Le energie sensibili di Sorgenia: newsletter del 07 agosto 2013

Le energie sensibili di Sorgenia: newsletter del 07 agosto 2013

Ecobonus, convertito in legge il decreto

Stabilizzazione della detrazione del 65%, edifici a energia quasi zero e Attestato di prestazione energetica. Sono queste le principali novità del Decreto legge “Ecobonus” (Dl 63/2013)
che il primo agosto è stato convertito in legge, ottenendo l’approvazione definitiva del Senato con 249 voti favorevoli e 2 contrari. Il testo, modificato nel corso dell’iter
parlamentare, contiene numerosi provvedimenti sul tema dell’efficienza energetica.

“Il fatto che il decreto sia stato approvato quasi all’unanimità dimostra che le istanze legate alla riqualificazione energetica sono percepite come fondamentali da tutte le forze
politiche – commenta a Energie Sensibili Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto club -. Il testo approvato dal Parlamento  rappresenta sicuramente un intervento positivo, che
dà respiro al settore dell’edilizia e porta dei notevoli progressi sul fronte dell’efficienza energetica”.

Le principali novità introdotte riguardano il bonus del 65%, ovvero la possibilità di detrarre dall’Irpef le spese sostenute per compiere interventi di efficientamento sugli
edifici. Il nuovo testo stabilisce che la misura venga stabilizzata nel tempo, senza dover più ricorrere, com’era stato fatto finora, a proroghe annuali o semestrali.

“Rendere stabile la detrazione è un passo fondamentale – sottolinea Silvestrini -. Il sistema delle proroghe costituiva un forte deterrente alla richiesta di accesso agli incentivi.
Sapere che l’ecobonus sarà attivo per diversi anni, invece, dovrebbe invogliare cittadini e imprese a compiere interventi di efficientamento”.

Nel corso dell’iter parlamentare è stata introdotta nel testo la detraibilità anche per le spese di sostituzione degli impianti di riscaldamento con pompe di calore ad alta
efficienza o con impianti geotermici a bassa entalpia.  Lo stesso vale per chi sostituisce scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore. In origine, queste tecnologie erano state
escluse dal decreto legge perché già incentivate dal Conto termico.

Proprio per evitare sovrapposizioni, la nuova legge dà mandato al Gse (Gestore dei Servizi energetici) di realizzare una banca dati degli incentivi che eviti il rischio di sovrapposizioni
(il bonus del 65% e il Conto termico non sono infatti cumulabili).

Le nuove norme, inoltre, stabiliscono che entro il 31 dicembre 2020 tutti i nuovi edifici dovranno essere a energia quasi zero. Per gli stabili di proprietà pubblica, compresi ospedali e
scuole, il termine è anticipato al 31 dicembre 2018. Entro giugno 2014 il Governo dovrà elaborare un Piano di azione, contenente le misure per raggiungere questi obiettivi. “Si
tratta di una sfida importante e il settore dell’edilizia dovrà essere pronto a raccoglierla – dice Silvestrini -. Per raggiungere il traguardo degli edifici a energia quasi zero
serviranno nuove tecnologie e nuovi materiali. Per progettare fabbricati a basso consumo energetico, dunque, saranno necessarie nuove competenze. Le facoltà di Ingegneria e i master
dovranno essere in grado di formare figure professionali specializzate in questi ambiti”.

Il decreto appena convertito, infine, stabilisce che l’Attestato di prestazione energetica (Ape) degli edifici, sostituirà l’Ace (Attestato di certificazione energetica). Secondo le nuove
norme, il documento deve essere fornito dal costruttore per i nuovi fabbricati, mentre per quelli esistenti, venduti o affittati, la responsabilità è del proprietario. Senza l’Ape i
contratti di vendita e locazione saranno considerati nulli. L’attestato, redatto da un tecnico accreditato, ha una validità di 10 anni e deve essere aggiornato a ogni intervento che
modifichi le prestazioni energetiche dello stabile.

Orti, giardini e parchi: il cuore verde di Madrid

Via il rosso e il giallo della bandiera nazionale, dimenticate anche le controverse corride. Nel petto della Spagna pulsa un cuore verde, quello della sua capitale Madrid: una città di
parchi e giardini dove passeggiare, fare sport o semplicemente rilassarsi a contatto con la natura.

Del resto non è forse un caso che lo stemma della città sia un orso bruno che mangia da un albero di corbezzolo: la presenza in passato di questi mammiferi nell’area dell’odierna
Madrid è documentata e in un certo senso conferma la sua forte vocazione verde.

Per celebrare lo spirito green della città, oltre ai già noti itinerari turistici, ecco un percorso di cinque tappe interamente dedicato agli orti e ai giardini.

Parco del Buen Retiro

È una delle più vaste aree verdi nel cuore di Madrid: il Parco del Retiro è stato progettato nella prima metà del Seicento e oggi occupa un’area di 118 ettari
proprio al centro della città. Nel corso dei secoli ha subito una serie di modifiche e ristrutturazioni, tra cui l’aggiunta dell’Osservatorio astronomico e della Fabbrica reale di
porcellana. Luogo di storia – qui si accamparono le truppe francesi durante l’invasione di Napoleone nel 1808 – e di natura, il Parco ospita monumenti celebri come la Fontana dell’Angelo
caduto, a 666 metri sopra il livello del mare, e la Rosaleda, giardino ispirato al roseto di Bagatelle a Parigi. Non visitarlo, insomma, sarebbe un peccato: anche perché l’ingresso
è gratuito e d’estate il Parco è aperto dalle sei del mattino fino a mezzanotte.

Il Giardino reale botanico

Altro parco storico della città, a due passi dal museo del Prado, l’orto botanico rinfresca le passeggiate dei madrileni dal 1755. Di ispirazione architettonica neoclassica, vanta una
collezione vastissima di oltre cinquemila piante ma anche disegni e testi manoscritti che sono custoditi in una biblioteca. Arricchito dal materiale recuperato nelle grandi campagne coloniali
di Spagna, soprattutto nelle Americhe, il Giardino botanico ospita due serre: la Estufa de las palmas e la serra da esposizione, che riproduce l’habitat desertico, umido e tropicale. L’ingresso
è gratuito per i bambini mentre gli adulti pagano un biglietto di 3 euro, l’orario estivo è continuato dalle 10 alle 21.

Campo del Moro

I giardini di Campo del Moro si estendono tra il Palazzo Reale e le rive del Manzanarre, il fiume di Madrid. Realizzati alla fine dell’Ottocento, dal 1931 sono stati dichiarati di interesse
storico-artistico nazionale e per questo è gestito dal Patrimonio Nacional (al contrario delle altre due aree verdi che costeggiano il Palazzo Reale, i Giardini di Sabatini e la Plaza de
Oriente, curati dall’amministrazione cittadina). Il viale verde lunghissimo, che culmina con la Fontana de las Conchas, è stato in passato teatro di battute di caccia e accampamento dei
musulmani durante l’occupazione mora di Madrid (da cui probabilmente deriva il nome).

Il giardino della Stazione di Atocha

Prima dei sanguinosi attentati del 2004, costati la vita a 191 persone oltre migliaia di feriti, la stazione ferroviaria di Atocha era già celebre per il suo stupendo giardino tropicale.
L’architettura dell’edificio porta, tra gli altri, la firma di Gustave Eiffel e sotto la struttura tipicamente Art Nouveau si possono trovare piante esotiche e persino tartarughe. Una vera e
propria foresta in città, insomma, dove la temperatura non supera mai i 24 gradi.

La Casa de Campo

Il parco più grande di Madrid si trova in Avenida de Portugal, alle porte della città. È un bosco vastissimo grande cinque volte il Central Park di New York e ospita un
parco di divertimenti, lo zoo, la Teleferica che va verso il Parco dell’Ovest e la Fiera di Madrid. Oltre ad essere un luogo di grande interesse storico-culturale la Casa de Campo è
famosa per le numerosissime specie animali e vegetali che custodisce al suo interno: un bosco di cedri, pini, frassini, platani, castagni, acacie fa da casa a mammiferi e volatili. Con un po’
di fortuna potrete ammirare il martin pescatore e la celebre aquila reale iberica.

Barcellona, ecco la Spagna sostenibile

Decrescita, sostenibilità ecologica ed equità sociale. Dal 1992 Barcellona ha cominciato a cambiare volto e oggi la seconda città della Spagna per abitanti e produzione
industriale (dopo Madrid) è una delle mete green più gettonate d’Europa. Una metropoli sostenibile, che ha scommesso sul verde e si è riappropriata del suo mare facendone
una risorsa e un punto fermo per la vita dei cittadini e dei turisti.

La svolta si è avuta quando la città è stata sede dei Giochi Olimpici, nel 1992 appunto. Allora la vecchia ferrovia e le arterie antistanti il mare sono state smantellate, e
la spiaggia di Barceloneta è diventata la lingua di sabbia che conosciamo oggi, circondata dal Passeig Maritim (un chilometro di passeggiata che si affaccia sul mare) e “sorvegliata”
dall’alto da edifici del tutto innovativi, a partire da una torre di cristallo alta 100 metri.

La città catalana ha  fatto poi degli spazi verdi veri punti d’attrazione. Tra gli altri, il Parc de la Ciutadella, vicinissimo al centro e al mare; il Montjuic, proprio dietro il
porto, o il Parc Guell, dove Gaudì si cimentò la propria arte nella costruzione dei giardini.

La municipalità organizza addirittura corsi per insegnare ai cittadini le tecniche base del giardinaggio e workshop sull’arte della decorazione con fiori e piante: ogni domenica del mese
l’appuntamento è nei vari parchi della città. Per arrivarci, niente è meglio che spostarsi con le biciclette. Il sistema di bike sharing è altamente efficiente, con
201 km di pista ciclabile, 420 stazioni, 6mila bici rosse di proprietà del comune e 106mila utenti che pagano un abbonamento annuale di 30 euro. Un sistema di trasporto sostenibile, che si
inserisce nella guerra vera e propria che la città ha messo in atto, da un paio d’anni, per disincentivare l’uso del mezzo privato. Del resto, il sistema di trasporto pubblico di
superficie è uno dei più efficienti in Europa. Stessa cosa dicasi per le metropolitane: ben 8 le linee che mappano la città, la nona è attualmente in
costruzione.

Pochi lo sanno, ma Lisbona è una città molto attenta all’ambiente. Grazie a un sistema di trasporti efficiente fatto di metropolitane decorate coi celeberrimi azulejos, tram
elettrici e funicolari, la capitale del Portogallo ha bassissimi livelli di inquinamento e può essere visitata facilmente a piedi o spostandosi sui mezzi pubblici. Il tram 28, che
attraversa i vicoli del quartiere storico di Alfama, è forse la linea più conosciuta di tutto il sistema di trasporto urbano ma non bisogna dimenticare la altrettanto famosa linea
15, che da Piazza del Commercio va verso Belem, e le tre teleferica Lavra, Gloria e Bica che raggiungono le colline su cui è fondata la città. Non solo, Lisbona è l’unica
capitale del Vecchio Continente con due grandi porti: uno sul fiume Tago, da cui partono anche i battelli turistici, e uno sull’oceano Atlantico.

Terra, aria e acqua sono insomma i tre elementi cardini della capitale portoghese. La città del Fado, della dominazione araba e della riconquista cristiana, delle navi in partenza coi
grandi esploratori, delle osterie dove gustare la cucina locale e degli insonni quartieri della movida notturna. Con questo spirito abbiamo selezionato tre tappe per gli amanti della natura in
visita a Lisbona: lo storico Giardino botanico Reale di Ajuda, per la flora terrestre; il Planetario Calouste Gulbenkian, per uno sguardo alle stelle; l’Oceanario, perché lo spirito di
Lisbona è forse soprattutto nel mare su cui si affaccia.

Il Giardino botanico dell’Università di Lisbona

Il Giardino botanico di Lisbona raccoglie migliaia di specie vegetali provenienti da tutto il mondo. La collezione attuale, circa millecinquecento piante, è stata infatti arricchita nel
corso degli anni in cui il Portogallo vantava un vasto impero coloniale e oggi rappresenta un patrimonio di interesse non solo naturalistico ma anche storico-culturale.  Si estende su una
superficie di 4 ettari nel quartiere di Bairro Alto ed è famoso per la sua collezione viva di piante tropicali, per l’Erbario e la Banca dei Semi, particolarmente importante per
l’attività scientifica di monitoraggio e conservazione delle specie vegetali. Oggi fa parte  del museo nazionale di Storia naturale e della Scienza ed è aperto tutti i giorni
dalle 8 alle 18 d’inverno e dalle 8 alle 20 nei mesi estivi. 


Il Planetario Calouste Gulbenkian

Il Calouste Gulbenkian Planetarium è stato costruito negli anni Sessanta e si trova nel Centro della Scienza di Madrid. Famoso per la sua cupola di 25 metri organizza una serie di
attività per scoprire e studiare il cielo, dedicate soprattutto ai ragazzi e ai bambini. Tra le esperienze proposte c’è anche un viaggio virtuale nella via Lattea, attraverso 9000
stelle, e lezioni interattive sul movimento del sistema solare oppure sulle celebri comete di Halley e sui movimenti della stella di Belem.


L’Oceanario di Lisbona

È un acquario dedicato agli oceani del Pianeta: l’Oceanario di Lisbona, nel quartiere del Parco delle Nazioni, è tra i più grandi del mondo e ospita una notevole
varietà di pesci, uccelli, mammiferi e altre specie marine. Sono in totale cinque le vasche dove è possibile ammirare la flora e la fauna degli oceani Atlantico, Pacifico, Indiano
e persino delle aree antartiche oltre a spazi per esibizioni temporanee.

Cinque cose da fare a Berlino con spirito green

Preparate due mollette per pinzare i pantaloni all’altezza delle caviglie: Berlino, la città elegante e internazionale che si è ormai lasciata alle spalle i 28 anni di muro,
è una delle capitali più verdi d’Europa e si gira in bicicletta. Così almeno fanno i berlinesi, che grazie anche a un efficiente sistema di trasporto pubblico sotterraneo e
di superficie preferiscono di gran lunga le due ruote all’automobile e ogni anno risparmiano alla propria città tonnellate di CO2 e altri inquinanti atmosferici.

Sono molte le agenzie che affittano biciclette: l’area urbana è tendenzialmente pianeggiante e le piste ciclabili consentono a chiunque di pedalare in tutta sicurezza e, se necessario,
caricare facilmente la bike su metro e tram.

La prima tappa green potrebbe essere Potsdamer Platz, la piazza simbolo della nuova Berlino. Ritornata ai vecchi fasti dopo il concerto dei Pink Floyd del 1990 – una grande manifestazione
musicale per commemorare il crollo del muro – è oggi un centro turistico, commerciale e, anche se pochi lo sanno, verde. Gli edifici che circondano il celebre Sony Center ospitano veri e
propri prati sul tetto, distese di erba che raccolgono l’acqua piovana e la conservano in enormi cisterne e serbatoi. 

Quasi un quinto dell’area urbana è ricoperto da zone verdi e aree boschive. Il parco più antico è il Volkspark Friedrichshain, nella zona di Prenzlauer Berg, mentre il
Tempelhofer Park con i suoi 300 ettari è senz’altro il più grande. Non lontano Da Postdamer Plaz c’è il Tiergarten, che costeggia la Porta di Brandeburgo fino al palazzo
sede del Parlamento, più conosciuto come il Reichstag. Se la cronaca economica induce a immaginarlo come un luogo di austerità e grigiore, in verità non c’è nulla di
più sbagliato: l’edificio inaugurato nel 1894 è stato completamente restaurato nella prima metà degli anni Novanta e oggi si presenta come una struttura avveniristica ed
ecosostenibile. Merito della grande cupola di vetro che lo sovrasta, eretta su memoria di quella originale di fine Ottocento ma completamente trasparente e accessibile per i visitatori. Non
solo: il palazzo viene riscaldato e rinfrescato con un sistema di pannelli solari e vasche d’acqua, riducendo al minimo i consumi elettrici.

Quattro chilometri a nord del Parlamento gli amanti del turismo ecosostenibile non possono mancare una tappa ai giardini di Nauener Platz. Nel 2012 il parco urbano ha vinto lo European Soundscape
Award, la competizione europea per la riduzione dell’inquinamento acustico. Il progetto è stato firmato dalla professoressa Brigitte Schulte-Fortkamp, del Politecnico di Berlino. Grazie
all’installazione di riproduttori audio con rumori della natura – corsi d’acqua, uccelli che cantano – non solo sono stati ridotti i livelli di rumore ma la piazza è diventata un centro di
aggregazione per sportivi che fanno jogging e famiglie con bambini che piano piano si sono riappropriati dello spazio urbano.

Sempre in tema di giardini e di riconoscimenti, il Prinzessinnengarten (il Giardino della Principessa) di Moritzplatz è un orto cittadino sorto sui resti di una vecchia discarica e
vincitore del premio Utopia 2010. La frutta e la verdura prodotte solo con metodi organici sono commercializzate dall’azienda non-profit Nomadisch Grün, che offre anche occasioni di
insegnamento ai più piccoli che, pur restando in città, vogliono vedere come funziona una fattoria.

Ultima tappa per un po’ di relax e magari una bella cena a base di wurstel e crauti, la KulturBrauerei. Simbolo di una città rinata dalle sue ceneri, come una fenice, questa vecchia
fabbrica di birra è stata completamente ristrutturata e oggi rivive come centro culturale e commerciale grazie ai suoi ristoranti e a un cinema. È proprio questo, forse, lo spirito
più autentico di Berlino: città con una grande eredità storica che senza dimenticare il proprio controverso passato non ha paura di specchiarsi nel futuro. Una nuova epoca
dal sapore multiculturale, sofisticato e sostenibile.

A Posada le vacanze da sogno dell’estate 2013

Poco più di tremila abitanti, dune da sogno lungo otto chilometri di spiaggia e un mare suggestivamente incontaminato. Posada, cittadina in provincia di Nuoro, con queste sue
caratteristiche naturali è la regina dell’estate 2013: Legambiente e Touring Club l’hanno infatti premiata con le 5 vele della Guida Blu 2013 per aver saputo puntare sull’ecoturismo,
riuscendo ad offrire vacanze di qualità e rispettose dell’ambiente. Non è da meno il Comune di Santa Marina Salina, in provincia di Messina, e quello di Pollica, nel Cilento,
piazzatisi rispettivamente al secondo e terzo nella speciale classifica stilata dall’associazione ambientalista, che comprende ben 15 coste mozzafiato distribuite lungo la Penisola.

Posada è una delle 17 località che hanno fatto della Sardegna la regione più ricca di centri a 4 e 5 vele. È il Tirreno, dunque, il mare a far maggior incetta di
premi. Nel Comune del nuorese ad essere sotto i riflettori è stato soprattutto il grande progetto di salvaguardia ambientale del sistema costiero, che ha permesso la rinaturalizzazione
delle dune su un fronte di 8 km ed ha consentito anche il rifacimento del ponte di accesso alla spiaggia di “Su Tiriarzu”. Va avanti la custodia e la vigilanza della famosa pineta di Orvile e dei
parcheggi che, previo pagamento di un ticket, danno l’accesso al mare e ad una visita guidata del centro storico. Bene anche la gestione dei rifiuti: è stato infatti attivato un ecocentro
comunale che permetterà di incrementare la percentuale di raccolta differenziata, già per altro abbastanza elevata.

Una meta da favola per le proprie vacanze: mare pulito, salvaguardia del territorio e rispetto del patrimonio enogastronomico locale. Per chi preferisce l’altra grande isola italiana, la Sicilia,
una puntatina è d’obbligo a Santa Marina Salina. Nella splendida cornice dell’arcipelago delle Eolie, il Comune è stato premiato per il suo costante impegno nella cura del
territorio, nell’intraprendere politiche energetiche e di buona gestione dei rifiuti, acquistando un bio-trituratore per l’eliminazione di tutti gli scarti vegetali prodotti nel territorio.

Lungo lo Stivale, una perla rara è rappresentata anche da Pollica, in provincia di Salerno, che si è contraddistinta per la riduzione del consumo idrico mediante l’implementazione
di un sistema di trattamento delle acque di depurazione che ne consente il riuso per consumi non potabili. È inoltre in prima linea per la costituzione di un network internazionale per la
diffusione della Dieta Mediterranea quale modello economico di sviluppo sostenibile che veda la tutela e la valorizzazione della biodiversità, della cultura e della tradizione quale
principale punto di forza.

Seguono Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto, e Villasimius, nel cagliaritano. Tra le new entry del 2013 si segnalano, inoltre, Vernazza, in provincia di La Spezia, Otranto e
Nardò, entrambe nel leccese. “Le località premiate con le 5 vele e l’originale ed efficace sistema di valutazione della qualità ambientale e dei servizi messo in piedi da
Legambiente e Touring club, rappresentano il miglior antidoto alla grave crisi economica che sta attraversando il nostro Paese – ha commentato Angelo Gentili, Responsabile Turismo di
Legambiente -. È proprio attraverso una maggiore qualificazione dell’offerta turistica rivolta a valorizzare le migliori risorse paesaggistiche e naturalistiche della Penisola, che si
può riuscire ad intercettare un turismo nazionale ed internazionale particolarmente attento a scelte che premiano gli operatori del settore e le amministrazioni locali che vanno in
questa direzione”. La guida sarà in libreria a partire dal 3 luglio. 

Marsupi porta-bebè in cotone italiano: la scelta delle ecomamme

La chiamano “l’arte del portare”: il babywearing, che consiste nel tenere neonati e bambini in braccio con l’ausilio di una fascia porte-enfant (che lascia quindi le mani libere), è oggi
considerata una pratica dai numerosi benefici, sia per il genitore che per il piccolo. Sul mercato esistono marsupi di diversa fattura, da quelli più tecnologici in materiali traspiranti
alle tradizionali fasce in tessuto. Come orientarsi se, oltre che per comodità, si vuole fare una scelta ecologica?

“Il mei tai è migliore rispetto alla maggioranza dei marsupi in commercio perché ha una seduta più larga”, racconta a Energie Sensibili Tiziana Ziviani, ecomamma e
fondatrice del portale MyMeiTai.com dove vende fasce porta-bebè in cotone italiano da lei create. L’ispirazione viene dal “marsupio” di tradizione cinese, il mei tai appunto, che
consiste in un centrale di stoffa di forma rettangolare che si assicura al corpo del genitore attraverso delle fasce sempre in tessuto. “Il pannello di un buon mei tai – prosegue Tiziana – ha
una larghezza minima di 40 cm che consente al bambino di rimanere seduto con le gambe divaricate e le ginocchia più alte del sederino. Questa posizione permette alla schiena di mantenere
la sua naturale curvatura senza che il corpo gravi sulle anche. Inoltre è più comodo anche per chi porta, perché il peso del piccolo si distribuisce meglio”.

Oltre al mei tai sono molte le versioni del marsupio, un accessorio moderno ma di tradizione antichissima. Nei paesi latini ad esempio lo chiamano rebozo, e deriva da uno scialle di seta, lana o
cotone usato dalle donne spagnole per trasportare piccoli oggetti oppure bambini. La stola viene annodata ad anello e la sciarpa, da accessorio d’abbigliamento, si trasforma in una fascia
porta-bebè. Più simile al mei-tai cinese sono il podaegi coreano e l’onbuhimo giapponese, che consistono in una fascia centrale legata al petto o alle spalle del genitore.
Denominatore comune è la scelta dei materiali 100% naturali: cotone biologico, lino oppure seta per le ecomamme che una mano, oltre che a se stesse, vogliono darla anche
all’ambiente.

Oggi colorati rebozo e mei-tai fatti su misura sono diventati veri e propri accessori di abbigliamento, si vendono online e possono essere personalizzati nel colore e nei dettagli. “I miei mei
tai sono tutti pezzi unici e realizzati a mano – racconta Tiziana – Uso cotone italiano panama, un tessuto robusto ma molto morbido, fresco ma sostenuto. L’imbottitura in lana cardata biologica
è sfoderabile, può essere tolta e lavata a parte: un’idea nuova rispetto a ciò che si trova in commercio e su cui ho fondato la mia attività”.

I marsupi tradizionali fanno ancora la parte del leone ma sempre più mamme e papà preferiscono i materiali naturali e le imbragature senza cinghie né moschettoni per i
marsupi porta-bebé, che sostengono fino al peso di 15 chili. Una scelta che si accentua nei mesi estivi perché, racconta Tiziana, “in questo periodo, con le vacanze, molti genitori
si rendono conto che le fasce sono un metodo di trasporto più comodo dei passeggini, soprattutto in montagna, in spiaggia o durante la visita di città d’arte”. Sul suo sito, oltre
alle foto dei mei tai che si possono acquistare, ci sono un blog, dei tutorial e intorno a questo accessorio si sta creando una vera e propria community. Meno di quattro anni fa in Rete si
trovava solo un produttore italiano, oggi l’offerta è esplosa e si trovano parecchi prodotti, spesso artigianali, tra cui scegliere. “Credo che questo sia sintomo di una richiesta in
crescita – conclude Tiziana – e spero che la tendenza continui perché portare è bello, fa bene, è comodo e pratico!”.

La pubblicazione della newsletter

Redazione Newsfood.com+WebTv

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