La truffa dei pesci al ristorante: non è mai troppo tardi per la verità
7 Marzo 2012
Oltre due anni fa nella mia lettera della settimana denunciavo che nei ristoranti 3 piatti di pesce su 4 sono ingannevoli o taroccati.
Raccontavo anche che sul mercato ittico arrivano specie povere da diverse parti del mondo poi vendute come specie pregiate.
Finalmente questo scandalo appare adesso nella sua grande complessità ed oltre alla Coldiretti, che lancia un allarme tardivo, anche la stampa nazionale dedica spazio.
C’è anche il tragico problema che consumiamo pesci che provengono da paesi asiatici in cui è consentito il trattamento a base di antibiotici (che in Italia è vietato)
che si dice sia dannoso per la salute umana.
Esiste un controllo per salvaguardare la nostra salute? Chi dovrebbe essere preposto a questo controllo?
Quando raccontavo come in una notte il PANGASIO diventa BRANZINO, molti hanno sorriso e mi hanno dato del sognatore, del visionario.
Provare per credere, ecco la ricetta:
prendete del pangasio surgelato (arriva dal Mekong un fiume tra i più inquinati al mondo), scongelatelo una notte in acqua e sale ed alghe marine; al mattino una bella asciugata ed
è pronto.
I ristoratori disonesti per anni hanno continuato a taroccare e mettere in lista “turbante di branzino selvaggio” – il consumatore non si è mai accorto di nulla – aumentando i
loro guadagni illeciti con percentuali da capogiro (al banco il pangasio costa pulito circa 4 euro al chilo, il branzino allevato pulito e sfilettato intorno ai 15, quello pescato anche 40
euro).
Attenzione anche a vongole, cozze e crostacei, arrivano dalla Turchia e dal Vietnam, di costo alla fonte decisamente inferiore ma venduti come “mediterranei” o made in Italy.
Attilio Scotti




