dell’ordine, dei prelievi abusivi di acqua
dalle aste fluviali e dalle falde, così come occorre aggiornare il censimento dei pozzi di prelievo idrico e irriguo.

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