Le energie sensibili di Sorgenia: newsletter del 19 settembre 2013

Le energie sensibili di Sorgenia: newsletter del 19 settembre 2013

Concordia, il parbuckling e i rischi ambientali

Sono cominciate nelle acque dell’isola del Giglio le attese operazioni di raddrizzamento della Costa Concordia, la nave da crociera naufragata nel mare della Toscana la sera del 13 gennaio 2012
in un terribile incidente con 32 vittime. L’operazione è gestita dal consorzio Titan-Micoperi e utilizza la tecnica del parbuckle salvage, che consiste nel riposizionamento del relitto
in posizione verticale attraverso un complesso sistema di corde e tiranti.

Il parbuckling veniva utilizzato nell’Ottocento per ruotare e sollevare grossi barili. Nel 1943 la tecnica fu provata per la prima volta su una nave: la USS Oklahoma, affondata due anni prima
nelle acque delle Hawaii in seguito all’attacco di Pearl Harbour. Da allora ad oggi altri relitti sono stati recuperati con lo stesso sistema: il caso più recente è quello della
Repubblica di Genova, affondata nel 2007 nel porto di Anversa in Belgio. La Costa Concordia sarà protagonista dell’ottava operazione di parbuckling nella storia della marina moderna.

Per la nave italiana il meccanismo di raddrizzamento si basa su 56 tiranti lunghi 58 metri e pesanti 26 tonnellate ciascuno, ancorati al fianco sinistro del relitto. Nel complesso il sistema di
tiraggio mette in campo una forza pari a seimila tonnellate.

La fase di ribaltamento del relitto, come hanno spiegato i responsabili della Protezione Civile, presenta anche delle insidie riguardo allo sversamento di liquidi. Per limitare i danni di
eventuali dispersioni provenienti dall’interno della Concordia, l’area di lavoro è stata coperta di panni assorbenti e mezzi di intervento sono pronti in caso di contaminazione.

Gli occhi di tutto il mondo sono concentrati sull’isola del Giglio, centinaia le testate accreditate per seguire in tempo reale l’evoluzione dell’operazione di parbuckling. La Protezione Civile
e i tecnici specializzati del consorzio Titan-Micoperi seguono i lavori dalla control room.

     
“Adesso all’Isola del Giglio un’area marina protetta”  

Tonnellate di solventi e detersivi, uova e litri di latte conservati nelle dispense delle cucine. Non è più il carburante il principale rischio ambientale per l’Isola del Giglio,
da ieri al centro della cronaca mondiale per la massiccia operazione di rimessa in asse del relitto della Costa Concordia. “I residui di gasolio e dei liquidi fognari sono ormai
esigui”, racconta a Energie Sensibili il geologo Mario Tozzi che sta seguendo le fasi del parbuckling dalla control room della Protezione Civile. “Fino alle
8:30 di stamattina l’Arpat, che sta monitorando eventuali danni ambientali, non ha riportato situazioni di criticità nell’operazione di raddrizzamento, che quindi può dirsi
conclusa con successo”. Se la Concordia fosse scivolata al di là dello scalino sul quale si è arenato il relitto il recupero sarebbe stato assai più complesso, se non
impossibile. “Possiamo dire che il bilancio è positivo”.

Tutti ricordano il naufragio della Concordia nella notte del 13 gennaio 2012. Il transatlantico partito da Civitavecchia e diretto al porto di Savona si scontrò con gli scogli delle
Scole durante una manovra azzardata – il cosiddetto “inchino” – mentre al comando della nave c’era Francesco Schettino. Per quasi due anni il relitto, squarciato per 70 metri su un fianco,
è rimasto poggiato sul fondale di Punta Gabbianara, a nord di Giglio Porto. “Il danno alla flora e alla fauna marina per tutta la lunghezza del transatlantico, cioè 290
metri, è stato notevole – sottolinea Tozzi – Lo stesso vale per la piattaforma su cui ora è poggiata la Concordia, per realizzare la quale hanno dovuto piantare dei pali nel
fondale. Ma con un investimento e con il tempo sarà possibile ripristinare le condizioni precedenti”.

Oltre al danno fisico e al carburante – al momento dell’impatto nei serbatoi c’erano 2.400 tonnellate di olio combustibile – il rischio ambientale per i fondali del Giglio
è rappresentato dalle sostanze chimiche e organiche contenute nella pancia della nave. “Ci sono 600 chili di grasso per oliare i motori, 850 di smalto liquido e ancora pitture,
saponi. Poi ci sono i generi alimentari che erano conservati nelle cucine: tonnellate di uova, latte. Se le confezioni sono rimaste intatte sarà più semplice aspirarli, altrimenti
potrebbero esserci delle dispersioni”.

Il materiale a rischio è comunque sotto controllo e continuo monitoraggio dell’Arpat; i tecnici dell’Agenzia regionale sono pronti a intervenire in caso di perdite per scongiurare
qualsiasi danno alla già provata costa orientale del Giglio. “Ora spero che sia condivisa da tutti la necessità di creare nelle acque dell’isola toscana un’area marina
protetta – conclude Tozzi – Se ci fosse stato un limite all’avvicinamento della nave all’Isola del Giglio, questo disastro sarebbe stato evitato”.

“Settimana Europea della Mobilità Sostenibile”, l’Ue premia le città virtuose

Sensibilizzare i cittadini sul legame tra traffico motorizzato e inquinamento dell’area urbana. È questo uno degli obiettivi più importanti della Settimana Europea della
Mobilità Sostenibile, promossa dalla Commissione Europea dal 16 al 22 settembre. Sette giorni di eventi, nelle oltre 2 mila città che hanno aderito all’iniziativa, per
incoraggiare l’uso di mezzi alternativi all’automobile per gli spostamenti urbani.

L’Ue chiede alle città di proporre piani di mobilità sostenibile attraverso la campagna “Do the right mix”. Dal 2 settembre, e fino al primo novembre, le amministrazioni locali
possono inviare alla Commissione i propri progetti per partecipare al concorso. In palio ci sono 10 mila euro, fondi che dovranno servire a sostenere le iniziative proposte. Nell’albo d’oro, il
premio del 2012 è spettato ad Aberdeen, nel Regno Unito, uscita vincitrice dal confronto con le altre finaliste, Ljutomer, in Slovenia, e Tolosa, in Francia.

“Clean air, it’s your move”, in italiano “Aria pulita, tocca a te”. Questo lo slogan della manifestazione che, più di ogni altra cosa, mira a evidenziare il ruolo attivo che ogni
cittadino può avere nel miglioramento della qualità dell’aria attraverso le scelte di mobilità. Gli spostamenti effettuati a piedi, in bicicletta, o con i mezzi pubblici,
rappresentano modalità di trasporto sostenibile che, oltre a ridurre le emissioni di gas, l’inquinamento acustico e la congestione del traffico, possono giocare un ruolo importante per
il benessere fisico e mentale di tutti.

Patrocinata dalla Commissione Ue, l’iniziativa si declinerà in maniera diversa nelle città che hanno aderito all’iniziativa. Tra gli esempi più interessanti quello di
Helsinki, capitale della Finlandia. La città scandinava organizzerà un gioco sul trasporto pubblico in cui i passeggeri saranno invitati a scoprire destinazioni solitamente non
aperte al pubblico come tunnel della metropolitana o percorsi alternativi per tram.

A Pamplona, in Spagna, la settimana verrà suddivisa in diverse giornate, ognuna dedicata a un tema diverso, dalle passeggiate alla bicicletta, passando per mezzi pubblici e auto
elettriche. Le attività includeranno tour guidati, workshops, esibizioni di veicoli ad energia pulita e giochi. Il 22 settembre, ultimo giorno della rassegna, la città iberica
chiuderà al traffico il centro, che sarà teatro di spettacoli e iniziative culturali.

“Più infrastrutture e investimenti: così i trasporti diventano green”  

Investire sulle infrastrutture, creare rapporti di collaborazione tra enti pubblici, privati e di ricerca e cambiare la normativa attuale a favore dei mezzi di trasporto ecologici, sempre
più diffusi nel nostro paese ma non ancora tutelati. Sono questi gli ingredienti che il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, ha indicato come necessari per uno sviluppo sostenibile
dell’Italia e per un suo allineamento con gli altri Paesi europei in tema di mobilità verde. Lo ha fatto in occasione del convegno “Smart mobility per città più vivibili”
tenutosi a Roma in occasione della Settimana europea della Mobilità.

L’evento, organizzato dall’Ambasciata dei Paesi Bassi in Italia e dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, in collaborazione con il dicastero di via Cristoforo Colombo,  è
stato un momento di riflessione su come la mobilità urbana possa diventare sostenibile anche in Italia sull’esempio delle città comunitarie. “Bruxelles ha aperto centinaia di
procedure di infrazione contro il nostro Paese per gli elevati livelli di inquinamento a cui sono esposti quotidianamente i cittadini – ha continuato Orlando-. La mobilità sostenibile
può essere una giusta risposta. Molte amministrazioni locali hanno già da tempo agito in questa direzione ma non basta”.

Secondo il Ministro, “il tema dei trasporti green non riguarda solo il modo in cui ci si muove, ma è un vero e proprio fenomeno culturale che deriva da nuovo tipo di urbanesimo legato
alla crescita della popolazione e all’alto grado di congestione delle nostre strade, dove per spostarsi il mezzo ancora più diffuso è l’automobile privata. Per questo bisogna
agire in primis sulla razionalizzazione del trasporto urbano, ottimizzando le risorse già esistenti, ma anche riorganizzare in maniera intelligente gli orari delle città e dei
servizi pubblici, per sensibilizzare i cittadini verso stili di vita diversi”.

L’Olanda è uno dei  paesi a cui guardare per una mobilità più ecologica: qui su un totale di 16,6 milioni di abitanti si possono contare ben 18 milioni di biciclette,
con 35 mila chilometri di piste ciclabili su una superficie di 37 mila chilometri quadrati. “Guardiamo ai Paesi Bassi – ha concluso Orlando – con cui si può iniziare uno scambio di
esperienze e best practice: qui il governo ha fatto scelte in funzione del risparmio energetico non solo nel settore dei trasporti, con l’investimento su trasporto elettrico, logistica
sostenibile e crescita urbana intelligente,  ma anche nell’edilizia. Negli ultimi anni il Ministero dell’Ambiente ha promosso 573 interventi per un totale di 625 milioni di euro 
favore di infrastrutture, come lo sviluppo di corsie preferenziali o di parcheggi di interscambio e la promozione di car sharing e car pooling. Continuiamo su questa direzione per la tutela del
nostro ambiente ma anche dei cittadini”. 

I viaggi di PlanetSolar, il catamarano ecologico più grande al mondo

Il primo traguardo è stato tagliato nel maggio 2012: dopo due anni di navigazione PlanetSolar, un catamarano grande quanto due campi da tennis equipaggiato con 516 metri quadri di
pannelli solari, completò il giro del mondo superando il record di chilometri percorsi senza motore.

Un successo a metà tra scienza e fantascienza che i costruttori, una joint venture svizzero-tedesca che fa capo agli imprenditori Raphaël Domjan e Immo Ströher, hanno subito
voluto celebrare con un’altra sfida: utilizzare il catamarano solare come un grande laboratorio all’aperto per studiare l’impatto dei cambiamenti climatici sulle correnti oceaniche, in
particolare su quella del Golfo considerata di grande importanza per il clima dei Paesi europei e nordamericani.

Anche questa seconda operazione, la DeepWater Expedition, è stata completata con successo e il 31 agosto scorso il mega-catamarano “verde” – con all’attivo cinque record Guinness, 584
giorni di viaggio intorno al mondo e nemmeno un litro di carburante consumato – è attraccato a Londra.

Il team di Martin Beniston, climatologo a capo della missione (e vincitore del Nobel per la pace nel 2007), ha percorso più di 8 mila chilometri senza carburante da Miami fino a Londra,
passando per New York, Boston, Halifax e St John’s (Canada) e Ostenda (Belgio). Tanti i dati raccolti, che saranno analizzati dal dipartimento di Scienze ambientali dell’università di
Ginevra, partner della spedizione. Muovendosi solo a energia fotovoltaica infatti, PlanetSolar è stato in grado di fare misurazioni senza la distorsione di agenti inquinanti (come
avverrebbe per qualsiasi altra barca a motore), quindi di avere informazioni più “pure” e precise.

“La missione DeepWater ci ha consentito anche di testare varie strumentazioni scientifiche e alcuni prototipi mai utilizzati prima, grazie ai quali abbiamo messo insieme una serie di dati
fisici, chimici e biologici che ci accingiamo ad analizzare”, ha sottolineato il professor Beniston all’arrivo nella capitale britannica. “Non possiamo ancora trarre delle conclusioni, ma
abbiamo notato dei trend interessanti per quanto riguarda la produzione di vapori marini”, ha concluso lo scienziato.

PlanetSolar è momentaneamente parcheggiato al West India Dock, una ex infrastruttura portuale sul Tamigi. L’ultima tappa della campagna 2013 del catamarano sarà la città di
Parigi, in Francia. Ma è già in programma la prossima missione, ancora più ecologica: la WasteFreeOceans Expedition, per ripulire gli oceani dai rifiuti marini. Il progetto
è in partnership con la Waste Free Oceans Foundation e il catamarano sarà equipaggiato con una grande rete a strascico, che ci si aspetta raccoglierà fino a otto tonnellate
di immondizia sparsa per il mare.

Green economy: un piano verde per Comuni e Regioni  

Rilanciare l’Italia attraverso un “Piano Verde” da attuare in cinque tappe. Se ne è parlato alla decima ed ultima assemblea programmatica nazionale in preparazione degli Stati Generali
della Green Economy. L’evento  è in programma per il 6 e il 7 novembre a Rimini, nell’ambito di Ecomondo, con la collaborazione dei Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo
Economico.

Il “Piano Verde” per rilanciare l’Italia, che vede come protagonisti Regioni ed Enti locali, si articola lungo tre direttrici. I comuni, in particolare, diventeranno dei veri e propri
laboratori di esperimenti di green economy, puntando sulla valorizzazione del territorio e sull’uso efficiente delle risorse. Il tessuto industriale italiano, del resto, ha già iniziato
a lavorare sull’economia verde. Basti pensare che, negli ultimi tre anni, 360 mila aziende (il 23%) hanno investito in tecnologie verdi e 240 mila posti di lavoro (il 38% delle assunzioni del
2012) sono stati creati da imprese che operano in questo settore.

Le tappe individuate da Regioni ed Enti Locali sono cinque. Si parte con la programmazione dei fondi strutturali per sviluppare l’innovazione nelle aziende e nei territori, attraverso il
coordinamento tra le Regioni. Si punterà, poi, a sviluppare i cosiddetti mercati verdi pubblici e privati, per promuovere la diffusione di quei beni prodotti con processi che hanno un
basso impatto sull’ambiente. In quest’ottica, è stato fissato l’obiettivo del 50% di “appalti verdi”. Nello specifico, il piano prevede che vengano forniti strumenti di supporto a
Regioni e Enti Locali per permettere alle Pubbliche Amministrazioni di formulare procedure d’acquisto che privilegino prodotti creati con criteri sostenibili.

La terza tappa riguarda il credito e la fiscalità ambientale. Questa parte della proposta mira ad allungare l’orizzonte temporale agli strumenti di incentivo più efficaci, come il
bonus fiscale del 65%, al fine di favorire la produzione e  il consumo eco-compatibile. Il quarto punto, invece, riguarda lo sviluppo di partnership tra pubblico e privato, da ottenere
attraverso la trasformazione dei distretti industriali in eco-distretti e stabilendo forme di partecipazione pubbliche e private che facilitino la ricerca e lo sviluppo di innovazione green.

L’ultima tappa per il rilancio, secondo il Piano, è la tutela e la valorizzazione dei territori. Questa parte del documento prevede, tra le altre cose, di definire meccanismi e strumenti
per permettere agli Enti locali di poter investire in questo ambito. Fra le misure previste, anche la possibilità di derogare al patto di stabilità per spese di interventi di
prevenzione, tutela e messa in sicurezza del territorio.

F1 green: 10 mila alberi contro le emissioni di Co2 del Gp di Monza

Ben diecimila alberi saranno piantati in giro per il mondo per compensare le emissioni di Co2 del Gran Premio di Monza. E’ quanto stabilito da un accordo tra Automobile Club Italia ed Eco
Store, patrocinato dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Le 12 mila tonnellate di anidride carbonica prodotte da monoposto e veicoli tecnici verranno bilanciate
dalla piantumazione di circa 10 mila alberi in aree in via di sviluppo, seguendo quanto previsto dal Protocollo di Kyoto.

“Grazie a questa iniziativa – ha commentato  Alessandro Gerardi, amministratore unico di Eco Store – potremo goderci quello che fino ad ora era visto come uno sport inquinante, con una
coscienza diversa e la piena consapevolezza di averne azzerato l’impatto”. Il progetto può essere monitorato grazie al sito dedicato che, oltre a spiegare nel dettaglio il progetto,
offre la possibilità di aderire all’iniziativa dando il proprio nome ad uno dei 10 mila alberi.

Il problema dell’ecosostenibilità del Gp di Monza non è nuovo. Se n’era già parlato nel 1994, all’indomani delle polemiche sulla sicurezza seguite alla morte di Ayrton
Senna (avvenuta su un altro circuito italiano, quello di Imola). Al circuito brianzolo fu richiesto un adeguamento che avrebbe comportato l’abbattimento di cinquecento alberi all’interno del
parco, ma la proposta fu bloccata dalla Sovrintendenza ai Beni ambientali. La situazione venne risolta dall’intervento dell’allora Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che
realizzò un progetto di minore impatto. Attraverso alcune modifiche al tracciato, il numero degli alberi da tagliare si ridusse a cento, mentre ne vennero piantati altri in zone diverse
dell’area. 

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