Politica energetica europea: costi troppo alti delle fonti rinnovabili per imprese e famiglie

Politica energetica europea: costi troppo alti delle fonti rinnovabili per imprese e famiglie

(in calce vedi articolo sul Referendum popolare del 1987)

—–Original Message—–
Date: Sun, 8 Sep 2013 06:56:52
Subject: Ambrosetti European House Forum-Workshop Cernobbio 2013 Achille Colombo Clerici Assoedilizia – Politica energetica europea –

     A s s o e d i l i z i a
                  e
    Istituto Europa Asia

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia  e dell’Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, che partecipa ai lavori del 39^ Forum Ambrosetti di Cernobbio:

« Credo ci si debba convincere che occorre superare l’attuale impostazione della politica energetica europea basata sul principio del 20-20-20.

Essa ha costi ormai troppo elevati, sia per le imprese, sia per le famiglie ( particolarmente in relazione agli immobili posseduti ),  senza peraltro un concreto vantaggio nè sul
piano economico, collettivo o individuale, nè sul piano della riduzione della CO2 a livello globale.

E comunque occorre preventivamente pervenire ad un chiaro accordo impegnativo tra le diverse aree del mondo: Europa, Asia, Africa, America. Accordo senza il quale ogni azione da parte dei singoli
e’ frustrata .

Il futuro dell’energia, anche ai fini del contenimento e della riduzione dell’inquinamento atmosferico, non sta tanto  nelle fonti rinnovabili, quanto nel nucleare e nell’immagazzinamento
dell’energia stessa.

Questa la convinzione che mi son formata seguendo il dibattito tenutosi a Cernobbio. »

NOTE della redazione sul Referendum “Nucleare”:
Nel 1987, ad un anno dalla tragedia di Cernobyl, l’80% dei votanti ha detto NO al nucleare.
Tutta l’Europa ci ringrazia ancora oggi per la miopia dei nostri governanti di allora, o perlomeno per chi ha voluto far decidere su un problema così
importante, non dei tecnici e degli economisti ma …la signora Maria.

Solo un anno prima c’era stato l’incidente di Cernobyl, avvenuto nel 1986, e la signora Maria ovviamente era ancora molto spaventata. In Italia, spinto dai
Verdi, fu promosso un referendum sul nucleare, anzi per la precisione si trattò di tre referendum relativi al settore nucleare.

La signora Maria andò a votare, lesse bene le tre domande, non capì nulla e mise il suo SI’
Sibillinamente non si chiedeva di abolire l’uso del nucleare in Italia, né si proponeva di far chiudere le centrali esistenti ma  semplicemente
l’abrogazione riguardava il taglio degli oneri compensativi agli enti locali dove sarebbero stati costruiti i futuri impianti ed in più impediva all’ENEL di partecipare alla costruzione di
centrali all’estero. (Pare che il danno, che ancora oggi ognuno di noi sta pagando in bolletta, sia stato di diecimila miliardi di allora).

Perchè nessuna aveva informato la signora Maria degli effetti collaterali del suo SI’?

Questi sono  i tre quesiti presentati al referendum sul nucleare nel 1987 :
1. Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle
centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?

(la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle
aree suscettibili di insediamento”, previste dal 13° comma dell’articolo unico legge 10/1/1983 n.8)

2. Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?
(la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “l’erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate
con combustibili diversi dagli idrocarburi”, previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge)

3. Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la
gestione di centrali nucleari all’estero?

(questa norma è contenuta in una legge molto più vecchia, e precisamente la N. 856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva
dell’ENEL).


Situazione ad oggi 8 settembre 2013

Il SI’ della signora Maria è stata una grande vittoria (per la Francia, la Svizzera, la Germania, l’Austria…) e lo sarà per molti, molti anni
ancora.

Mentre noi siamo costretti a chiudere anche le poche centrali che avevamo (entro il 2030 dovranno essere tutte smantellate), i nostri vicini ci vendono la loro
energia nucleare, mentre siamo costretti a subire gli stessi loro rischi.

Noi ci siamo riempiti di grandi pale eoliche (oltre un milione di Euro cadauna), abbiamo “piantato” nei nostri campi migliaia e migliaia di pannelli solari (e
tra qualche anno quando saranno da smaltire? …)

Da qualche tempo mi rode un dubbio: in Italia stiamo vivendo una crisi che non è solo economica ma anche e soprattutto “esistenziale”, nel senso che
qualcuno vuole impedirci di esistere. Questo qualcuno vuole ridimensionare e annullare la nostra Cultura e la nostra intraprendenza costringendoci a scivolare in uno stato di bisogno.
Perchè? per poterci “prendere” la nostra Italia, uno scrigno di valori inestimabili.

Ci hanno provato le varie orde barbariche, ora è il momento delle orde barbariche moderne, quelle della diplomazia, quelle finanziarie. I nuovi mercenari
hanno messo via l’alabarda, oggi hanno il MAC, il tablet… e da lì riescono ad avere in tempo reale la situazione di tutto il mondo.

Non è difficile oggi avere nuovi schiavi, basta elargire prestiti e impedire a colui che li ha ricevuti di poterli restituire.
(nota di questi giorni: in Grecia, da ottobre, un milione di famiglie rischiano di perdere la loro casa di abitazione)
Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com

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