Le energie sensibili di Sorgenia: newsletter del 10 luglio 2013
11 Luglio 2013
Inizio messaggio inoltrato:
Da: Energie Sensibili
Oggetto: L’assistenza secondo Sorgenia: parlano i protagonisti del servizio
Data: 10 luglio 2013 11:01:37 CEST
Comuni Ricicloni, le piccole città sono le più virtuose
Sono 1293 i comuni italiani che hanno superato il 65% di raccolta differenziata. Oltre 8 milioni di cittadini hanno raggiunto l’eccellenza nel riciclo. Anche se la maggior parte (85%) delle
città premiate si trova al nord, realtà virtuose sono in aumento anche nel Sud della penisola, dove si ricicla di più rispetto al Centro (105 comuni contro 83). Il punto
sulla situazione è stato fatto nel corso della ventesima edizione di Comuni Ricicloni, la kermesse che ogni anno premia le amministrazioni che hanno saputo gestire in maniera virtuosa il
ciclo dei rifiuti.
Vincitore assoluto, per il quarto anno consecutivo, Ponte nelle Alpi. La città bellunese ha raggiunto un tasso di riciclo del 87,6%. Proprio Belluno è stato il miglior capoluogo
del Nord, mentre al Sud ha vinto Salerno.
Tra le città sopra i 10 mila abitanti si sono distinte, per il Nord Zero Branco (Treviso), al Centro Serravalle Pistoiese (Pistoia) e al Sud il Comune di Monte di Procida (Napoli).
Per quelli con meno di 10 mila abitanti, invece, vincono Sant’Orsola Terme (Treviso) per il Nord, Montelupone (Macerata) per il centro e per il Sud Casal Velino (Salerno).
Fra le novità emerse nell’edizione 2013, la più importante è quella che riguarda i comuni “rifiuti free”. Secondo il rapporto stilato da Legambiente sono 330 le realtà
locali che hanno ridotto del 90% la quantità di rifiuti da smaltire producendo, in un anno, meno di 75 chilogrammi di frazione secca indifferenziata per abitante.
“La gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti migliora la qualità ambientale, apre nuove strade e filiere industriali e potrebbe anche migliorare i bilanci delle famiglie italiane – ha detto
il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Non si può più dire che i buoni risultati ambientali raggiunti siano l’effetto della crisi economica che riduce i consumi”.
Oltre a premiare le realtà virtuose, l’evento è stato anche l’occasione per individuare quali sono gli ambiti dove si deve intervenire. “C’è ancora molto da fare – ha
sottolineato Cogliati Dezza -, soprattutto nelle grandi città e in tutte le altre zone del Paese dove il peso delle discariche e il peso della raccolta indifferenziata tengono l’Italia
fuori dall’Europa”.
Solo sei città capoluogo di provincia, infatti, sono “riciclone”. Appena il 5% del totale. Nessuna oltre i 200 mila abitanti. “Serve una fiscalità diversa che premi chi produce
meno rifiuti – ha detto il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando – Bisogna superare il sistema della Tares (la tassa rifiuti e servizi) che tiene conto solo dei metri quadrati di un abitazione
e del numero delle persone che la abitano. Con un sistema incentivate efficace si potranno fare passi avanti nella differenziata anche in quelle città e in quelle aree che oggi sono
indietro”.
Dello stesso parere il presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera, Ermete Realacci. “Bisogna premiare le eccellenze e avviare un ciclo virtuoso di gestione
di rifiuti dove non esiste – ha detto Realacci -. Bisogna rendersi conto che ci troviamo di fronte a un pezzo di Terza Rivoluzione industriale. Il riciclo nel nostro Paese è diventato
una vera e propria filiera che produce anche ricchezza e aiuta a sviluppare tecnologia che aumentano la competitività delle aziende del settore”.
Tutto lo spreco di cibo, dai campi al frigo di casa
Gli alimenti che consumiamo hanno una lunga storia da raccontare. Comincia nei campi o negli allevamenti e finisce nelle nostre case. Spesso in frigorifero o in dispensa ma quasi altrettanto
spesso finisce… nella spazzatura. Ogni europeo ha a disposizione circa 840 chili di cibo all’anno, ma almeno 280 vanno persi.
E’ come se gli alimenti percorressero un tubo pieno di buchi. Fori creati da inefficienze e, qualche volta, anche da pura irrazionalità.
Può capitare, ad esempio, che gli agricoltori coltivino i campi senza l’intenzione di raccogliere il prodotto ma solo per incassare gli incentivi previsti dalle istituzioni. Ci si
mettono anche le logiche di mercato che possono rendere poco conveniente raccogliere una coltivazione per il crollo del prezzo del prodotto che viene lasciato a marcire sui campi. Quindici
milioni di tonnellate l’anno di prodotti agricoli subiscono questo destino. Come se non bastasse, anche il consumatore finale fa la propria parte rifiutando di acquistare frutta e verdura per
puri motivi di ordine estetico perché leggermente danneggiata dalla grandine.
Altri grossi buchi non mancano nemmeno quando il cibo viene trattato dall’industria alimentare per la trasformazione in prodotto finito. Anche prima di arrivare presso le aziende, una parte del
cibo deperisce e viene eliminato ma anche quella che ha la fortuna di essere trattata non riesce a tagliare il traguardo tutta insieme. Si calcola che, quando il cibo attraversa le aziende, i
buchi nel tubo facciano disperdere il 2,6 per cento del totale iniziale. Arriva poi il turno del trasporto, della vendita all’ingrosso e infine al dettaglio. E c’è da star sicuri che
anche loro hanno poca cura della loro sezione di tubo. Solo in questa fase nel 2010 sono state sprecate 267.000 tonnellate di alimenti.
Siamo arrivati a casa, ma nemmeno qui si interrompono le perdite. Il motivo? Facciamo la spesa in modo sbagliato e spesso conserviamo male i cibi. Quando andiamo al supermercato capita spesso
che le quantità di cibo deperibile acquistate siano superiori alle reali esigenze di consumo della famiglia. Per cui una parte dei prodotti andrà inevitabilmente a scadenza e
verrà buttata. O magari finirà nella spazzatura solo perché non abbiamo usato al meglio la capacità dei nostri frigoriferi. E’ possibile fare qualcosa per
tentare di eliminare, o almeno rallentare gli infiniti sprechi di cibo? Sicuramente sì. Ecco cosa fare:
1) Si può partire facendosi guidare dalle istruzioni per l’uso del nostro frigorifero e che riportano, con buona approssimazione, i tempi massimi entro i quali un alimento può
essere conservato prima di scadere.
2) Una lista della spesa più razionale e proporzionata a quanto effettivamente necessario per la nostra alimentazione quotidiana, ci aiuterebbe a diminuire la quantità di cibo
buttato perché “vecchio”.
3) Anche scegliere meglio la sede degli acquisti potrebbe essere di grande aiuto. In questo caso si potrebbe rispolverare il motto “dal produttore al consumatore”, privilegiando chi applica
un’agricoltura non industriale e geograficamente vicina a casa nostra. In questo modo, non solo si ridurrebbero di molto gli sprechi legati a spostamenti eccessivamente lunghi, ma si potrebbe
riuscire, dove possibile, a indurre un minor consumo di carburanti fossili e prodotti chimici conservanti.
FONTI:
Slow Food – Ministero dell’Agricoltura, “Il nostro spreco quotidiano”
Bosch, “È stato fatto il primo passo verso un futuro migliore”
Lavastoviglie, l’abc dell’efficienza
Negli ultimi decenni il consumo mondiale di energia è aumentato in maniera esponenziale. L’efficienza energetica è uno degli strumenti in grado di evitare che il fabbisogno cresca
vertiginosamente. Anche in casa è possibile fare la propria parte, soprattutto facendo un uso intelligente degli elettrodomestici.
Nel caso della lavastoviglie, ad esempio, pochi accorgimenti possono essere decisivi:
Aprire lo sportello alla fine del programma di lavaggio e lasciar asciugare i piatti con la circolazione dell’aria ambientale
Basse temperature: I detersivi di ultima generazione consentono alle lavastoviglie di essere efficace contro lo sporco anche a basse temperature. Esagerare con l’acqua calda è solo uno
spreco di corrente
Calcare: in tutti gli elettrodomestici che hanno bisogno di acqua calda è installata una serpentina elettrica. Tenerla libera dal calcare vuol dire mantenerla efficiente e meno assetata
di energia
Filtro: pulirlo molto frequentemente aiuta a ridurre i tempi di lavaggio e migliora la qualità del risultato finale
Lavaggio intensivo ad alta temperatura: non è quasi mai necessario. Non bisogna cedere a immotivate paure di mancata igiene delle stoviglie
Mezzo carico: scegliere una lavastoviglie che riesca a limitare i consumi energetici quando non è a pieno carico
Manutenzione: è la parola chiave per prolungare la vita dell’elettrodomestico. Caricando con regolarità il serbatoio del sale si eviteranno accumuli di calcare negli ugelli degli
spruzzatori.
Pieno carico: aspettare che la lavastoviglie sia piena se non prevede la possibilità di impostare il programma di “mezzo carico”
Sciacquare velocemente i piatti prima di caricarli nella lavastoviglie per eliminare eventuali residui abbondanti di cibo. Filtro e bolletta ve ne saranno grati
FONTI
Adiconsum, Guida “Risparmiare energia – elettrodomestici”
Federconsumatori, “Energia – Risparmio domestico”
Enea, “10 COM…portamenti tanto per cominciare”
Movimento Consumatori, “Il decaloco per risparmiare con cura”
Cittadinanzattiva, Guida “Il risparmio energetico”
Legambiente, “Vivi con stile”
Acqua, il tour del risparmio domestico
L’acqua compone i nostri corpi in una percentuale che è maggiore del 70 per cento, averne cura, limitando gli sprechi, vuol dire avere cura di noi stessi, della nostra vita. Secondi dati
forniti dall’Istat, ogni italiano consuma in maniera diretta o indiretta ogni anno 152.000 litri d’acqua.
Risparmiare questa preziosa risorsa è possibile, con accorgimenti anche molto semplici. Facciamo un giro in casa nostra per vedere come fare.
IN BAGNO – Occhio alle perdite! La goccia scava la pietra, e appesantisce la bolletta. Se un rubinetto perdesse una goccia ogni 10 secondi, in un anno andrebbero sprecato circa mille litri.
Sostituire una guarnizione costa pochi centesimi di euro ed è una operazione che dura pochi minuti. Usare la doccia piuttosto che il bagno consente risparmi d’acqua che possono arrivare
a cento litri. Scegliere una lavatrice ad alta efficienza non significa solo risparmiare elettricità ma anche acqua. I vecchi modelli ne consumavano circa il doppio.
IN CUCINA – Chiudere il rubinetto mentre si insaponano i piatti può fare una differenza valutabile in decine di litri. Inoltre, applicando un rompigetto al terminale d’uscita del
rubinetto, si può arrivare a dimezzare il consumo d’acqua senza rinunciare alla capacità di pulizia. La lavastoviglie, invece, è meglio utilizzarla a pieno carico oppure
acquistarne una dotata di programma di mezzo carico.
SALA DA PRANZO – Possiamo risparmiare acqua anche… mangiando. Secondo una ricerca condotta da Last minute market per far arrivare sulla nostra tavola una porzione di carne rossa da 300
grammi, occorrono più di 4.500 litri d’acqua. Circa il doppio di quanto è necessario per un chilo di soia e 30 volte di più rispetto a un chilo di patate. La dieta
mediterranea, quindi, oltre che alla salute fa bene anche alle riserve idriche.
IN TERRAZZO E IN GIARDINO – Innaffiare con acqua potabile usando spruzzatori meccanici o direttamente dal tubo è altamente inefficiente, in particolar modo se lo facciamo con il sole
ancora alto. Usando invece gocciolatoi programmabili, si può ottenere un risparmio notevole, migliorando anche la salute delle nostre piante che riceveranno acqua nella giusta
quantità e all’ora adatta. Per le piccole esigenze si può cercare di raccogliere in bacinelle l’acqua piovana o riciclare quella usata in cucina per lavare frutta e verdura.
IN GARAGE – Per lavare la nostra automobile o il nostro scooter, è meglio usare spugna e secchio piuttosto del tubo dell’acqua corrente. Se invece ci rivolgiamo a un autolavaggio,
assicuriamoci che questo abbia installato un impianto di trattamento e riciclo delle acque reflue. Infine un suggerimento legato all’estate: l’acqua proveniente dallo scarico della condensa dei
condizionatori può essere usata per riempire la vaschetta degli spruzzatori dei tergicristalli. E’ gratis ed è totalmente priva di calcare e quindi non ostruirà mai gli
ugelli.
Un test valido per tutta la casa è invece quello di controllare che il contatore sia del tutto immobile quando tutti i rubinetti sono chiusi. In caso contrario ci potrebbe essere una
perdita occulta che sta sprecando acqua e danneggiando la nostra abitazione. Per fare molto può bastare pochissimo!
FONTI
Bosch: Suggerimenti e trucchi per risparmiare acqua
Legambiente, “Vivi con stile”
Dublino “la verde”: parchi, fiumi, politiche ambientaliste
Dublino “la verde”: parchi, fiumi, politiche ambientaliste
Poche capitali europee offrono ai turisti così tante attrazioni verdi: Dublino è senza dubbio una delle città più green del Vecchio Continente grazie ai
numerosissimi parchi urbani e a una rigorosa politica ambientalista portata avanti da diversi anni ormai. Dopo aver aderito a Eurocities e al Patto dei Sindaci, infatti, nel 2012 la capitale
irlandese ha lanciato il Dublin Sustainable energy action plan (Seap), un piano di sviluppo basato sulla riduzione delle emissioni di CO2, sulla promozione dei veicoli elettrici e delle piste
ciclabili, sullo sfruttamento dell’energia ricavata da fonti rinnovabili.
Non c’è modo più “verde” per cominciare la visita della città che partire da due grandi parchi: il Phoenix Park e il Giardino botanico. Il primo, oltre 700 ettari di querce,
faggi, ippocastani e tigli, si trova a Dublino nord e oggi ospita la residenza del presidente della Repubblica d’Irlanda e lo zoo cittadino. Il National Botanic Garden è invece il paradiso
della biodiversità e dello sviluppo sostenibile: si trova a Glasnevin, a cinque chilometri dal centro città, ospita circa 20 mila specie vegetali diverse ed è famoso per le
sue numerose serre e per l’Erbario.
Sulla sponda meridionale del fiume Liffey, che taglia la città da ovest a est, si trova il Castello di Dublino: un antico maniero costruito in pieno Medioevo proprietà del
governo irlandese dal 1922. All’interno del Castello i Dubh Linn Gardens sono un’oasi di verde dove passeggiare e godersi la natura. Secondo alcuni storici il nome della città deriva
proprio dalla locuzione dubh-linn, che significa “stagno nero” e fa riferimento a un acquitrino che occupava la regione in passato.
Sempre in tema di fortezze, a ovest della capitale d’Irlanda nella penisola di Howth c’è un altro storico castello normanno menzionato anche da James Joyce in Finnegans Wake. L’edificio
è tra i più antichi del Paese e il villaggio di pescatori vicino offre uno scorcio pittoresco e senza tempo della vita rurale irlandese.
Non si può finire il tour verde di Dublino senza passare per uno dei famosi Irish Farmers Market, i mercati di prodotti locali dove fare incetta di frutta e verdura a chilometro
zero. I più famosi dell’area metropolitana sono quelli di Blackrock, Harcourt Street e Leopardstown ma il calendario degli appuntamenti è in continua evoluzione e per
l’estate 2013 hanno già aperto quelli in occasione del Dublin Port River Festival e del Docklands Festival di Hanover Quay.
Se, infine, lo spirito ambientalista vi accompagna fino in fondo e volete visitare la città senza l’ingombro e il peso ecologico di una guida cartacea il sito VisitDublin.com offre
percorsi turistici gratuiti scaricabili sotto forma di podcast e suggerisce una serie di app per iPhone e Android, per aiutarvi nella scoperta della capitale d’Irlanda. Una scelta economica ed
ecologica che va premiata, perché no, con una tappa alla storica fabbrica della birra Guinness: perché non si può dire di aver visitato Dublino senza essere passati da
qui.
L’efficienza energetica per salvare il clima
l’International energy agency ha presentato a Roma le proposte per diminuire la temperatura media globale di 2 gradi centigradi nel lungo termine. Lo ha fatto nel corso della conferenza
“Energia e clima: sinergie al servizio della sostenibilità” tenutasi al Ministero degli Esteri, durante la quale sono stati illustrati i risultati del World energy outlook special report
‘Redrawing the energy-climate Map’, già resi noti precedentemente.
Secondo l’ente europeo, è necessario intraprendere una forte azione prima del 2020: le emissioni di gas serra continuano infatti ad aumentare, ma non tutto è perduto. L’obiettivo
dei due gradi centigradi rimane “tecnicamente raggiungibile pur essendo molto difficile”. Come? Grazie a politiche di incentivazione di interventi di efficienza energetica. “È un appello
al fare, una sveglia ai governi nazionali e alle organizzazioni internazionali, dobbiamo lavorare insieme, cominciare a farlo senza aspettare al 2020”, ha sottolineato Lapo Pistelli, direttore
esecutivo dell’agenzia comunitaria.
Così, dall’introduzione di interventi a favore dell’efficienza potrebbe derivare il 49% del risparmio di gas serra. Tra questi, ci sono la promozione di standard di prestazione energetica
nei settori residenziale e terziario per l’illuminazione, nuovi dispositivi elettrici e impianti di riscaldamento e condizionamento, per i motori elettrici nell’industria e per i veicoli stradali
nei trasporti. In alcuni Paesi dell’Unione europea queste misure sono già state avviate ma devono essere rafforzate. Il costo stimato a livello mondiale è un investimento iniziale
di 200 miliardi di dollari entro il 2020, ma è una somma che verrebbe ammortizzata in fretta attraverso i risparmi sulla bolletta energetica.
Contribuirebbe per il 21% all’abbattimento delle emissioni di gas serra lo stop alla costruzione e all’uso delle centrali di generazione a carbone: è questa la seconda misura proposta
dall’Iea per contenere l’inquinamento atmosferico a livello locale. Non da meno è quella riguardante la riduzione delle emissioni di metano durante la produzione di petrolio e gas
naturale, che potrebbe incidere per il 18% al taglio della quantità di anidride carbonica nell’aria. Infine, l’eliminazione dei sussidi al consumo di fonti fossili contribuirebbe al
raggiungimento degli obiettivi comunitari per il 12%.
“Queste azioni sono già state adottate e provate in diversi paesi – hanno concluso dall’Iea -; una loro adozione diffusa non comprometterebbe la crescita economica in nessun paese o
regione. Far proprie queste politiche da subito significherebbe guadagnare tempo prezioso mentre le negoziazioni internazionali sul clima proseguono”, concludono dall’Iea.
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