Le etichette dei prodotti alimentari – Opuscolo Movimento Consumatori (Note 2a Parte)

Le etichette dei prodotti alimentari – Opuscolo Movimento Consumatori (Note 2a Parte)

(Segue da Note 1a Parte)

 

g) Acque

Commento

Alle molte informazioni di pag. 11, avremmo aggiunto (magari con qualche commento, dato che ci pare particolarmente utile ai consumatori) quella relativa all’art. 16, comma 5 del 109/92:

“5. Le acque idonee al consumo umano non preconfezionate, somministrate nelle collettività ed in altri esercizi pubblici, devono riportare, ove trattate, la specifica denominazione di vendita “acqua potabile trattata o acqua potabile trattata e gassata” se è stata addizionata di anidride carbonica.”

h) Cacao e cioccolato

L’argomento è trattato a pag. 12:
[L’etichettatura dei prodotti di cacao e di cioccolato, oltre ad assicurare la trasparenza (?), deve recare una distinta indicazione a seconda che il bene sia prodotto con aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao o che sia prodotto utilizzando esclusivamente burro di cacao;

Nel primo caso, l’etichetta dovrà contenere la dizione: “cioccolato“, mentre nel secondo caso potrà essere utilizzata la dizione: “cioccolato puro“.]

Commento
Ancora una volta, non è così!

Si definisce cioccolato: “il prodotto ottenuto da prodotti di cacao e zuccheri che presenta un tenore minimo di sostanza secca totale di cacao del 35 per cento, di cui non meno del 18 per cento di burro di cacao e non meno del 14 per cento di cacao secco sgrassato.” Quindi leggere “cioccolato” in etichetta non vuol dire assolutamente che il prodotto contiene grassi vegetali diversi dal burro di cacao. “I prodotti che contengono grassi vegetali diversi dal burro di cacao, recano sull’etichettatura la menzione “contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”, non sostituibile da altre espressioni, anche se aventi lo stesso significato.”

(Le citazioni sono tratte, nel caso qualcuno ne ignori l’esistenza, dal Decr. L.vo 12.6.03 n. 178 – Attuazione della Dir. 2000/36/CE relativa ai prodotti di cacao e di cioccolato destinati all’alimentazione umana).

 

i) Carni

Commento
Numerose le informazioni sugli obblighi relativi alle indicazioni di origine (e non poteva essere diversamente!). Mancano totalmente, però, le importanti innovazioni apportate dal D.to Leg.vo 181/03 all’allegato 1 del 109/92 e riguardanti gli obblighi di etichettatura dei prodotti nei quali le carni figurano tra gli ingredienti.

 

j) La frittura
L’argomento è trattato a pag. 19:

[Per prevenire possibili rischi per il consumatore, derivanti dall’uso improprio o eccessivamente ripetuto di oli e grassi per frittura, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che prevede che per le fritture non domestiche, possano venire impiegati oli e grassi con un tenore di composti polari superiori a 25 g/100g.]

Commento
A parte la presenza di un banale errore di stampa (per le fritture non domestiche, non possano venire impiegati ) che però capovolge il significato della frase, questa raccomandazione è ritrovabile in una Circolare del Ministero della Sanità (la n. 1 dell’ 11.1.91), che tratta ampiamente l’argomento.
In effetti, all’interno della Circolare viene evocato un disegno di legge recante modifiche alla Legge 27.1.68, n. 35 (concernente norme per il controllo della pubblicità e del commercio dell’olio di oliva e dell’olio di semi.). Salvo errori da parte nostra, però, il disegno di legge non ebbe il seguito sperato: non ne abbiamo infatti trovato traccia all’interno della citata legge.
Ancora una volta scusate la pignoleria, ma tant’é.

 

Rintracciabilità

E, dulcis in fundo (o in cauda venenum, scegliete voi), parliamo di Rintracciabilità.
L’argomento ci pare, in tutta onestà, trattato un po’ male, ma vediamo meglio.

L’ argomento è trattato a pag. 6:
[La legge n. 204 del 3 agosto 2004 ha imposto l’obbligo di riportare in etichetta anche l’indicazione del luogo di origine o di provenienza della materia prima utilizzata]

E a pag. 9:
[In effetti il nostro Governo, con la legge 204 dell’agosto 2004, ha reso obbligatoria, dal 1° gennaio 2005, la completa rintracciabilità dei prodotti. La grande industria non vuol far sapere l’origine dei prodotti e le trasformazioni successive, in quanto, dice, genererebbero confusione nel consumatore].

Tralasciamo ogni commento relativo alla legge 204/04, sia perché ne abbiamo già parlato (vedi l’articolo “Etichettatura: Cronaca di una morte annunciata” ) sia perché, più semplicemente, è stata abrogata, almeno nella parte che qui ci interessa.

Ciò detto, perché, parlando di rintracciabilità, neppure un accenno al regolamento 178/02 ?
E il povero numero di lotto (lui sì veramente utile alla rintracciabilità!)? A questa indicazione vengono dedicate due righine [E’ apposto dal produttore e vale a identificare l’insieme delle unità di vendita, fabbricate in condizioni identiche di tempo e di luogo.], senza evidenziare in nessun modo la sua grande importanza in termini di sicurezza dei prodotti.

Infine, la “grande industria“.

Comprendiamo bene che in un documento redatto da una associazione di consumatori non ci si possa aspettare che certe situazioni siano esaminate con freddo distacco, ma crediamo veramente di poterle spiegare tutto col teorema “consumatore buono” contro “industria cattiva”?

Non era forse meglio permettere al consumatore di conoscere, appunto, anche le ragioni degli altri protagonisti della vicenda?
Senza confusione di ruoli, ma proprio per consentire una consapevole scelta alimentare.

Leggi la prima parte dell’articolo

 

Commento di Beppe Riccardi (movimentoconsumatori.it)

Gent.ma Redazione,

ringrazio la redazione ed il Dott. Clerici per i commenti relativi al nostro opuscolo e per le segnalazioni di errori e suggerimenti; ne terremo conto per la prossima riedizione che avverrà nei prossimi mesi.

Voglio solo fare due considerazioni in merito:

1) L’opuscolo è destinato non agli addetti ai lavori, ma ai consumatori; per questo abbiamo voluto fare un testo facilmente leggibile da tutti e non troppo “tecnico”; sono d’accordo con voi però, che sia esatto !

2) Riguardo alla tracciabilità e alla rintracciabilità, siamo d’accordo con voi per la sicurezza; la rintracciabilità è garantita dal lotto. Non abbiamo però mai detto che l’Industria è cattiva ed il consumatore è sempre buono ! Ho letto l’articolo sull’origine delle materie prime in etichetta. Ed è proprio per consentire una consapevole scelta alimentare, che vogliamo conoscere in etichetta l’origine delle materie prime utilizzate. Non è sempre vero che “la marca” garantisce la qualità, come detto dal Presidente della Federalimentare. Parliamo di qualità nutrizionali che, sovente, non sono tra le migliori ! Alludo ai molteplici grassi ed oli tropicali utilizzati, dei grassi idrogenati ecc. ecc. Credete che se il consumatore sapesse che, tanto per fare un esempio, la nutella, anche se buonissima, è composta per l’ 80 % di zucchero e olio di palma, la comprerebbero tanti consumatori ? Ma, comunque, se un consumatore vorrà comprarla ugualmente, è padronissimo di farlo, ma se non può sapere come è fatta, come può scegliere?
La libertà di scelta è sempre stata la nostra battaglia; ma per scegliere occorre conoscere. E l’etichetta deve permettercelo.

Beppe Riccardi

 

IMPARIAMO A LEGGERE LE ETICHETTE (Opuscolo by Movimento Consumatori)

 

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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Commenti ( 2 )
  1. alfredo clerici
    16 Gennaio 2019 at 11:54 am

    si veda il mio commento all’articolo relativo alla prima parte.

  2. alfredo clerici
    16 Gennaio 2019 at 12:12 pm

    La Mia risposta al dott. ricciardi è’ quì:

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