Le energie sensibili di Sorgenia: newsletter del 5 settembre 2013

Le energie sensibili di Sorgenia: newsletter del 5 settembre 2013

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Da: Energie Sensibili
Oggetto: Tecnologie sensibili: la centrale, il supercomputer, il satellite
Data: 05 settembre 2013 08:00:00 CEST

“Così studiamo il clima sulla Terra tra centinaia di anni”

 Studiare l’evoluzione del clima nel nostro Pianeta non è impossibile. È una sfida a metà tra scienza e fantascienza che i ricercatori italiani del Centro
euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc) hanno raccolto e portano avanti come polo di eccellenza mondiale. Merito, tra le altre cose, di un computer dal nome altisonante: Athena, un
vero e proprio cervellone elettronico con oltre settemila processori e 3,5 Terabyte di ram. Uno dei più potenti al mondo, per capirci e oggi considerato il secondo super-computer italiano
e l’unico dedicato esclusivamente allo studio dell’ambiente.

Antonio Navarra, da fisico e presidente del Cmcc può spiegarci come funziona Athena e come sta cambiando negli anni il clima?

“Lo sviluppo dei calcolatori elettronici per lo studio del clima comincia alla fine degli anni Quaranta, quando fu dimostrato che le equazioni che regolano il funzionamento degli oceani possono
essere risolte dalle macchine. Uno dei primissimi computer utilizzati è stato l’Eniac, negli Stati Uniti. Negli anni Cinquanta c’è stata la vera svolta, dopo di che è stata
una corsa in salita e oggi abbiamo macchinari sempre più potenti e sofisticati”.

Come si studia il clima della Terra su un computer?

Le faccio un esempio. Il mar Mediterraneo perde due metri di acqua l’anno, ma è una condizione che non si può verificare in laboratorio. Riproducendo, con dei modelli matematici,
un pianeta simile alla Terra possiamo fare esperimenti che altrimenti non sarebbero possibili, come studiare il clima del Pianeta se scomparissero le montagne.

Sono gli stessi strumenti che si usano per fare le previsioni meteorologiche?

Come Centro studi sul cambiamento climatico siamo interessati a variabilità più lunghe, cioè anni o almeno stagioni. I modelli sono simili, ma noi li usiamo per capire
ciò che avverrà a più lunga scadenza. Bisogna fare una distinzione tra previsione, che è l’affermazione di ciò che accadrà, e scenario. Le questioni
climatiche non sono previsioni ma scenari: non si prevede se domani pioverà o ci sarà il sole, ma si fanno delle ipotesi sulla base dei dati attuali. Si offre un ventaglio di
possibilità future che non sono affermazioni.

Le informazioni che ricavate non sono fini a se stesse. Come vengono utilizzati gli scenari ipotizzati dai ricercatori del Cmcc?

Il Cmcc ha una sezione che si occupa esclusivamente degli impatti economici dei cambiamenti climatici. Ad esempio per il Mediterraneo possiamo ipotizzare che l’incremento di anidride carbonica
farà aumentare la temperatura e diminuire le precipitazioni invernali. Questo scenario evidenzia alcuni elementi di rischio, informazioni utili a chi costruisce infrastrutture con vita a
50 anni oppure ai manager delle risorse energetiche che devono fare programmazione. C’è un legame stretto tra ambiente ed economia.

Stagioni sballate, estati fredde e inverni miti. È tutta colpa dell’anidride carbonica?

L’anidride carbonica ha un effetto importante perché è sistematico, ma il clima si evolve sulla base di tante variabili. Il segnale dell’anidride carbonica è molto piccolo
quindi non è sorprendente che ci siano periodi di quattro/sei anni in cui la temperatura non aumenta. Per ipotesi più consistenti, però, dobbiamo raccogliere osservazioni
su una scala di centinaia di anni.

 

Co2 in aumento: studio disegna il percorso dei gas serra

L’anidride carbonica continua a minacciare la salute del Pianeta. Nonostante gli sforzi internazionali per la riduzione dei gas serra, la quantità di Co2 generata dalle attività
umane e dispersa in atmosfera è in aumento. I dati più recenti arrivano dai satelliti dell’Agenzia spaziale europea, in particolare dalla missione Envisat che ha misurato gli
incrementi di questi inquinanti dal 2003 ad oggi: la quantità di anidride carbonica nell’aria è cresciuta dello 0,5% l’anno negli ultimi 10 anni.

I combustibili fossili – come carbone e petrolio – sarebbero i principali responsabili dell’inquinamento atmosferico. Fin qui niente di nuovo, ma i satelliti Esa hanno delineato anche il
“percorso” che i gas serra disegnano in atmosfera, le aree e i periodi dell’anno di maggior concentrazione. È emerso così che nelle latitudini medio alte (verso i poli, per
intenderci), dove c’è più vegetazione, la quantità di anidride carbonica diminuisce nei mesi caldi quando le piante assorbono CO2 (per poi rilasciarla in parte
d’inverno).

La componente naturale, oltre alla raccolta di dati sull’impatto delle attività umane sull’ambiente, è infatti molto importante nello studio dei cambiamenti climatici. Per questo
l’Esa dal 2009 ha avviato una serie di missioni spaziali dedicate allo studio della biodiversità, degli oceani e delle aree verdi del Pianeta attraverso l’impiego di satelliti chiamati
Earth Explorers.

Il Goce (Gravity Field and Steady-State Ocean Explorer), ad esempio, è stato lanciato in orbita nel 2009 ed è in grado di sentire i terremoti. Studi recenti hanno rivelato che la
terribile scossa e il successivo tsunami che hanno colpito il Giappone settentrionale nel marzo 2011 sono stati avvertiti dal satellite, che avrebbe registrato i segnali – chiamati infrasuoni –
causati dai cambiamenti della densità dell’aria dovuti appunto al terremoto.

Sempre nel 2009 è stato lanciato SMOS (Soil Moisture and Ocean Salinity), che studia gli effetti del cambiamento climatico sul ciclo dell’acqua e nel 2010 è stata la volta del
CryoSat, per monitorare lo stato di salute della calotta polare.

Tra poco più di sei anni, nel 2020, partirà il satellite Biomass: sarà il settimo progetto dell’Esa e il primo in grado di misurare con grande accuratezza la
quantità di biomassa e il ciclo del carbonio di tutte le aree verdi del Pianeta: informazioni che oggi è difficile raccogliere ma che sono di fondamentale importanza per capire il
ruolo delle foreste nel contesto dei cambiamenti climatici. Il “satellite verde”, come è stato soprannominato, servirà anche a mappare il terreno delle zone boschive per ottenere
dati sulla geologia del sottosuolo.

Il lavoro di Biomass sarà seguito, tra gli altri, anche dal programma REDD delle Nazioni Unite, un’iniziativa internazionale finalizzata al monitoraggio di boschi e foreste nei Paesi in
via di sviluppo, dove deforestazione e sfruttamento indiscriminato del suolo rappresentano un problema di difficile soluzione.

“Vogliamo mappare la distribuzione di anidride carbonica e metano sulla Terra, per migliorare le previsioni sui cambiamenti climatici”, ha detto Michael Buchwitz, a capo della Climate Change
Initiative dell’Esa. Nell’agenda per i prossimi anni, oltre al progetto Biomass dedicato alle foreste, ci sono altre missioni spaziali per lo studio dei campi magnetici (Swarm), del vento
(ADM-Aeolus) e delle nuvole (EarthCARE).

Lampadine, ecco l’etichetta che aiuta a tagliare i consumi

Una delle chiavi di volta per la diffusione della cultura dell’efficienza energetica è l’informazione. Infatti, far capire agli utenti che con i loro comportamenti possono risparmiare
denaro ed energie, diminuendo anche il loro impatto sull’ambiente, rappresenta un passo fondamentale verso un uso più razionale delle risorse. Proprio con questi obiettivi è stata
predisposta la nuova etichettatura delle lampadine. Le nuove norme sono state introdotte dal regolamento europeo n° 874/2012.

Le nuove etichette, che possono essere sia colori sia monocromatiche, dovranno riportare il consumo del prodotto, la classe d’assegnazione energetica dello stesso, il produttore e l’eventuale
importatore. Le nuove regole impongono anche l’introduzione di una scala, che riporta alle due estremità A (per indicare un’alta efficienza) ed E (che corrisponde ad una scarsa efficienza
energetica).

Questa scala di valori, rispetto a quelle passate, evidenzia il miglioramento in termini di efficienza energetica delle innovative tecnologie disponibili. Il sistema di classificazione appena
introdotto comprende anche diversi prodotti, non presi in considerazione dalla normativa precedente. Fra queste le lampade alogene e i led di ultima generazione. Le nuove etichette, inoltre,
devono riportare anche dati relativi al consumo ponderato, espresso in kWh/1000h. 

Questo parametro permette la comparazione in termini quantitativi del consumo di elettricità tra una lampadina ed un’altra. Grazie a questo dato i consumatori potranno conoscere il peso
in bolletta (in un anno) della loro scelta. Il sistema di classificazione appena introdotto, infine, potrà anche servire da stimolo alla sostituzione delle vecchie lampadine, che spesso
continuano ad essere presenti in ambito domestico. Tutte le informazioni previste dal regolamento europeo devono essere riportate su ogni fonte luminosa immessa sul mercato a partire dall’1
settembre 2013. 

Per abbattere i consumi energetici delle fonti luminose, un ulteriore aiuto ai consumatori arriva anche dal sito www.lampadinagiusta.it. Il portale – realizzato dell’Associazione Nazionale
produttori illuminazione (Assil) e da Anie, – fornisce molte informazioni utili per una scelta “consapevole” nel momento dell’acquisto di una nuova lampadina.Lampadinagiusta spiega anche
gli accorgimenti da seguire nello smaltimento delle lampadine, spiega tutti i simboli che si possono trovare sulle confezioni.


Risparmio di energia e acqua, la guida di Mioaffitto.it

Il consumo “intelligente” di luce, gas acqua; la lotta agli sprechi quotidiani; il risparmio ottenibile grazie alle buone abitudini casalinghe. Tutte tematiche importanti, che abbiamo
più volte affrontato su Energie Sensibili, dedicando ad esse addirittura un’intera sezione “speciale” del sito, nella quale abbiamo proposto una rassegna dei comportamenti virtuosi da
attuare in casa. Un’altra pubblicazione molto utile è quella a cura del portale Mioaffitto.it. La “Guida per risparmiare energia ed acqua” contiene consigli per un corretto consumo di
energia e acqua.

La sezione dedicata all’energia è a sua volta suddivisa in quattro aree tematiche. Fra i suggerimenti relativi all’illuminazione troviamo quello di sfruttare al massimo la luce
naturale, scegliendo ad esempio colori chiari per le pareti, quello di mantenere pulite lampade e lampadine e quello di scegliere lampade a basso consumo.

Per quanto riguarda l’aria condizionata e il riscaldamento, i comportamenti indicati dalla guida vanno da azioni molto semplici, come quella di chiudere le persiane nei pomeriggi d’estate, ad
altre che invece necessitano una programmazione maggiore, come l’istallazione di doppi vetri, valvole termostatiche o di un impianto di riscaldamento radiale. 

Utili anche le “dritte” sull’uso della televisione (ad esempio eliminare lo spreco da stand by) e sui comportamenti in cucina (fare bollire solo la quantità di acqua necessaria,
regolare bene i fuochi, preferire pentole a pressione e il microonde, mantenere puliti i fornelli). Sono presenti nella guida di Mioaffitto.it anche delle indicazioni sull’uso di lavatrice e
frigorifero e sulla loro manutenzione.

La sezione dedicata al risparmio dell’acqua, invece, propone suggerimenti per un utilizzo “intelligente” in cucina, in bagno e in giardino, oltre a consigli che sono buoni per ogni ambiente,
come quello di “controllare che nessun rubinetto goccioli”, assicurarsi che “il vaso sanitario non abbia perdite”, eseguire un test delle perdite (citiamo dalla guida: “Prima di cominciare
chiudi tutti i rubinetti della casa, anche quelli di irrigatori, water, lavatrice ecc. Vai al contatore dell’acqua e segnati il numero indicato, dopo 15 minuti torna a controllarlo: se è
cambiato c’è una perdita d’acqua”).

L’isola “spaziale” dove natura e tecnologia convivono pacificamente

Natura e tecnologia possono coesistere nello stesso luogo e dare vita ad una paesaggio straordinario. La prova? Merritt Island. Si tratta di un’isola situata sulla costa orientale della
Florida, negli Stati Uniti d’America, raggiungibile in meno di un’ora di auto da Orlando. Oltre ad essere una riserva naturale di fama mondiale, che accoglie al suo interno ben 150 mila rare
specie di animali e piante, questo lembo di terra di 140 mila ettari ospita dal 1963 il National Wildlife Refuge, un rifugio concepito da zona cuscinetto per la Nasa e i suoi lanci nello
spazio.

Accanto a dune costiere, querce e palme, dunque, è possibile trovare shuttle, astronavi e missili per le missioni esplorative portate avanti dalla National Aeronautics and Space
Administration. Numerose sono le torri di osservazione e le piattaforme per consentire la partenza dei veicoli alla conquista delle stelle. Nonostante ciò, alligatori, manati e uccelli
acquatici si aggirano indisturbati, anche se sono molte le associazioni preoccupate dall’inquinamento, soprattutto acustico, a cui queste vengono esposte. Il rifugio offre infatti una vasta
gamma di habitat, da estuari di acqua salata a arginamenti di acqua dolce e paludi, con più di 100 diversi tipi di piante, 117 di pesci e 31 di mammiferi. Di questi ben 21 sono a
rischio.

La composizione varia di questo territorio lo rende meta appetibile per il turismo: sia per grandi che per piccini tante sono le attività da svolgere a Merritt Island, dalla pesca agli
sport su acqua. Luogo privilegiato per entrare in contatto con specie rare, tra quelle più famose che qui trovano riparo ci sono le tartarughe marine, le più dense dell’emisfero
settentrionale.

Per non parlare, poi, delle aquile, i cui nidi possono raggiungere i due metri di diametro. Nell’isola, in particolare, trova rifugio la quasi estinta aquila calva, che dal 1973 è stata
classificata come specie in pericolo (si pensi che sono poco più di mille le coppie nidificanti di questa specie). Tutti gli interventi che negli anni si sono susseguiti per ammodernare
il centro spaziale di a Merritt Island sono stati condotti nel pieno rispetto degli esseri che vivono nell’isola, compreso questo suo ospite tanto maestoso quanto raro.

Le migliori piste ciclabili? A Chattanooga, nel Tennessee

Boston, Montreal e la cosiddetta “Venezia del nord”, Amsterdam. Facile immaginare queste città come le capitali delle due ruote. Ma qualcuno avrebbe mai pensato a Chattanooga? La quarta
città del Tennessee, giù nel sud-est americano, ha uno dei sistemi urbani di trasporto su bicicletta più sviluppati al mondo, che la collocano nell’Olimpo delle grandi
metropoli ecologiste.

A dirlo è la rivista statunitense Forbes, che ha stilato una classifica delle dieci città dove ciclisti e piste ciclabili dettano legge. Insieme a New York, Londra e Parigi
compare anche la cittadina di Chattanooga, 160 mila abitanti, che grazie al Chattanooga Transit Bicycle System (CTBS) si è guadagnata un posto nella ambita lista.

Il CTBS offre a cittadini e turisti centinaia di biciclette e oltre 30 stazioni di parcheggio e affitto disseminate per la città, aperte giorno e notte tutto l’anno. Il noleggio costa da
un minimo di 6 dollari per il pass di 24 ore, che consente di utilizzare un numero illimitato di biciclette per un’ora ciascuna. Gli habitué delle due ruote possono inoltre fare un
abbonamento annuale a soli 75 dollari, per muoversi in modo ecologico, sicuro ed economico durante tutto l’anno. Per chi avesse ancora dubbi, basti sapere che Chattanooga è
soprannominata Scenic City per i suoi bellissimi panorami ammirabili dalle sponde del fiume Tennessee: oltre 21 chilometri di piste pedonali e ciclabili che vi porteranno verso l’Acquario o il
museo delle Scienze, prima di un giro sul caratteristico battello a vapore Delta Queen.

Sempre negli Stati Uniti, sono rientrate nella classifica di Forbes New York, Boston, San Francisco, Portland nell’Oregon e Stanford. Nella Grande Mela il Citi-bike Sharing System è
stato inaugurato in occasione del Memorial Day (ultimo lunedì di maggio). Sponsorizzata dalla Citibank, la rete di trasporto gode di centinaia di stazioni e migliaia di biciclette per
tutta New York. Il prezzo va da 9,95 dollari per il pass di 24 ore a 95 dollari per l’annuale.

Sempre sulla costa est, la città di Boston è una delle più eco-friendly degli States. Sono pochissimi gli abitanti che posseggono o utilizzano l’automobile, è molto
più semplice ed economico muoversi a piedi oppure con l’antichissima ma capillare rete di metropolitane. Hubway è il sistema locale di trasporto ciclabile; nato nel 2011 oggi
conta 100 stazioni, più di 1000 biciclette e 3.600 abbonati annuali.

Sulla costa ovest, la San Francisco Bicycle Coalition da più di 40 anni promuove il trasporto su due ruote nella città della Baia e oggi conta ben 12 mila ciclisti iscritti. Poco
più su di San Francisco anche Portland, nell’Oregon, è rientrata nella classifica di Forbes per il suo spirito ecologico che non lascia fuori il trasporto urbano. Sono tantissimi
i ciclisti in giro per la città, cittadini e persino i poliziotti utilizzano le due ruote quando seguono le (frequenti) manifestazioni di protesta in strada. La cittadina universitaria
di Stanford, in California, conta infine 20 mila studenti residenti e più di 15 mila biciclette in giro per le strade.

Restando dall’altra parte dell’oceano Atlantico è rientrata nella lista delle città più ciclabili del mondo anche Montreal, in Canada. Nonostante il clima rigido, la
metropoli del Quebec (oltre 4 milioni di abitanti) è considerata la mecca per gli amanti delle due ruote. La rete di trasporto ciclabile locale si chiama Bixi ed è nata nel 2009
come sistema misto di bici e taxi. Oggi ha oltre 5 mila mezzi e 400 stazioni.

La classifica di Forbes ha dato spazio anche ad alcune capitali europee. A Parigi il Velib è in funzione dal 2007 con 1.800 punti noleggio e ben 20 mila biciclette. Il successo di questa
rete tanto sviluppata e capillare, dicono gli esperti, è la partnership pubblico-privata che la sostiene: da un lato l’amministrazione comunale, dall’altro l’azienda JC Dacaux.

A Londra il London Cycle Hire è sponsorizzato dalla banca d’affari Barclays. Inaugurato nel 2010 offre a londinesi e turisti circa 6000 biciclette e 400 stazioni di nolo, ma soprattutto
due abbonati d’eccezione: i duchi di Cambridge William e Kate.

Si conferma Amsterdam, infine, la città più bici-entusiasta del Pianeta. Si stima che la capitale olandese conti addirittura più biciclette che cittadini, alla Stazione
centrale c’è il parcheggio più grande del mondo, con oltre 7 mila posti. Qui, in fondo, le due ruote sono diventate uno stile di vita più che un semplice sistema di
trasporto.

Passaggi sotto il Tamigi e gare di aquiloni: la Londra (ecologica) mai vista

C’è la Londra regale di Buckingham Palace e del sogno moderno di Will e Kate. Quella mondana degli spettacoli all’aperto e dei teatri che sembra non chiudano mai. Quella seria e
indaffarata dell’alta finanza e delle banche. Una città con tanti volti non poteva non averne anche uno green. E’ quello che vogliamo scoprire: la Londra ecologista e biologica degli
spazi naturali e delle attività all’aperto.

Il viaggio di Energie Sensibili nella capitale britannica comincia al Clapham Common, a sud della città. Circa 80 ettari di verde e tre laghetti, che sono la vera attrazione del posto.
Qui, infatti, gli appassionati di pesca sportiva possono rifugiarsi nelle calde giornate estive o anche di notte, dedicarsi al loro hobby e persino competere in gare diurne e notturne. Per chi
ha meno pazienza, o è in cerca di altre emozioni, il Clapham Common ospita anche eventi sociali (alla fine degli anni Novanta il Gay pride) e festival musicali; appena fuori dal parco,
infine, pub e bar trendy completano l’offerta di divertimento.

Sempre in tema di acqua, pochi sanno che il laghetto artificiale di Hyde Park – più conosciuto come Serpentine – è navigabile da marzo a ottobre con piccole barche oppure
pedalò. Per mezzi più stravaganti, come le duck (mezzi anfibi costruiti per lo sbarco in Normandia durante la Seconda guerra mondiale) bisogna andare sul sito di
www.londonducktours.co.uke prenotare la gita per metà su strada e per metà sul Tamigi. Navigando per il fiume di Londra si può far tappa a Eel Pie Island, un’isola
raggiungibile solo tramite un ponte pedonale o con una barca: qui troverete solo 50 case e poco più di 100 residenti.

Se New York è cantata come “la città che non dorme mai”, Londra potrebbe essere quella che non sta mai ferma e si muove a piedi e in bicicletta. Sul sito internet del celeberrimo
trasporto pubblico locale – la antichissima e capillare metro di Londra – c’è una sezione dedicata alle due ruote. A disposizione di turisti e londinesi ci sono piste ciclabili e mezzi
sicuri e veloci che possono essere utilizzati senza bisogno di prenotazione. Basta andare nei parcheggi predisposti (si chiamano docking point), registrare il prestito su un computer touch
screen e poi restituire il mezzo in un altro docking point. L’affitto costa poche sterline, dal minimo di un pound per mezz’ora di pedalata fino a un massimo di 90 sterline per l’abbonamento
annuale.

Per chi, invece, preferisce camminare il portale WalkTheWalk suggerisce percorsi pedonali e serve anche come piattaforma di incontro per chi cerca “amici di passeggiata”. Il sito, punto di
riferimento per le associazioni di lotta contro il tumore al seno, consente anche di partecipare a camminate per raccolta fondi per cause di beneficienza. Si cammina, infine, anche sotto il
Tamigi: sono due i foot tunnel per passeggiare sott’acqua, il Woolwich e il Greenwich.

Dall’acqua, alla terra, al cielo. Se il pensiero corre a quella scena nel film Mary Poppins in cui gli incorreggibili Jane e Michael Banks provano a far volare un aquilone – con scarso successo
– il viaggio a Londra non può certo trascurare una passeggiata nel parco naturale di Parliament Hill. La collina si trova a sud-ovest della città, non ha niente a che vedere con
il Parlamento (che ha sede nel palazzo di Westminster) e oltre a offrire un panorama mozzafiato sulla capitale britannica ospita gare di aquilone acrobatico degne di un racconto di J. K.
Rowling.

Nella nostra rassegna manca solo un mezzo di trasporto, il treno. Le scelte sono due: potete visitare il famoso binario 9 e ¾ alla stazione di King’s Cross, da cui parte il convoglio di
Harry Potter per Hogwarts, oppure il Kew Bridge Steam Museum, dove è conservato l’unico treno a vapore di Londra.

Viaggio nell’oasi di Sir Becker, l’inglese che amava gli Appennini

Il villino ocra, che presto diventerà una foresteria, sorge all’ombra di un cedro dell’atlante. Non si vede tanto spesso una pianta così, una conifera altissima con gli aghi di
colore verde azzurro, negli Appennini. Come ogni estate, quando il caldo delle città richiama i turisti sull’altopiano a cavallo tra le province di Roma e Frosinone, il giardino della
Fondazione Sir Walter Becker si apre al pubblico per visite guidate e passeggiate didattiche.

Siamo agli Altipiani di Arcinazzo, a sette chilometri dalla più conosciuta città termale di Fiuggi. Un’oasi di verde e tranquillità a 900 metri sul livello del mare, nella
zona dei monti Simbruini, a due passi dai monasteri benedettini e vicino alla bellissima villa romana che fu costruita dall’imperatore Traiano. Qui nel 1925 Sir Walter Becker, diplomatico e
mecenate inglese con la passione per l’Italia, diede vita a un’associazione pro silvicoltura con lo scopo di proteggere e rinvigorire il patrimonio boschivo italiano.

“Il parco nasce come vivaio per il rimboschimento delle foreste” spiega a Energie Sensibili il Vice Questore Lorenza Colletti, Capo dell’Ufficio territoriale per la biodiversità del
Corpo forestale dello Stato. “Negli anni Venti l’Italia era un Paese agricolo e lo sfruttamento del territorio per la raccolta del legno e i pascoli avevano ridotto drasticamente la superficie
boschiva. Questo vivaio produceva piantine di conifere che venivano impiantate nelle foreste, per favorirne il rimboschimento. Il parco è servito anche come centro sperimentale per la
coltivazione di piante esotiche”.

È per questo che nel cuore dell’Appennino laziale troviamo pini neri, pini silvestri, abeti rossi e bianchi, piante assai più tipiche del panorama alpino, e ancora cedri e
douglasie. “Oggi – continua il Vice Questore Colletti – il Corpo forestale dello Stato gestisce la tenuta della Fondazione, che non è più un vivaio ma è diventata un centro
di educazione ambientale e ricerca forestale aperto al pubblico”.

Alle visite partecipano decine di bambini e adulti che desiderano scoprire il bosco, le sue piante e gli animali. “Cominciamo dalla vipera”, spiega il Comandante Paolo Ottaviani, docente del
Corpo forestale dello Stato. “Negli ultimi anni il numero di questi rettili è aumentato, così come quello di alcuni rapaci suoi predatori. Ad esempio è tornata a volare nei
nostri cieli l’aquila reale. La vipera è un animale protetto, ucciderla è reato penale”. Come comportarsi, chiede qualcuno, in caso di un morso? “Non si usa più né
il laccio emostatico né l’antidoto – precisa il Comandante Ottaviani – la cosa migliore è comprimere la parte morsa con una fasciatura e recarsi subito in ospedale. Un altro
pericolo è rappresentato dagli imenotteri: dall’inizio del 2013 in Italia ci sono state circa 40 morti per punture di vespe e calabroni”.

Passeggiando per i dieci ettari di parco della Fondazione, all’ombra di conifere altissime e profumate, si trovano funghi e altre specie vegetali tipiche del sottobosco locale su cui svolazzano
farfalle viola e bianche. Pannelli esplicativi raccontano con delle vignette le attività del Corpo forestale dello Stato.

Rimboschimento, divulgazione della cultura forestale e, come tristemente ci viene ricordato ogni anno durante l’estate, lotta agli incendi boschivi. “Un dato positivo nel 2013 c’è stato
– sottolinea il Vice Questore Colletti – Abbiamo avuto circa due terzi di incendi in meno rispetto all’anno scorso, grazie anche al clima più fresco e piovoso di questa estate”.

Oltre alla tenuta di Sir Walter Becker agli Altipiani di Arcinazzo, l’Ufficio territoriale per la biodiversità di Roma gestisce altri due parchi: le Saline di Tarquinia, in provincia di
Viterbo, e il Canale della Lingua a Castel Fusano, tra Roma e Ostia.

Il rispetto dell’ambiente? Un gioco da bambini

Ci sono volte in cui una cicogna non porta soltanto un bebè. In quel fagotto sorretto dal becco lungo e giallo ci sono anche nuove consapevolezze, sensibilità, esigenze. E cosa
preoccupa di più un neogenitore se non il futuro del proprio bambino su questo Pianeta?

È con questo spirito che sempre più famiglie si avvicinano, o meglio ritornano, ai giochi tradizionali: quelli di stoffa o legno, quelli che usano materiali di uso quotidiano come
le farine e che oggi definiremmo in modo assai più altisonante “biologici”. Una nuova tendenza che ha preso piede nelle case e nelle scuole, a cominciare dagli asili nido dove le
strutture più moderne vantano laboratori di manualità da cui escono statuette di miglio, oppure grandi cesti di giocattoli dove il legno, la seta e il cartone hanno preso il posto
della plastica.

Sono tante le proposte che si trovano in commercio, per tutte le fasce di età. Dai sonagli di legno alle bambole di pezza per i piccolissimi, alle automobiline di cartone che possono
essere colorate e decorate. Si può giocare con la seta naturale, con cui realizzare costumi a tema, aquiloni o cuscini; con il cotone e con la lana vergine si possono fare dei peluche.
Si può imparare che l’ambra rilascia acido succinico, un analgesico naturale che può aiutare i più piccoli nel periodo della dentizione, come insegna la tradizione popolare
dell’est europeo. O ancora che i noccioli di ciliegia, che possono essere utilizzati come imbottitura delle bambole, grazie alla capacità di accumulare il caldo o il freddo sono un
ottimo rimedio per alleviare i dolori.

“Amo i giocattoli”, racconta a Energie Sensibili Rosa Carrara, ecomamma e fondatrice del sito internet Pongazio dove vende giochi in materiali naturali e lavorati a mano. “I miei articoli sono
creati con gli scarti delle stoffe, conservo tutti i ritagli e li riutilizzo, utilizzo principalmente cotone, ma anche pile, raso, microfibra, ciniglia, velluto”. Non solo: l’impiego dei
materiali bio diventa anche l’occasione per recuperare alcuni giochi della tradizione, quelle attività – spesso fatte all’aperto – che sono andate perse dietro agli schermi dei computer
e alle consolle dei videogiochi. “I giocattoli creati da me – continua la proprietaria di Pongazio – sono indirizzati ai bambini da un mese in su e sono tutti giochi sensoriali: pupazzi, libri,
giochi da viaggio, per la dentizione, tappeti e coperte”.

I giochi ecologici, insomma, diventano un’occasione non solo di svago ma anche di insegnamento. In un’epoca di grande attenzione alla salvaguardia delle risorse naturali, i più piccoli
imparano a riconoscere e rispettare quello che la natura offre e i loro genitori hanno la possibilità di fare scelte che diminuiscano l’impatto dei consumi sull’ecosistema, senza per
questo rinunciare al divertimento. La filosofia dei giochi ecosostenibili, infatti, sposa quella del commercio solidale, del km0, dell’impiego di processi produttivi a risparmio energetico nel
rispetto di se stessi e dell’ambiente in cui si vive: qualcosa che prima si impara meglio è.

La pubblicazione della newsletter

 

Redazione Newsfood.com+WebTv

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