Le donne in agricoltura contro la fame nel mondo
8 Marzo 2011
Oggi è l’8 marzo, giorno tradizionalmente dedicato alla Festa della donna. Tuttavia, secondo fonti autorevoli, il momento favorevole delle signore non è limitato ad un giorno
solo, ma potrebbe estendersi a lungo. Ed il loro lavoro sarebbe cruciale per eliminare alcuni dei problemi maggiori per il pianeta.
Tra gli sponsor del gentil sesso, spicca così Umberto Veronesi, oncologo e scienziato.
Secondo il ricercatore, le signore hanno numerosi vantaggi rispetto agli uomini: maggiore istruzione (“Le laureate sono più dei laureati”), doti mentali come “Potenza equilibrio e
fantasia”, ed un sistema immunitario più efficace. Veronesi si spinge così ad ipotizzare un futuro totalmente in rosa, dove le signore attueranno una sorta di dispotismo
illuminato, prendendo in mano il potere per garantire la sopravvivenza della specie e la pace globale.
Meno pindarica ma più concreta la tesi della FAO, secondo cui eliminando le disuguaglianze di genere si otterrebbe un duplice vantaggio. Detto chiaramente, il fattore rosa aumenterebbe
la produzione agricola e farebbe calare il numero di persone prive del cibo necessario alla sopravvivenza.
Ad illustrare il nocciolo del lavoro, il Direttore Generale Jacques Diouf: “L’uguaglianza uomo – donna non è soltanto un nobile ideale, è una condizione decisiva per lo sviluppo
agricolo e la sicurezza alimentare. Dobbiamo promuovere l’uguaglianza uomo donna e dare maggiori strumenti alle donne se vogliamo vincere in modo sostenibile la lotta contro fame e
povertà estrema”.
Se le prospettive sono allettanti, la realtà è difficile.
Come spiegano gli esperti FAO, attualmente le donne sono una percentuale importante (43% in media) degli impiegati in agricoltura nei paesi in via di sviluppo, con una presenza inferiore
nell’America Latina (20%) ed una presenza più notevole nel Sudest asiatico e dell’Africa sub-sahariana (50%). Tuttavia, è bene ricordare come le percentuali siano un punto di
partenza, con i dati in grado di variare molto all’interno dei territori e degli Stati.
Osservando poi il rendimento, si nota come in genere gli appezzamenti coltivati dalle donne abbiano una resa inferiore di quelli affidati ai colleghi maschi. Tale varianza, spiega il team FAO,
è da attribuire a due grandi fattori.
Il primo è la differenza di fattori produttivi, che tende ad avvantaggiare i colleghi maschi. Maschi che sono anche avvantaggiati in termini di stipendio e sicurezza del posto di lavoro.
Di conseguenza, alle donne toccano più spesso stipendi bassi, lavori precari, stagionali e part-time. E ciò si riflette (negativamente) sulla produzione.
Matteo Clerici
ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non
necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti
accreditate e/o aventi titolo.




